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Stress accademico e binge eating: un legame pericoloso

di Nikoletta Sarakou | Lug 16, 2025 | Articoli di Psicologia | 0 commenti

Le abbuffate sono caratterizzate da una perdita di controllo sull'atto del mangiare, ovvero, dal consumo di grandi quantità di cibo in un breve periodo di tempo, di solito alternando da cibi dolci e cibi salati. Questo è il centrale sintomo del disturbo del comportamento alimentare definito come binge eating disorder (BED), che colpisce circa il 2% della popolazione generale (de Zwaan et al., 1994). Il disturbo, come la maggior parte dei disturbi alimentari, è stato ampiamente collegato a fattori emotivi, come ansia e stress (Wilflex et al., 1993). Un'area di particolare interesse è la relazione tra BED e stress accademico, che rappresenta una delle principali fonti di disagio tra gli studenti di tutte le età.

Come riconoscere lo stress accademico

Lo stress accademico emerge quando le richieste dell'ambiente scolastico oppure universitario superano le capacità di coping dello studente (Lazarus & Folkman, 1984). Questo tipo di stress può derivare da diversi fattori, tra cui sovraccarico di lavoro, problemi organizzativi e di attenzione, insufficiente supporto da parte dei professori, conflitti interpersonali e abitudini di vita che scompensano o disturbi dell'apprendimento (DSA). Infatti, studenti con DSA o BES sono particolarmente vulnerabili a livelli più elevati di stress e ansia rispetto ai loro coetanei e di conseguenza, sono maggiormente a rischio di sviluppare comportamenti maladattivi, come il binge-eating, per far fronte allo stress. (Nelson & Harwood, 2011). Studi precedenti hanno evidenziato che alti livelli di stress accademico sono associati a basso umore, sentimenti di ansia e depressione, cambiamenti nell'appetito e difficoltà nel sonno (Brown et al., 2016; Capone et al., 2020).

Stress come fattore predittivo di alimentazione disregolata

Un vasto corpus di ricerche ha evidenziato che esiste un legame importante tra stress e alterazioni nel comportamento alimentare. Tra le teorie più diffuse sono le seguenti:

Strategie di fuga di fronte allo stress:

Si tratta di una teoria che propone che il binge eating rappresenta una forma di evasione temporanea dalle emozioni negative, un meccanismo di difesa, permettendo agli individui di dissociarsi dallo stress e dall'ansia. Questa teoria è supportata da numerose ricerche che collegano il binge eating a livelli elevati di depressione, ansia e stress. Fino al 65% degli individui con disturbi alimentari riporta ansia preesistente e concomitante, che persiste anche dopo il recupero.

Tuttavia, la relazione tra stress e binge eating non è causale, non tutti coloro che soffrono di ansia sviluppano il binge eating: Di solito si tratta di individui con una relazione problematica con il cibo o con la propria immagine corporea. Alti livelli di stress possono interagire con l'ansia, amplificando reciprocamente i loro effetti sulle strategie di coping emotivo e aumentando quindi il rischio di abbuffate. Questo effetto è particolarmente evidente in adolescenza, un periodo critico in cui le competenze di regolazione emotiva sono ancora in via di sviluppo e i fattori di stress sociali e interpersonali giocano un ruolo cruciale.

Le conseguenze della restrizione dietetica:

Suggerisce che la regolazione dell'assunzione di cibo passa da meccanismi fisiologici a cognitivi, rendendo gli individui vulnerabili a episodi di abbuffata quando le risorse cognitive sono esaurite. Questo fenomeno è accentuato dal pensiero dicotomico "tutto o niente", che trasforma anche un piccolo comportamento restrittivo dietetico in un'abbuffata fuori controllo. In effetti, la dieta e i comportamenti restrittivi sono ben documentati come perpetuatori di abbuffate, portando al rischio di un disturbo alimentare.

Risposta psicosomatica allo stress:

A periodi di breve termine, lo stress può ridurre l'appetito: l'ipotalamo segnala alle ghiandole surrenali di rilasciare epinefrina, un ormone che inibisce temporaneamente la fame (Harvard, 2018). Tuttavia, se la condizione di stress persiste, le ghiandole surrenali aumentano la produzione di cortisolo, un ormone che invece stimola l'appetito e può portare a un maggior consumo di cibo (Finch & Tomiyama, 2015).

Inoltre, lo stress è collegato all'alimentazione emotiva e a scelte alimentari meno salutari (Tahir, 2016). Studi rivelano che le persone inclini a mangiare in risposta alle emozioni, in situazioni di stress, tendono a preferire cibi ad alto contenuto di zuccheri e grassi (Oliver et al.,2000). Dall'altra parte, la percezione soggettiva dello stress può influenzare la risposta alimentare, determinando un aumento o una riduzione dell'assunzione di cibo a seconda della personalità e della gravità dell'evento (Torres & Nowson, 2007).

gestione dello stress

Come affrontare le abbuffate?

 L’abbuffata non è un sintomo, è ma un meccanismo di coping che consente a ogni individuo stressato, depresso e sottomesso di sopravvive in un mondo che richiede troppo da esso. Come la maggior parte delle strategie maladattive, il lavoro si orienta all’eliminazione della strategia ma all’accoglienza del malessere interiore.

  1. Il primo passo cruciale quindi è imparare a gestire lo stress, sviluppando maggiore consapevolezza e strumenti di supporto. Lo scopo è di scindere dall’ipercontrollo e di riconoscere e regolare le proprie emozioni senza associarle alla fame o la mancanza di fame. Nell’ultimo decennio, differenti percorsi terapeutici si sono focalizzati alla raggiungimento di questo scopo. Terapie come la CBT-E (Terapia cognitivo-comportamentale per i disturbi alimentari) oppure la DBT (Terapia dialettico-comportamentale) offrono strumenti efficaci per aiutare a tollerare e accettare le emozioni intense, senza ricorrere a comportamenti disfunzionali come le abbuffate (Journal of Behavioral Medicine,2025)
  1. Comunemente incorporati in queste vie terapeutiche sono anche i percorsi di meditazione come la mindfulness. La presente pratica incoraggia l’alimentazione consapevole (mindful eating), una tecnica che permette agli studenti di riconoscere i segnali fisici del corpo, promuovendo un'alimentazione sana e riducendo il rischio di abbuffate indotte dallo stress (Kaya et. al., 2022).
  1. Oltre agli interventi psicologici, è importante che gli studenti imparino a gestire lo stress nella loro quotidianità. Tra le strategie pratiche rientrano l'esercizio fisico e la riduzione del consumo di sostanze che possono aggravare lo stress, come alcol, droghe e caffeina. L’organizzazione del tempo è un altro aspetto fondamentale, permettendo di stabilire priorità e prevedere pause regolari per il relax.
  1. Infine, il supporto sociale da parte di amici, familiari o docenti svolge un ruolo essenziale. Durante i periodi di forte stress, in cui l’alimentazione può risultare disregolata, è facile isolarsi e diventare più rigidi nei confronti degli altri. Essere consapevoli di questi cambiamenti nel proprio comportamento è fondamentale per riconoscere il momento in cui è necessario chiedere un supporto aggiuntivo

Conclusioni

L’alimentazione è un processo complesso: per noi esseri umani non rappresenta solo una funzione biologica, ma anche un’espressione di cultura, valori e benessere psicologico. Numerose ricerche suggeriscono che lo stress accademico possa essere un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di abbuffate come meccanismo difensivo, specialmente tra studenti già vulnerabili a livello emotivo. In questi casi, la priorità dello studente dovrebbe essere l’accoglimento del proprio malessere. L’abbuffata può sembrare, nell’immediato, l’unico modo per gestire le emozioni. Tuttavia, riconoscere il legame tra stress e comportamento alimentare è il primo passo per intervenire in modo efficace e promuovere un rapporto più equilibrato con il cibo e con se stessi.

Autore

tutor studenti Monza

Articolo scritto dalla dott.ssa Nikoletta Sarakou Tutor Studenti a Monza

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