La psicoterapia tradizionale si avvale principalmente di due strumenti per intervenire sul malessere emotivo e per trattare problematiche relazionali e condotte disfunzionali: il dialogo e, quando necessario – nel caso dei medici psichiatri -, la somministrazione di medicinali (psicofarmaci).

Non sono quindi solitamente contemplati interventi cerebrali diretti, cioè non mediati, che agiscano in maniera mirata e indirizzata sul funzionamento dell’organo cervello in quel preciso momento.

Questo invece è esattamente ciò che fa il Neurofeedback. Tale procedura consente alle persone di lavorare direttamente con e sul proprio cervello, promuovendone la capacità di autoregolazione attraverso la costante ricerca di un “ritmo cerebrale” desiderato; questo ritmo, a seconda dell’obiettivo, può talvolta essere rappresentato da una maggiore armonia delle diverse frequenze d’onda fra di loro, o mirare alla crescita o decrescita di una di esse, oppure modificare la relazione fra solamente due di queste. 

COS’E’ E COME FUNZIONA IL NEUROFEEDBACK

Con il termine Neurofeedback (da neuro = sistema nervoso, e feedback = ritorno/retroazione) si indica un sistema di trattamento psicologico non invasivo, cioè che evita l’introduzione di strumenti all’interno del corpo, atto a promuovere la crescita ed il cambiamento a livello delle cellule cerebrali attraverso un sistema di retroazione, mediato dall’utilizzo di un computer e basato su programmi di rinforzo costituiti da protocolli teoricamente fondati e scientificamente validati.

Il meccanismo innato che viene sfruttato da tale tecnica è quello della plasticità sinaptica, cioè la capacità delle cellule nervose di creare nuove connessioni ed eliminarne di vecchie, formando nuove reti e modificando di fatto la struttura e la funzionalità del cervello, lungo l’intero arco di vita. Il sistema tecnologico del Neurofeedback di fatto porta la scienza fuori dai laboratori e la pone nelle mani dei professionisti della salute mentale, configurandosi come un ausilio al servizio della psicoterapia e della riabilitazione cognitiva (Demos J. N. et al., 2005). 

L’apparecchiatura consiste fondamentalmente in due o più elettrodi che vengono applicati allo scalpo dopo aver apposto un gel conduttore, collegati ad un hardware in grado di discriminare le principali frequenze d’onda dell’Elettroencefalogramma (EEG) e trasmetterle ad uno schermo (solitamente un computer); sul monitor è quindi possibile osservare quasi in tempo reale (feedback visivo) la propria attività cerebrale sotto forma di un grafico che rappresenta le diverse bande di frequenza d’onda. 

Grazie alle indicazioni del terapeuta, che propone programmi di allenamento individualizzati basati sui princìpi del paradigma comportamentista del “condizionamento operante” (Skinner B. F., 1954), è possibile condizionare tale attività elettrica verso una direzione desiderata, ottenendo nel corso delle sedute una graduale modificazione degli stati emotivi, di alcuni impulsi ad agire, di alcune funzioni cognitive, apprendendo nel corso delle sedute come raggiungere e mantenere i cambiamenti funzionali desiderati. 

LE PRINCIPALI APPLICAZIONI DEL NEUROFEEDBACK

La tecnica del Neurofeedback viene utilizzata soprattutto in ambito psicoterapico, forte di numerose evidenze scientifiche – in crescita – che ne dimostrano l’efficacia nel trattamento delle più comuni problematiche psicologiche: depressione, disturbi d’ansia, disturbo da stress post traumatico (DSPT), disturbo ossessivo-compulsivo (Hammond D. C., 2003), disturbi di personalità, dipendenze ed altre problematiche emotive. Un’ampia dimensione di utilizzo del Neurofeedback consiste nella sua applicazione ad alcune problematiche che riguardano l’età evolutiva: esso viene applicato principalmente nel trattamento del deficit d’attenzione e del disturbo da iperattività, con lo scopo di ottenere una riduzione di questo comportamento disregolato ed un potenziamento della funzione cognitiva attentiva.

Il Neurofeedback viene utilizzato anche in contesti di tipo riabilitativo, al fine di trattare gli esiti di insulti neurologici quali ictus, oppure nella terapia all’emicrania (Ayers M., 1999), così come per ridurre la sintomatologia connessa a quadri psicotici; questa tecnica inoltre viene adoperata anche nel potenziamento di alcune capacità individuali che influiscono sulle performance, sia sportive che lavorative (McKnight J. T. et al., 2001), in assenza quindi di condizioni patologiche. 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

E’ cosa nota che la psicoterapia sia uno strumento fondamentale per intervenire sulla mente laddove ciò implichi un miglioramento dello stato di benessere del cliente; è altrettanto vero che il Neurofeedback si sta imponendo come strumento di lavoro coadiuvante alla psicoterapia, intervenendo direttamente sul sistema nervoso centrale.

Poiché un buon funzionamento della mente dipende strettamente da un funzionamento cerebrale sano, sia a livello metabolico che elettrico, è importante trovare strumenti adatti ad incidere su entrambi questi aspetti; per provvedere al primo la tecnologia in medicina ha realizzato i dispositivi farmacologici, mentre per il secondo ha messo appunto dei meccanismi di retroazione come ad esempio il Neurofeedback, ma ne esistono degli altri. In definitiva, intervenire sull’attività elettrica del nostro cervello può contribuire in modo significativo al raggiungimento di obiettivi terapeutici essenziali che, con il solo ausilio del dialogo, richiederebbero probabilmente un tempo più lungo per essere raggiunti. 

La psicoterapia ad orientamento cognitivo-comportamentale appare come la cornice teorico-pratica naturale per l’utilizzo di questa metodologia, fondata su basi scientifiche solide, procedure rigorose e riferimenti teorici coerenti con essa. 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  • Ayers M., 1999, “Assessing and treating open head trauma, coma, and stroke using real-time digital EEG Neurofeedback”, in Evans J. R. & Arbarbanel A. (Eds.), “Introduction to quantitative EEG and Neurofeedback”, pag. 203-222, Academic Press, San Diego (Ca);
  • Demos J. N. et al., 2005, “Getting started with Neurofeedback”, W. W. Norton & Company, New York;
  • Hammond D. C., 2003, “QEEG guided in the treatment of obsessive-compulsive disorder”, The Journal Of Neurotherapy, 7(2), 25-52;
  • McKnight J. T. & Fehmi L. G., 2001, “Attention and Neurofeedback synchrony training: clinical results and their significance”, Journal Of Neurotherapy, 5(1-2), 45-61;
  • Soutar R., 2004, “Linking the EEG of the anxious mind to behaviour”, Workshop presented at the International Society for Neuronal Regulation, Ft. Lauderdale (FL);
  • Skinner B. F., 1954, “The science of learning and the art of teaching”, Harvard Ed. Review, 24(2), 86-97).

di Simone Sottocorno

Guarda il video sul neuro feedback del dott. Sottocorno

il dott. Sottocorno psicologo psicoterapeuta offre una rapida spiegazione di che cos’è il neurofeedback
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