L’attaccamento ambivalente, emerso dalle indagini osservazionali di Mary Ainsworth insieme agli altri tipi di attaccamenti e definito anche insicuro ambivalente o ansioso-resistente, sottolinea la presenza di un caregiver che si aggrappa saldamente, al contempo resistendo, alla figura di attaccamento.
Ciò che questo tipo di attaccamento struttura nel bambino sono delle rappresentazioni mentali, modelli operativi interni che il minore si costruisce rispetto al sé e al mondo che lo circonda; nello specifico non crede di meritare la stima e l’amore degli altri, che percepirà come imprevedibili nei comportamenti.
Cosa significa vivere all’interno di una famiglia invischiata?
La famiglia invischiata è caratterizzata da un'importante preoccupazione e protezione. Qui ogni tentativo di crescita, separazione, allontanamento o individuazione dei membri viene ostacolato e limitato, e percepito come un tradimento. Risulta essere presente manipolazione, e il senso di colpa è spesso utilizzato con l’obiettivo di tenere vicino a sé la persona. Queste famiglie temono il cambiamento, in quanto viene visto come causa di scompiglio.
Una caratteristica importante è la mancanza di confini, può capitare che i genitori percepiscano i figli come prolungamento di sé stessi e che i legami diventino simbiotici e contraddistinti da una fusione anche emotiva, nei quali i confini risultano difficilmente visibili.
I ruoli quindi sono spesso inappropriati, il genitore tende a definirsi come amico del figlio o confidente aspettandosi che questo riesca a rispondere ai loro bisogni. Sono bambini trattati come adulti e come se dovessero rapportarsi ai genitori su un piano di parità dove però la parità è la messa in comune e condivisione di fragilità sulle quali non si possono mostrare pensieri differenti.

Difficoltà di un legame invischiante
Le difficoltà che sperimentano i figli cresciuti all’interno di un legame invischiante sono appunto quelle dell’individuazione di sé e del riuscire a sganciarsi dal nucleo familiare per raggiungere una propria autonomia. Percorso reso complicato anche dalle conseguenze “apprese”, che possiamo riassumere in:
- Problemi di autostima
- Relazioni instabili
- Problemi o disturbi alimentari
- Disturbi da uso di sostante o comportamenti autodistruttivi
- Comportamenti somatici, di salute fisica, come problemi di sonno
Per questi motivi il paziente si mostra in difficoltà nel riferire le proprie preferenze, risulta poco autonomo e conosce poco di sé e degli obiettivi della vita che vuole raggiungere.
Un’altra difficoltà è legata al non sapere come muoversi autonomamente senza giustificarsi, il figlio è continuamente portato a mettersi nei panni dei genitori per salvarli e proteggerli come se fosse il suo compito principale, anche quando questo porta ad annullare i propri bisogni e necessità. In questi casi i genitori non riconoscono di riversare sul figlio i propri desideri, mettendo in campo reazioni esagerate per la pretesa di un qualcosa che il figlio non è in grado di dare, come il supporto.
Legame invischiante: di cosa ha bisogno il figlio
Il figlio ha bisogno di essere riconosciuto come persona individuale, cosa che il genitore fatica a fare proprio per le richieste messe in campo. Il suo possibile allontanamento, legato alla crescita e alla ricerca di autonomia, viene visto come una colpa.
L’invischiamento può esserci anche nei gruppi e quindi anche nella famiglia nel senso più ampio del rapporto a due e anche in questo caso la maggior parte delle energie vengono utilizzate per stare nella relazione e per salvaguardarla.

Articolo scritto dalla dott.ssa Jessica Capellini riceve Psicologa e Psicoterapeuta nella sede di Milano.
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