La tricotillomania, dal greco thrìx (capello), tìllō (strappare) e manìa (mania) è un disturbo psicologico caratterizzato dal ricorrente bisogno di strapparsi peli o capelli. Per alcune sue caratteristiche (quali la ripetitività, ad esempio) è stato inserito nel capitolo dei dei “disturbi ossessivo compulsivi e correlati” del DSM-5.

La tricotillomania colpisce circa il 2% della popolazione generale, soprattutto donne adulte, ma anche bambini: il picco di incidenza di tricotillomania nei bambini si colloca tra i 2 e i 6 anni di età; in questa fase della crescita dei bambini però, i sintomi del disturbo possono essere transitori, ma diventano problematici se iniziano a presentarsi con frequenza per diversi mesi.

Chi soffre di tricotillomania si strappa prevalentemente capelli, sopracciglia e ciglia, meno interessate aree come il pube, le gambe e le braccia.

Gli episodi sono spesso non consapevoli, preceduti da un alto livello di tensione interna che si trasforma poi in sollievo o piacere. Altre volte invece il comportamento si caratterizza per un’estrema attenzione alle modalità o alla qualità fisica dei capelli (la ricrescita dura, i capelli più lugnhi, i capelli bianchi).

Ma cosa muove, più o meno consapevolmente, le mani verso i capelli fino allo strappo?

Umore basso, situazioni stressanti e ansia, ma anche noia e rilassamento.

Chi soffre di questo disturbo percepisce la necessità di porre rimedio e fine a questi episodi, ma spesso la vergogna porta all’evitamento di situazioni sociali, alla chiusura e alla mancanza di una spinta necessaria per chiedere aiuto ad uno spcialista.

Perché ci si strappa i capelli? Diversi studi hanno fornito differenti risposte a questa domanda:

  1. -si tratta di una compulsione, paragonabile alla necessità di lavarsi le mani per un DOC di pulizia/contagio;
  2. -si tratta di una dipendenza: chi soffre di tricotillomania impara che quello specifico comportamento può farlo star bene in tempi rapidi, quindi persevera nella sua attuazione;
  3. -si tratta di un’abitudine: come il mangiarsi le unghie, che può avere una funzione di sollievo ma anche conseguenze dannose per il corpo.

E’ stata fatta anche una lettura neuropsicologica di questa patologia: la tricotillomania potrebbe essere il risultato di una disfunzione del meccanismo che regola i livelli di stimolazione all’interno del sistema nervoso centrale. Eccessiva stimolazione (ansia, stress) o assenza completa di stimolazione (noia, depressione) non sono funzionali per l’uomo: per funzionare ad un livello ottimale è necessario che il livello di stimolazione non sia né troppo alto, né basso; chi soffre di tricotillomania avrebbe difficoltà con i meccanismi interni che regolano l’omeostasi. Lo strappo dei capelli/peli avverrebbe come tentativo esterno di ristabilire un’omeostasi.

E’ possibile curare la tricotillomania?

La terapia farmacologica ha buoni risultati nella riduzione dei comportamenti legati alla tricotillomania. I principali farmaci sperimentati e valutati come potenzialmente funzionali sono la clomipramina e la venlafaxina, ma anche classici SSRI come fluoxetina, fluvoxamina e sertralina, nonché alcuni neurolettici. Ma spesso i risultati di una terapia solamente farmacologica sono limitati nel tempo.

La psicoterapia offre diversi validi approcci per la cura di questo disturbo, soprattutto in ambito cognitivo-comportamentale.

Una delle metodologie più funzionali è il Habit Reverse Training (HRT, allenamento dell’abitudine inversa). L’HRT si basa sul principio che il sintomo comportamentale della tricotillomania sia una risposta condizionata a specifiche situazioni o eventi, eventi e situazioni di cui il soggetto non è pienamente consapevole. La terapia consiste quindi nell’aumentare la consapevolezza della persona rispetto ad ogni singolo episodio di strappo dei capelli e nell’interromperlo per mezzo di una risposta alternativa.

Un altro approccio molto efficace nella cura della tricotillomania è l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT). Il principale obiettivo dell’ACT è quello di sviluppare un atteggiamento non giudicante e accogliente rispetto a tutte le esperienze emotive interne, anche quelle psicologicamente negative. Secondo l’ACT infatti la negatività dei vissuti non è un reale problema: è il nostro tentativo di controllare ed eliminare questi vissuti negativi a creare la maggior parte della sofferenza.

Altre strategie di terapia comportamentale impiegano procedimenti di “controllo dello stimolo” (Stimulus Control-SC), usate in situazioni a rischio e mirate ad interferire con il gesto di strapparsi i capelli.

Tricotillomania: caratteristiche e tipologie di trattamento – State of Mind 2018

Tricotillomania: un quadro clinico del disturbo, tra DOC e dipendenza – State of Mind 2018

dott.ssa Annarita Scarola

inizia la sua attività terapeutica nell’ambito della disabilità grave e del fine vita, effettuando sostegno psicologico ai malati di SLA e accompagnamento alla morte. Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.

dott.ssa Elena Cristina

inizia la sua attività clinica occupandosi di psicologia dell’invecchiamento sano e patologico, neuropsicologia e psicologia del malato oncologico (psico-oncologia). Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

dott.ssa Laura Grigis

inizia la sua attività come psicologa nell’ambito del sostegno e potenziamento delle abilità scolastiche, anche in situazioni di Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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