Il disturbo bipolare è una psicopatologia caratterizzata da significative oscillazioni del tono dell’umore, accompagnate da una compromissione della capacità di funzionamento della persona (rottura di rapporti interpersonali, perdita del lavoro o, in casi estremi, comportamenti suicidari). In particolare il disturbo bipolare è caratterizzato dall’alternanza di uno stato depressivo e di uno maniacale (o ipomaniacale se di minore durata).

Gli stati depressivi sono caratterizzati da abbassamento del tono dell’umore, incapacità di provare piacere, mancanza di energia, sentimenti di colpa e autosvalutazione, difficoltà a concentrarsi e a fare scelte, disturbi del sonno, cambiamenti significativi nell’appetito e nel peso, rallentamento o agitazione psicomotoria, riduzione del desiderio sessuale e ideazione suicidaria.

Gli stati maniacali invece sono caratterizzati da umore esageratamente euforico o irritabile, diminuzione del bisogno di sonno quotidiano, eloquio accelerato, rapida successione di pensieri, alta distraibilità e disorganizzazione e coinvolgimento in attività ludiche che mettono la persona a rischio di conseguenze dannose per la vita.

Queste oscillazioni non sono da confondere con gli “alti” e “bassi” dell’umore che ognuno di noi può sperimentare nel corso della propria vita quotidiana, decisamente meno intensi e durevoli.

I fattori eziologici di un disturbo bipolare possono essere diversi: ci può essere una predisposizione genetica, possono esserci degli eventi che facilitano il manifestarsi di tale disturbo (le persone con sintomi maniacali o depressivi sono particolarmente vulnerabili agli eventi di vita stressanti) o anche lo stile cognitivo può avere un importante ruolo di mediazione: le credenze del paziente infatti interagiscono in maniera decisiva con la percezione degli eventi in corso, determinandone l’evolversi.

Uno schema con valenza negativa (per es. “Sono un fallito”), attivato durante una fase depressiva, rende più accessibile il recupero di eventi di perdita o rifiuto, focalizzando l’attenzione del momento sulle possibilità di fallimento. Allo stesso modo, nella fase maniacale, si attiva uno schema con valenza positiva che può condurre a prendere decisioni avventate, ignorando l’opportunità di agire con cautela anche quando ce ne sarebbe bisogno.

Diversi studi hanno dimostrato come le persone che soffrono di depressione siano accomunate da uno stesso modo di pensare: tendono ad attribuire a se stessi il verificarsi di eventi spiacevoli, tendono ad estremizzare ogni valutazione secondo il pensiero “tutto o niente”, sono molto più sensibili ai fallimenti e alla reazioni interpersonali.

È molto importante riconoscere tale disturbo e trattarlo, in quanto non va in remissione spontanea e anzi tende a peggiorare nel corso del tempo se il trattamento è assente, ritardato o interrotto. Il modo più efficace per gestire questo disturbo è generalmente una psicoterapia, insieme all’assunzione di una terapia farmacologica, necessaria nella gran parte dei casi. In particolare, per il trattamento del disturbo bipolare, si è rivelata molto efficace la psicoterapia cognitivo comportamentale, in quanto va ad agire proprio sullo stile cognitivo del paziente.

Questo tipo di trattamento infatti insegna ad usare abilità cognitive per contrastare l’instabilità emotiva e i comportamenti impulsivi; migliora l’atteggiamento di fiducia in se stessi e negli altri al fine di ridurre il rischio di suicidio; fornisce un metodo che aiuta ad affrontare le decisioni di vita importanti, aiutando ad analizzarne con maggiore oggettività i pro e i contro; aiuta ad esaminare in modo più oggettivo e realistico le difficoltà derivanti dalle interazioni con gli altri e aiuta a ridurre il senso di vergogna spesso associato a questo tipo di disturbo.

È dunque fondamentale diventare consapevoli dei pensieri “dannosi”, dei propri schemi cognitivi e del modo in cui si percepisce se stessi, il mondo e il futuro, in quanto questo aiuta ad affrontare al meglio gli eventi stressanti, a gestire gli stati emotivi dolorosi e a ridurre la probabilità di ricadute sintomatiche.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Annarita Scarola psicologa psicoterapeuta

Chiang, K.J., Tsai, J.C., Liu, D., Lin, C.K., Chiu, H.L., Chou, K.R. (2017), “Efficacy of cognitive-behavioral therapy in patients with bipolar disorder: A meta-analysis of randomized controlled trials”. In Plos One, vol. 4;12(5):e0176849.

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Il disturbo bipolare e l’importanza di riconoscere i pensieri “dannosi”
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