Sebbene in psicoterapia si lavori con le aree di fragilità e con la sofferenza del paziente, l’umorismo spesso può essere di aiuto.

Non si tratta di sminuire il valore della psicoterapia o di ridere del paziente, ma di riconoscere gli aspetti comici della realtà al fine di richiamare stati emotivi più piacevoli e positivi.

L’umorismo infatti aiuta a vedere i problemi in un’ottica meno pessimistica, a cogliere il lato positivo anche negli aspetti negativi e rinforza l’alleanza terapeutica.

È fondamentale però capire quando usarla, in che fase de percorso di psicoterapia può essere più utile ed accertarsi che il paziente comprenda che si ride con lui e non di lui.

Per esempio è più opportuno usare l’umorismo quando il paziente già si fida dello psicoterapeuta e non nella fase iniziale del percorso di psicoterapia, in cui ci si sta ancora conoscendo e non è ancora chiaro quali siano i maggiori aspetti di fatica del paziente; va usata con cautela con pazienti che fanno fatica a comprendere il doppio senso, a cogliere aspetti metaforici del discorso, che tendono a sentirsi spesso presi in giro o umiliati o che usano l’umorismo come schermo per non affrontare questioni particolarmente profonde o toccanti; bisogna inoltre fare attenzione a quando l’umorismo si trasforma in sarcasmo: questo pone invece in evidenza aspetti negativi in ottica disfattista e pungente.

È molto utile invece usare l’umorismo in fase più avanzata di psicoterapia, in cui c’è un rapporto di fiducia già consolidato e in cui il paziente ha già acquisito buona consapevolezza del proprio modo di funzionare, tanto da potersi permettere talvolta di fare dell’ironia a riguardo.

Secondo Martin et al. (2003) esistono quattro diversi stili di umorismo:

  • Umorismo affiliativo: si manifesta attraverso l’utilizzo di battute divertenti, scherzi, barzellette o commenti spiritosi, col fine di migliorare e facilitare le relazioni;
  • Umorismo autorinforzativo: riguarda la capacità della persona di ridere di se stesso e di ciò che gli accade cogliendo gli aspetti divertenti della realtà e mantenendo un atteggiamento benevolo e positivo verso la vita anche nei momenti di difficoltà;
  • Umorismo autodenigratorio: consiste nel mettersi in ridicolo al fine di compiacere l’altro e ottenere l’approvazione altrui, danneggiando se stessi;
  • Umorismo aggressivo: si mette in atto quando si deride o manipola l’altro col fine di danneggiarlo e ferirlo; questo tipo di umorismo è pertanto dannoso per le relazioni interpersonali.

Detto ciò, stando attenti ad usare il giusto stile di umorismo, può diventare davvero una risorsa in psicoterapia: facilita la costruzione dell’alleanza terapeutica e dell’empatia, in quanto porta ad una maggiore soddisfazione nel rapporto, ad una maggiore vicinanza e ad una risoluzione più efficace dei conflitti.

Può essere molto efficace nel trattamento di ansia, fobie specifiche, disturbo ossessivo-compulsivo e fobie specifiche, in quanto facilita l’apprendimento di strategie di risposta alternative, riduce l’impatto emotivamente faticoso di eventi stressanti e aiuta a vedere il lato divertente delle cose, portando il paziente a sperimentare uno stato d’animo più positivo.

Inoltre chiedere al paziente perché ride quando si parla di certi argomento può essere un modo per aiutarlo ad acquisire una maggiore conoscenza di sé.

Articolo scritto dalla dott.ssa Annarita Scarola psicologa psicoterapeuta

Martin, R. A., Puhlik-Doris, P., Larsen, G., Gray, J., & Weir, K. (2003). Individual differences in uses of humor and their relation to psychological well-being: Development of the Humor Styles Questionnaire. Journal of Research in Personality, 37(1), 48-75.

L’umorismo infatti aiuta a vedere i problemi in un’ottica meno pessimistica, a cogliere il lato positivo anche negli aspetti negativi e rinforza l’alleanza terapeutica Condividi il Tweet
Cosa c’è da ridere? L’umorismo in psicoterapia
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