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Dal timore alla fiducia: il percorso di L. verso l’autonomia relazionale

di Alessia D'Angelo | Lug 1, 2025 | Articoli di Psicologia | 0 commenti

Il caso che vi presenterò brevemente è la storia di L. e il suo percorso verso l'autonomia relazionale. Per ragioni di tutela della privacy, alcuni dati sono stati modificati e/o omessi.

L. arriva per la prima volta alla mia attenzione riferendo una sintomatologia ansiosa. Di fatto, non riusciva a stare con gli altri, temendo costantemente di poter essere giudicato per il suo aspetto, per ciò che diceva o pensava. Per quanto, per buona parte della sua vita, L. si fosse rifugiato nell’idea che la solitudine gli piacesse, con il passare del tempo essa divenne per lui sempre più difficile da sostenere.
Il desiderio di avere un gruppo di amici e di poter fare esperienze in compagnia era diventato un pensiero centrale. Tuttavia, L. si rendeva conto di non riuscire a sostenere conversazioni e tendeva a evitare ogni situazione sociale, alimentando così – in un circolo vizioso – il suo senso di isolamento e l’incapacità di costruire legami affettivi.

Breve storia di vita di L.

L. è un giovane adulto che si trasferisce a Milano per lavoro, lasciando il suo piccolo paese del Centro Italia. Terzo di quattro figli, chiede ospitalità alla sorella, che viveva a Milano già da tempo. L. racconta di essere sempre stato il figlio più legato alla madre, una figura molto protettiva e ansiosa.
Racconta di aver trascorso gran parte della sua infanzia senza coltivare relazioni sociali, anche perché la madre, per timore che potesse succedergli qualcosa, non gli permetteva neanche di giocare davanti casa con i bambini della via.
Perciò L. inizia a coltivare interessi prettamente individuali: leggere, giocare ai videogiochi, risolvere la Settimana Enigmistica. I fratelli vengono descritti come molto più abili nel rivendicare la propria libertà, meno attenti a ciò che la madre dicesse o pensasse. È così che L. si spiega il fatto che ognuno di loro sia riuscito a "uscire dal nido" prima di lui e a costruirsi una vita fatta di relazioni amicali e sentimentali.

Il padre di L. è sempre stato una figura difficile da accogliere: affetto da una grave patologia psichiatrica, ha reso complicato a tutti i figli instaurare un legame profondo con lui. Viene descritto come un padre assente, spesso chiuso nel suo mondo, con rari momenti di presenza, talvolta inopportuni o destabilizzanti.
La madre si è sempre occupata della casa, dei figli e del marito.

Nonostante la solitudine, per molti anni L. ha condotto, a detta sua, una vita serena. Ha avuto un ottimo rendimento scolastico e si è laureato con ottimi voti. Tuttavia, quando anche il fratello minore si trasferisce per l’università e lui resta l’unico in casa con i genitori, qualcosa cambia nella sua mente.
Inizia a cercare lavoro a Milano, su suggerimento della sorella, e in breve tempo si trasferisce.

Relazioni Sociali

Percorso terapeutico verso l'autonomia relazionale

Dopo alcuni colloqui di approfondimento psicodiagnostico e un inquadramento del funzionamento secondo il modello cognitivo-comportamentale, ho condiviso con L. quanto emerso, creando un ponte tra il presente e il passato.
Abbiamo individuato insieme obiettivi a breve, medio e lungo termine, in base a ciò che L. sentiva come più urgente.

La prima parte della terapia si è focalizzata sulla costruzione, insieme a L., di una lista di attività e situazioni sociali in cui potesse esporsi gradualmente. Si è partiti da contesti per lui meno ansiogeni fino ad arrivare ad attività associate a un altissimo livello di ansia percepita.
Con il passare del tempo, L. è stato sempre più in grado di esporsi, raccogliendo esperienze positive e gratificanti. Ha iniziato a coltivare relazioni sociali sul posto di lavoro, che lo hanno portato a frequentare colleghi anche al di fuori dell’ambiente professionale. Si è iscritto a un corso di lingua, dove, gradualmente, è riuscito a farsi spazio e a condividere.

Esposizione per un'autonomia relazionale

Durante ogni esposizione, L. imparava qualcosa su di sé, sui suoi pensieri automatici negativi e sulle sue emozioni. Il mondo, prima vissuto come giudicante e pericoloso, è diventato più avvicinabile. Si è sentito capace di affrontare situazioni potenzialmente complesse.
Il senso di autonomia e autoefficacia sviluppato nel tempo gli ha permesso di cambiare lavoro, costruirsi un gruppo di amici con cui esce e va in vacanza. Di recente ha deciso di non vivere più a casa con la sorella, che era stata per lui un porto sicuro nei momenti di difficoltà durante il percorso terapeutico. L. si sente ora pronto a vivere da solo e a prendersi cura di sé, senza il bisogno costante di rassicurazioni.

La terapia con L. è durata circa due anni.

Alessia D'Angelo Psicologa Milano

Articolo scritto dalla Dott.ssa Alessia D'Angelo Psicologa e Psicoterapeuta a Milano

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