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L’ascolto in Psicoterapia

di Viviana Orizzi | Feb 21, 2025 | Articoli di Psicologia | 0 commenti

In questo articolo del nostro blog la dott.ssa Viviana Orizzi psicologa e psicoterapeuta ci parlerà dell'importanza dell'ascolto in psicoterapia.

Introduzione

Ascolto deriva dalla radice “Auris” ossia “orecchio”, la parola ascolto nasce in italiano come derivato del verbo ascoltare, che a sua volta deriva dal verbo “auscultare”, cioè sentire con l’orecchio.

Il significato tradizionale della parola ascoltare è proprio quello che indica, in generale, l’azione e il risultato dell’ascolto ed è fortemente legato al concetto di attenzione.

L’ascolto comprende: l’orecchio, gli occhi,la mente, l’attenzione e il cuore quindi ascoltare non significa semplicemente sentire ciò che l’altro dice, ma percepire ciò che prova, riconoscere l’altro ascoltandolo.

Uno dei bisogni fondamentali dell’uomo è quello di parlare, di parlare di sé. Tutti desiderano essere ascoltati, ma non sempre si presta attenzione agli altri.

L’apertura alla novità, alla diversità di ciascuno e la concreta disponibilità all’incontro con l’altro sono i punti di partenza per un ascolto profondo.

L’efficacia di una relazione in generale e di una relazione di aiuto in particolare, non si misura sulla base dell’abbondanza di parole, ma sulla disponibilità di parole.

Ascoltare è interrompersi predisponendosi ad ascoltare l’interlocutore, è lui il protagonista, si è lì per lui, perché esponga se stesso, è più importante ciò che ha da dire lui.

Nel dialogo vi sono uno che parla e uno che ascolta e generalmente i due si dividono lo spazio, ma quando si è in una relazione di aiuto, il momento dell’ascolto deve ampliarsi al massimo per concedere a colui che parla lo spazio più esteso possibile.

L’ascolto è un atto interiore, implica la volontà di andare a fondo, il desiderio di capire, la volontà di comprensione profonda.

Tuttavia non basta ascoltare, ma bisogna sforzarsi a comprendere ciò che effettivamente l’altro vuole comunicare e fargli capire che è stato compreso.

Ascoltare significa permettere all’altro di riconoscersi, di ritrovarsi, di esprimersi, sentirsi ascoltato permette di porsi in modo diverso davanti ai propri pensieri, problemi, fatti, emozioni, è il cammino ideale per vedere chiaro, per dare una definizione ai propri bisogni, per oggettivare, per vedere davanti a sé le cose verbalizzate.

Ascoltare è centrare la comunicazione sull’altro, è un modo di dire a colui che parla che lo si riconosce come protagonista.

Una persona non parla solo con la bocca, ma anche con il volto, con le mani, con il corpo, con il silenzio.

Si ascolta con la mente, con l’animo, con lo sguardo, con la posizione del corpo, con le mani, con tutta la persona.

Ascoltare è cogliere la sostanza di tanti segnali, le parole sono importanti perché sono strumento di comunicazione. di relazione, tuttavia sono sempre un tramite, uno specchio, un filtro.

Per ascoltare bisogna avere l’occhio e l’orecchio liberi e si può asserire che il primo ascolto appartiene agli occhi: lo sguardo annulla la distanza e dipende dai sentimenti che si vivono in quel momento.

Ascoltare è mettersi in contatto con la vita degli altri, è sintonizzarsi con l’altro creando una buona alleanza delineando un clima di lavoro collaborativo basato sulla fiducia, sulla comprensione e sulla condivisione degli obiettivi.

L’Ascolto Terapeutico

Ascolto, per uno psicoterapeuta, non significa attenersi a ciò che un paziente comunica “ a parole”.

Tutt’altro. Significa ascoltare dietro quelle parole; ascoltare dietro i suoi gesti e attraverso i suoi vissuti; significa “ascoltare le emozioni” che si celano dietro quei vissuti.

Lo strumento principale in psicoterapia è la “parola”, ed è attraverso di essa che paziente e terapeuta potranno “allearsi” iniziando così a conoscersi e ad instaurare un rapporto di fiducia, fondamentale per la riuscita dell’incontro.

Attraverso la parola, nel raccontarsi, il paziente ridefinisce il suo mondo e parlando di sé ha l’occasione di comunicare con se stesso.

Ogni volta che il paziente si racconta ha l’occasione di rinnovare la visione del mondo, di sé e di consolidarla attraverso il semplice atto dell’affermazione,

Quando si dice cha “la parola cura”, ci si riferisce alla parola del paziente, non quella del terapeuta; il terapeuta crea lo spazio nel quale la persona potrà “ascoltarsi” proprio perché sa di essere ascoltata, allo stesso tempo, da qualcun altro.

L’ascolto richiesto al terapeuta è un ascolto sincero, partecipato, un ascolto che fa sentire compreso il paziente che comincia ad avere fiducia in se stesso, si libera del peso che lo opprime e riesce a cogliere anche voci interiori più sottili.

Saper ascoltare è un’arte, un’arte che richiede la capacità di far sentire all’altro la propria totale presenza e attenzione, e la disponibilità ad accoglierlo senza giudicarlo.

E’ solo attraverso l’ascolto attivo che si può comprendere quella che è la domanda, quello che è il vissuto che il paziente porta in terapia.

Le teorie inerenti all’ascolto attivo hanno radici nella concettualizzazione dell’ascolto empatico di Rogers (1951), che lo definì come incondizionata accettazione e riflessione imparziale dell’esperienza dell’altro e coniò questo termine per indicare una pratica di ascolto coinvolto e profondamente interessato.

Dal punto di vista clinico, la maggior parte dei pareri di esperti condivide l’inclusione di tre elementi essenziali nell’ascolto attivo: coinvolgimento emotivo ed espressione non verbale di tale coinvolgimento, astensione da giudizi e parafrasi del messaggio dell’oratore in favore di un’autoriflessione, presa di coscienza ed elaborazione dei contenuti emotivi riportati.

In generale, l’ascolto attivo implica la capacità percepita di instaurare interazioni gratificanti.

A tal proposito, la letteratura identifica la comprensione, l’esperienza dell’affetto positivo e la costruzione di relazioni soddisfacenti e significative come prodotti del processo di ascolto attivo.

L’ascolto attivo è una tecnica di comunicazione di tipo assertivo, basato sull’accettazione e l’empatia, utile non solo a promuovere la capacità di esprimere in modo corretto ed efficace le emozioni, ma anche a saper ascoltare e percepire i sentimenti altrui stabilendo un contatto autentico.

Il terapeuta ascolta l’altro con attenzione e in modo non direttivo, costruendo fiducia, rispetto ed empatia in modo che quest’ultimo possa esprimersi liberamente, senza la paura di un giudizio e senza pressioni.

L’ascolto attivo richiede l’uso di tecniche specifiche per fare sentire il paziente compreso e sostenuto: 

  1. CONTATTO VISIVO E LINGUAGGIO DEL CORPO: guardare negli occhi dimostra attenzione e partecipazione, trasmette un senso di rispetto e coinvolgimento e un atteggiamento aperto, una postura rilassata mostrano che si è attivamente coinvolti.
  2. APPROCCIO CLINICO: in ambito terapeutico, mantenere un contatto visivo appropriato può favorire l’apertura del paziente.
  3. FARE DOMANDE APERTE  E CHIARIFICATRICI: permettono al paziente di esprimere più liberamente pensieri ed emozioni evitando risposte monosillabiche e di chiarire punti che potrebbero essere confusi e ambigui dimostrando che il terapeuta è effettivamente interessato alla comprensione del messaggio
  4. FACILITARE L’AUTOCONSAPEVOLEZZA E LA RIFLESSIONE: il terapeuta si connette con il vissuto del paziente e di conseguenza quest’ultimo riconosce i propri stati interiori, pensieri ed emozioni nonchè il loro impatto
  5. PARAFRASARE E RIFLETTERE: la parafrasi consiste nel ripetere ciò che il paziente ha detto per assicurarsi di aver compreso correttamente, mentre la riflessione implica esprimere il contenuto emotivo del messaggio riconoscendo l’emozione che il paziente sta vivendo
  6. FORNIRE UN FEEDBACK ATTIVO: implica il dare risposte immediate e appropriate alle parole del paziente così che il terapeuta dimostra il suo pieno coinvolgimento nella conversazione. Il feedback deve essere pensato e fornito con misura e con cura per fare in modo che non risulti invasivo e che possa rinforzare il legame terapeutico aiutando il paziente nel sentirsi ascoltato.

Conclusioni

L’ascolto attivo in terapia rappresenta un vero e proprio atteggiamento empatico che facilita il processo di guarigione e crescita personale.

Uno dei principali obiettivi dell’ascolto attivo in psicoterapia è quello di costruire un rapporto di fiducia tra paziente e terapeuta, quando il paziente percepisce che il terapeuta ascolta veramente e senza giudizio, egli si sente più sicuro nel condividere le proprie esperienze  e i propri pensieri.

Questo senso di sicurezza è essenziale affinché il paziente possa esplorare anche le parti più vulnerabili e difficili della propria vita.

Un ascolto attento consente al terapeuta di meglio comprendere lo stato emotivo del paziente e di rifletterlo in modo empatico, in questo modo il paziente può aumentare la propria consapevolezza rispetto ai sentimenti nascosti o non espressi chiaramente.

Inoltre, attraverso il dialogo e l’ascolto approfondito, è possibile identificare pattern comportamentali, dinamiche relazionali e difficoltà specifiche.

L’ascolto attivo, in terapia, non è solo uno strumento per raccogliere informazioni, ma anche un catalizzatore per il cambiamento in quanto il paziente sentendosi ascoltato e compreso, può iniziare a ristrutturare i propri schemi di pensiero e comportamento.

L’ascolto attivo migliora la capacità di comunicare con gli altri, aiuta a creare rapporti di valore e fa sentire compresi ed ha effetti positivi sulla condizione fisica e psicologica del soggetto.

Saper ascoltare è un’abilità di grande valore in terapia, ma non solo, in quanto permette di costruire una comunicazione efficace, interessare il paziente svolgendo un buon lavoro di squadra.

La capacità di ascoltare permette di sintonizzare sulle stesse frequenze chi parla e chi ascolta migliorando la relazione e portando ad una sintonia tale che possa portare al successo del percorso di terapia.

Carl Rogers diceva:

“Il più grande ostacolo nella comunicazione personale, è l’incapacità umana di ascoltare con intelligenza, comprensione e abilità a ciò che dicono gli altri”.

Bibliografia

  • D. Goleman “Intelligenza sociale” ed. Rizzoli 2007
  • K.Geldard, D. Geldard “ Parlami, ti ascolto. Le abilità di counseling nella vita quotidiana” ed.Erikson (2005)
  • C. Rogers “La terapia centrata sul cliente” ed.Giunti (2013)
  • D. Trevisani ”Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace” ed. Franco Angeli (2019)

Autore

Psicologa Viviana Orizzi

Articolo scritto dalla Dott.ssa Viviana Orizzi
Psicologa e psicoterapeuta presso il Centro InTerapia di Saronno, situato in Via Roma 85.

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