La genitorialità è un costrutto che inevitabilmente risuona con la vita di ogni individuo: per alcuni determina il cambiamento più radicale della propria vita, per altri rappresenta una grave mancanza che li costringe a fare i conti con l’amara consapevolezza che talvolta i desideri non si avverano, altri ancora vivono la genitorialità come generatività e accudimento in senso più ampio, non necessariamente attraverso la procreazione.
In ogni caso, essa comprende diversi cambiamenti fisiologici, neurobiologici, psicologici e sociali che contribuiscono all’emergere di risorse personali e di situazioni di fragilità. La presenza di alcuni fattori di protezione, come la condivisione con un partner disponibile e sintonizzato con i bisogni dell’altro, o di alcuni fattori di rischio, come l’esistenza di una psicopatologia pregressa o concomitante, può influenzarne l’esito in modo importante. A causa della natura composita e multi sfaccettata della genitorialità, i professionisti che si occupano di salute mentale che, in determinati contesti, hanno la necessità di valutarne la funzionalità, devono tenerne in considerazione tutti gli aspetti, al fine di costruirne una rappresentazione il più possibile aderente alla realtà. Il presente articolo ha lo scopo di presentare il significato di funzione genitoriale e di individuarne i fattori che la influenzano.
Le funzioni genitoriali
La funzione genitoriale è definita come la capacità di fornire cure, protezione e conforto ad un altro individuo che per età, livello di sviluppo, condizioni fisiche e/o psichiche necessita di qualcuno che soddisfi i suoi bisogni primari, sia fisiologici che affettivo-relazionali (Simonelli, 2014). Tale funzione non si attiva soltanto nel legame biologico tra due individui, ossia tra un genitore biologico e il figlio, ma riguarda ogni relazione in cui un soggetto si prende cura di un altro, con cui vi è asimmetria di età, sviluppo, abilità e/o competenze. Questa è la ragione per cui, in questa sede possiamo considerare i termini “figura genitoriale” e “figura di accudimento” come sinonimi.
9 funzioni principali della genitorialità
La funzione genitoriale è stata oggetto di studio di diversi autori, ognuno dei quali ha messo in luce un aspetto particolare e significativo. Visentini (2008), li ha raccolti e ha creato uno schema sistematizzato in cui delinea nove funzioni principali della genitorialità:
Funzione protettiva
consiste nell’offrire cure adeguate ai bisogni del bambino. Le modalità di protezione fisica e sicurezza sono influenzate molto dalla cultura di una determinata comunità sociale, appare dunque importante che una società definisca al suo interno le condizioni sane dello sviluppo umano e che questo sia considerato come una priorità sociale. La relazione genitoriale è il contesto in cui si sviluppa il sistema di attaccamento: infatti Bolwby sosteneva che lo scopo dell’attaccamento è fornire un senso di sicurezza all’interno del legame, protettiva rispetto alle minacce esterne. La bontà del legame di attaccamento è fondamentale perché l’individuo possa interiorizzare tale sicurezza e portarlo al di fuori della relazione, costruendo una“base sicura”.
Funzione regolativa
intesa come fornire il supporto esterno (eteroregolazione) all’innata capacità del bambino di “regolare” i propri stati emotivi e organizzare l’esperienza e le risposte comportamentali adeguate che ne conseguono (autoregolazione) . L’efficacia dell’eteroregolazione dispende dalle capacità autoregolatorie del genitore: se nell’interazione con il bambino alcuni stati mentali o emotivi propri del genitore non sono regolati, allora perturberanno anche l’equilibrio dell’interazione stessa. Tale funzione è fondamentale perché è ormai assodato come uno stato di regolazione sia la base per la buona riuscita di processi complessi come l’apprendimento o il cambiamento. Sulle difficoltà regolative del caregiver tuttavia non esistono per ora studi in grado di correlare queste difficoltà a particolari aspetti dello sviluppo relazionale del caregiver stesso. In ogni caso sempre di più ci si sta accorgendo come la capacità di regolazione sia la base per poter decodificare le proprie esperienze e non sentirsi sopraffatti da queste.
Funzione normativa
consiste nella capacità di dare dei limiti, una struttura di riferimento, una cornice e corrisponde a quel bisogno fondamentale del bambino che è i bisogno di avere dei limiti, di vivere dentro una struttura di comportamenti coerenti.

Funzione predittiva
è la capacità del genitore di prevedere il raggiungimento della tappa evolutiva imminente del figlio. I genitori adeguati generalmente sono in grado percepire in modo realistico l’attuale stadio evolutivo del bambino e sanno allo stesso tempo intuire quei comportamenti che promuovono e sviluppano il nuovo comportamento. Questa non si limita alla sola capacità di intuire e facilitare lo sviluppo del bambino, ma riguarda soprattutto la capacità di adeguare le modalità relazionali ed interazionali alla crescita del bambino ed all’espansione del suo mondo e delle sue competenze.
Funzione affettiva
l’autore che ha inquadrato al meglio tale concetto è Daniel Stern, a seguito dei suoi studi osservazionali dell’interazione diadica madre-bambino. Stern la definisce “sintonizzazione affettiva”, ossia la capacità del genitore a riconoscere, dare un senso e riprodurre lo stato emotivo e mentale del figlio.
Funzione rappresentativa
è la capacità del genitore di trasmettere al bambino delle rappresentazioni di sé, del mondo e degli altri, attraverso le interazioni quotidiane.
Funzione significante, fantasmatica e proiettiva
queste funzioni descrivono come le rappresentazioni mentali del genitore abbia una funzione per l’architettura psichica del bambino. Infatti ciò che il genitore pensa di se stesso, del bambino e del mondo, oltre a influenzare le rappresentazioni mentali che il bambino avrà in futuro, lo supporta nello sviluppo del suo intero sistema mentale, ossia della sua capacità di pensare (Bion). Tale influenza, in base alla salute psichica dei genitori ed alla loro capacità di concepire il figlio come un’entità a sé, può essere più o meno funzionale allo sviluppo ed alla crescita del bambino.
Genitorialità e terapia
Da tale rassegna è comprensibile come la genitorialità sia un costrutto complesso influenzato da diversi processi interni a ciascun genitore e dal sistema ambientale e culturale di riferimento. Se un aspetto della genitorialità desta difficoltà o disturbi, al sistema familiare o all’individuo, è opportuno rivolgersi ad un professionista della salute mentale per una valutazione della situazione in tutte le sue componenti e per proporre il percorso terapeutico più indicato.

Articolo scritto dalla dott.ssa Sara Angelicchio Psicologa e Psicoterapeuta riceve a Saronno presso la sede del Centro Interapia.
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