di Simone Sottocorno

“Dev’essere il terzo bicchiere di Montepulciano Nobile a darmi questo leggero senso di vertigini…” pensò, mentre lei lo guardava negli occhi e lui, come al solito, ne fuggiva lo sguardo, concentrandolo su dettagli insignificanti: il tovagliolo con cui giocherellava nervosamente da dieci minuti, gli avventori che entravano e uscivano dalla sala del ristorante, il getto di aria condizionata che più che accarezzarlo gli pareva lo stesse schiaffeggiando dal momento in cui si era seduto. Fece per ingoiare un altro boccone del taglio di filetto che gli riempiva il piatto. Ben cotto come al solito, la bistecca non lui – “Non è salutare mangiare carne al sangue. Ti immagini quanti batteri?!” considerò tra sé e sé mentre avvicinava la forchetta alla bocca. L’attenzione si spostò alla voce di Beatrice, che aumentò gradualmente di volume, o almeno questa fu la sua sensazione. Si era come assentato con la mente immergendosi in una sorta di bolla e adesso spontaneamente ne stava riemergendo.

“Ma che cos’hai? Mi sembri strano… Va tutto bene?” chiese la bellissima fidanzata con tono limpido e monacale, quasi sdegnoso, con una sfumatura di biasimo.

Pietro notò un inusuale formicolio alle dita delle mani e alla faccia, come decine di piccoli insetti che gli camminavano sulla pelle. “Questo non può essere il vino…” continuò a pensare, insistendo nell’ignorare la fidanzata. Posò la forchetta con il pezzo di carne. Sentì il cuore battere più forte: tum, tum, tum, tum, “A cuccia cuore, a cuccia!”. Lo aveva detto? Oppure lo aveva solo pensato? Questo bastò per spaventarlo. Aveva paura, sì, ed iniziava ad essere confuso.

“Scusami, vado un attimo in bagno” disse con voce rotta dall’emozione mentre si alzava in maniera incerta e maldestra, sebbene di solito fosse composto e aggraziato. 

Non appena fu in piedi, tutto intorno a lui gli sembrò girare ed oscillare, eppure non era in barca. Mentre camminava verso la vicina – fortunatamente – porta della toilet percepiva il chiacchiericcio e tutti gli altri suoni come ovattati; le persone sedute ai tavoli intorno a lui era come si trovassero su un altro piano di realtà: c’era lui nella bolla, e poi c’era il mondo fuori dalla bolla. “Cosa mi sta succedendo?!?” pensò ormai giunto in bagno, mentre si sciacquava la faccia nell’intento di riprendere il controllo su se stesso e ridurre il gap che percepiva con il mondo circostante. Non funzionò. Adesso era DAVVERO spaventato. Ansimava, sudava, e il cuore sembrava volergli esplodere nel petto. “E’ un infarto! Sto per morire!!”, pensò in una rapida escalation di terrore. Si affrettò a tornare da Bea, non senza rischiare di travolgere un cameriere.

Si accasciò sulla sedia. Bea lo guardava sbigottita, con le labbra dischiuse in un’espressione attonita e percossa dalla preoccupazione. “Sto avendo un infarto, capisci? Chiama un’ambulanza!” disse Pietro in preda al panico. Pensava di tutto, e allo stesso tempo gli sembrava di non riuscire a pensare a niente. Decine di idee si succedevano, caotiche, nella sua testa e tutte disegnavano scenari catastrofici ma dai contorni sfumati, indefiniti: i soccorsi, l’ospedale, la sua vita irrimediabilmente sconvolta, e persino la morte. Il suo corpo era preda di sensazioni che gli parevano terribili, mai provate e in quel momento del tutto inspiegabili, insopportabili nella loro violenza e concretezza. Gli sembrava la manifestazione – doveva necessariamente essere così – di qualcosa di grave. 

Si mise a piangere come un bambino, tenero e spaventato, mentre vagheggiava e si appellava a Beatrice chiedendole di fare qualcosa per aiutarlo. Gli sembrava di vedersi dall’esterno, ormai lì disteso a terra e circondato da Beatrice, un paio di camerieri vocianti ed alcuni avventori. Poi il buio, alternato da flash rapidi e confusi. 

Passarono minuti che parvero interminabili e terrificanti, poi recuperò lucidità. Era sdraiato in un lettino dentro a quella che sembrava a tutti gli effetti un’ambulanza. C’era Beatrice e quella che doveva essere un paramedico. Gli sembrarono due angeli, ma capì che non era morto, anzi, era vivo e si sentiva meglio: il cuore non gli batteva più come un martello pneumatico, le vertigini erano passate così come quello strano senso di confusione ed irrealtà, ora si sentiva quasi tranquillo in mezzo a quelle creature che parevano celesti. L’angelo-paramedico disse “Dev’essersi trattato di un’indigestione. Ci capita spesso di essere chiamati per evenienze come queste.”.

“Sì, dev’essere stata un’indigestione…” commentò lui, sentendosi salvo. 

I SINTOMI, DALLA FINZIONE ALLA REALTA’

In questo breve racconto di fantasia è narrata l’esperienza in cui chiunque di noi potrebbe incappare venendo colto da un Attacco di Panico. Cambierebbero certamente le circostanze, gli attori, i vissuti potrebbero differire per intensità e qualità, potrebbero presentarsi tipologie differenti di pensieri e sensazioni, potremmo reagire in modo diverso, ma in qualche modo la nostra esperienza sarebbe riconducibile a quanto è capitato a Pietro, il protagonista. 

Del resto, che cosa sono un pezzo di narrativa, un romanzo, un racconto, un gioco, un film o una serie televisiva? Sono pezzi di coscienza che vengono passati da una mente ad un’altra. Espressione di quella che diviene una sorta di “Coscienza Condivisa”.

Quando leggiamo o guardiamo un film, stiamo prendendo un pezzo di coscienza di qualcuno che facciamo nostro. Così in questo racconto potremmo ritrovare un’esperienza personale già vissuta, oppure acquisire una rappresentazione meno astratta di che cosa sia un Attacco di Panico, esperienza spesso scambiata per un attacco di cuore o per gli effetti di un’indigestione o simili da parte di chi la vive per la prima volta, come nel caso di Pietro, dalla cui descrizione si possono evincere i sintomi tipici dell’Attacco di Panico: l’escalation rapida dell’ansia e dei correlati fisiologici dovuti all’attivazione del Sistema Nervoso Simpatico (SNS), quali il capogiro, la tachicardia, la sudorazione intensa, le parestesie, ed anche i sintomi cognitivi quali la derealizzazione e la depersonalizzazione, accompagnati da confusione mentale e paura di stare per morire; infine la crisi di pianto, che frequentemente si associa a questa condizione. 

Per chi desiderasse una trattazione più tecnica e scientifica del Disturbo da Attacchi di Panico, qui invece descritto in chiave letteraria, si rimanda alla visione del video del dott. Simone Sottocorno su tale argomento:

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association, 2014, “DSM – 5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, Raffaello Cortina Editore.

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inizia la sua attività terapeutica nell’ambito della disabilità grave e del fine vita, effettuando sostegno psicologico ai malati di SLA e accompagnamento alla morte. Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.

 

dott. Simone Sottocorno

inizia la sua attività di Psicologo nel contesto della Tutela Minorile, in cui matura un’esperienza significativa con ragazzi adolescenti e le loro famiglie, sino a diventare Responsabile dei Servizi Educativi Domiciliari

 

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inizia la sua attività come psicologa nell’ambito del sostegno e potenziamento delle abilità scolastiche, anche in situazioni di Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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inizia la sua attività clinica occupandosi di psicologia dell’invecchiamento sano e patologico, neuropsicologia e psicologia del malato oncologico (psico-oncologia). Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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