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L’alessinomia

di Centro Interapia | Mar 26, 2025 | Articoli di Psicologia | 0 commenti

Quante volte capita a tutti di sentire che una persona pronuncia il nome di qualcun altro per coinvolgerlo in una comunicazione? Il nome non è solo un insieme di lettere, ma una parte fondamentale dell’identità di ogni persona, un simbolo di ciò che si è.

Dal punto di vista psicologico, chiamare una persona per nome può avere un effetto positivo, migliorando la comunicazione e creando una connessione autentica. Il nome è il primo dono che si riceve sin dalla nascita, è il primo contatto con il mondo, il punto centrale dell’identità.

Ogni volta che una persona si sente chiamata per nome si attiva un senso di riconoscimento che rafforza l’immagine che ognuno ha di sé. Chiamare per nome, sentirsi chiamare per nome significa creare un momento in cui l’altro si sente visto e ascoltato.

Gesto che costruisce una connessione profonda

Questo piccolo, ma importante gesto, può essere la chiave per costruire una connessione profonda e genuina. C’è qualcosa di magico nel sentirsi chiamare per nome.

Quando qualcuno pronuncia il nostro nome è come se toccasse una corda emotiva intima e il nostro cervello reagisce in maniera unica al suono del nostro nome come se fosse una melodia speciale.

Chiamare per nome risponde ad un bisogno umano: quello di essere riconosciuti e questo può generare emozioni positive, come apprezzamento e senso di appartenenza. Inoltre, usare il nome di una persona nelle interazioni quotidiane può avere un effetto rassicurante, quasi confortante. È come se questo gesto creasse un ponte emotivo capace di alleviare tensioni creando vicinanza.

Il potere del nome

Questo è il potere del nome: non è solo una parola, è un legame. Ogni volta che lo si sente mette in connessione con gli altri e con se stessi, rafforzando quel filo invisibile che unisce in quanto esseri umani. Spesso ci si può ritrovare a frequentare tante persone ma si chiamano per nome poche di esse, utilizzando per le altre nomignoli, soprannomi, a volte il cognome, ma mai il nome di nascita.

Eppure il nome di una persona è di fondamentale importanza: una semplice parola che racchiude la storia di un individuo, la storia della sua famiglia di origine, la sua individualità.

Rivolgersi a qualcuno chiamandolo per nome è un modo per farlo sentire presente, per richiamare tutto il suo essere, per non etichettarlo in un modo o nell’altro ma per viverlo nella sua completezza.

Può sembrare banale, ma il semplice chiamare per nome una persona riesce a destare tutta la persona: chi pronuncia il nome riconosce all’altro tutta la sua individualità e chi si sente chiamato si veste finalmente del proprio essere. La storia di ognuno è in qualche modo la storia del proprio nome perché ognuno porta iscritte nel proprio nome originalità e socialità.

Il nome individualizza e personalizza, il nome socializza e responsabilizza. Tuttavia alcuni individui hanno difficoltà nel chiamare e nel sentirsi chiamare per nome.

Che cos’è l’alessinomia?

L’alexinomia (o l’alessinomia) è una compromissione psicologica dell’uso dei nomi nella comunicazione personale quotidiana, è un fenomeno caratterizzato dal conoscere un nome ma non essere in grado di usarlo con conseguente manifestazione di forte disagio sociale o imbarazzo.

Alexinomia deriva dal greco à= non, léxis = parole e ònoma = nome e significa “nessuna parola per i nomi” ed è una condizione in cui le persone non sono sostanzialmente in grado di rivolgersi agli altri per nome ed hanno paura di usare i nomi propri di persona.

L’alessinomia è stata definita tale in un articolo da poco pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Anxiety Disorders da un gruppo di psicologi dell’Università Sigmund Freud di Vienna.

Alessinomia: fobia poco conosciuta

È una fobia poco conosciuta e ancora poco studiata, la cui definizione era già stata proposta nel 2019 dalla psicologa Lisa Welleschik.

L’alessinomia non è un disturbo neurologico, cognitivo o linguistico, invece gli individui che ne sono affetti provano ansia quando tentano di rivolgersi agli altri e i sintomi mostrano una sovrapposizioni a quelli tipicamente associati all’ ansia sociale.

Il comportamento può influenzare tutti i tipi di relazioni, con una propensione ad essere più pronunciata nelle relazioni più strette, inoltre, si verifica in tutte le forme di comunicazione, ma appare più forte nella comunicazione verbale diretta.

Sentimenti negativi ed evitamento

I sentimenti negativi associati al rivolgersi agli altri si traducono in ampi comportamenti di evitamento. Le persone affette da questa condizione spesso riportano sentimenti di vergogna e imbarazzo in relazione al pronunciare nomi, sentimenti generali di inadeguatezza e insicurezza nelle situazioni sociali, segni di ansia sociale nell’infanzia come timidezza e arrossamenti frequenti, difficoltà nell’esprimere verbalmente sentimenti e affetto e disagio quando si è al centro dell’attenzione.

Tutte queste caratteristiche, menzionate nel contesto della difficoltà a pronunciare i nomi, sono sintomi tipici dell’ansia sociale.

alessinomia e relazioni

Caratteristiche e sintomi dell’alessinomia

Per quanto riguarda l’alessinomia, la categoria di paure e ansie legate alle interazioni dirette, in particolare al parlare con gli altri, sembra la più rilevante. Gli individui ansiosi spesso mostrano una difficoltà generale a parlare e tendono a farlo con una voce molto bassa e tremolante. Il contatto visivo viene evitato così come i comportamenti che attirano l’attenzione sulla persona interessata.

L’alessinomia può influenzare tutte le relazioni, soprattutto quelle sentimentali e quelle con l’autorità, sino a ridurne la qualità e a deteriorarle. La condizione non è dovuta a problemi di memoria o difficoltà di pronuncia quanto piuttosto a una sorta di blocco o paura paralizzante. Può essere pertanto considerata una fobia, seppur meno nota.

Essa è caratterizzata da intenso disagio psicologico, comportamenti di evitamento, strategie compensative. Gli individui affrontano la compromissione impiegando strategie di compensazione come parlare senza usare nomi, usare il contatto fisico come mezzo per attirare l’attenzione e usare soprannomi.

Chi soffre di questo disturbo percepisce il rivolgersi agli altri pronunciando il nome come troppo “formale”, altri, al contrario, come troppo “intimo”.

Chiamare per nome un’altra persona è socialmente considerato un modo per stabilire un contatto e creare una forma di vicinanza che chi soffre di alessinomia considera troppo personale ed intima per sentirsi a suo agio e al sicuro.

Usare il nome proprio creerebbe un’ intimità percepita come eccessiva e lo stesso disagio viene percepito anche nelle relazioni strette ed informali, dove il nome diventa un indice di formalità non necessaria che diventa strano usare. Ne sono colpite persone di tutti i sessi, fasce di età e di diverse provenienze geografiche, lingue e culture.

Come si manifesta l’alessinomia?

Alla base di questa condizione ci sarebbero meccanismi cognitivi ed emozionali. Sebbene le cause non siano ancora chiaramente note, alcuni studi condotti nel 2024 suggeriscono che potrebbero essere neurali e sistemiche. In questa ricerca, condotta da Welleschik et al., analizzarono le descrizioni dell’alessinomia fornite online da decine di persone di diversi paesi del mondo.

Molte persone la percepivano, in generale, come una condizione negativa, che le faceva sentire imbarazzate, insicure, bizzarre e diverse dalle altre. Nei casi più gravi non riuscivano a dire i nomi in qualsiasi circostanza, in altri dicevano di sentire questo disagio, in particolare, con coniugi, familiari e amici intimi.

La ricerca ha dimostrato che il comportamento alterato nel pronunciare i nomi è altamente associato all’ansia sociale e all’ansia correlata all’attaccamento e alle relazioni, sebbene non tutti coloro che sperimentano l’alessinomia siano socialmente ansiosi e viceversa.

Fattori psicologici scatenanti

Altri fattori psicologici che possono causare o contribuire all’esperienza dei sintomi sono una ridotta capacità di regolare le emozioni e bassi livelli di estroversione. È stato dimostrato che anche fattori ambientali, come sistemi di relazioni infantili instabili e stili di attaccamento precoci insicuri, possono contribuire ad una struttura di personalità vulnerabile.

Le prove della ricerca empirica suggeriscono che l’alessinomia si verifica come parte di un insieme più ampio di sintomi o disturbi psicologici.

Sintomi dell’alessinomia

Essa è caratterizzata da almeno uno dei seguenti sintomi:

  • Ansia acuta, panico, imbarazzo ed inadeguatezza in situazioni in cui si intende pronunciare il nome di qualcuno
  • Paura di pronunciare male un nome o di dirlo in modo sbagliato
  • Reazioni fisiche come nausea e sensazione di trattenere il respiro quando si cerca di rivolgersi agli altri
  • Evitare situazioni che potrebbero richiedere l’utilizzo di un nome problematico

Tali sintomi possono essere più gravi se il nome che fa paura pronunciare è insolito, difficile da pronunciare o considerati particolarmente bello, poiché ciò aumenta la paura di pronunciarlo ad alta voce e sbagliare.

Conclusioni

Ad oggi non è ancora chiaro quali siano le cause dell’alessinomia, che di solito emerge durante l’infanzia o l’adolescenza. Chi se ne occupa da alcuni anni, tra cui lo psicologo Thomas Ditye, coautore delle ricerche di Welleschik, ipotizza che tra i possibili fattori alla base del disagio ci siano esperienze infantili difficili o problematiche, tra cui aver subito atti di bullismo a scuola o traumi e violenze in famiglia.

Alcune persone che non riescono a pronunciare i nomi, secondo Welleschik e Ditye, lo considerano un modo troppo intimo e irrispettoso di rivolgersi ad un’altra persona, soprattutto se la persona in questione ha uno status più elevato. E c’è chi non usa i nomi propri perché, al contrario, pensa che siano troppo formali e creino una distanza indesiderata in interazioni intime.

Per molti aspetti la funzione sociale dei nomi nelle società occidentali è difficile da definire in termini assoluti, non si usa il nome proprio con persone considerate gerarchicamente superiori, ma non lo si fa nemmeno con familiari e amici intimi, preferendo parole che esprimono la relazione ( ad esempio mamma, zio…) o soprannomi affettivi.

Usare i nomi può avere implicazioni diverse a seconda delle circostanze e di chi sta parlando.

Secondo i ricercatori questa condizione può essere superata con il tempo, la pratica e il supporto di un professionista.

Come trattare l’alessinomia

Per trattare l’alessinomia viene raccomandata la psicoterapia in quanto attraverso la terapia della parola e l’esposizione graduale a situazioni che comportano l’uso dei nomi, gli individui possono imparare a desensibilizzare le proprie risposte alla paura e sviluppare strategie di adattamento per affrontare le interazioni sociali con maggiore sicurezza.

Psicologa Viviana Orizzi

Articolo scritto dalla Dott.ssa Viviana Orizzi
Psicologa e psicoterapeuta presso il Centro InTerapia di Saronno, situato in Via Roma 85.

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Bibliografia

www.ilpost.it 24/01/2025

www.nurse24.it >specializzazioni >salute mentale

https://hookii.org

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