Cosa mi posso aspettare dalla terapia
Prima di tutto, definiamo cosa si intende per dipendenza affettiva. Sebbene attualmente non sia classificata tra i disturbi del DSM-5 TR, la dipendenza affettiva è spesso associata alle nuove forme di addiction (nuove dipendenze).
Caratteristiche della dipendenza affettiva
È caratterizzata da alcuni elementi ricorrenti:
- La relazione diventa l’unica fonte di piacere, con un costante incremento del bisogno di vicinanza simbiotica con il partner.
- Si sperimenta un intenso malessere in assenza del partner.
- Si verifica una perdita di autonomia e indipendenza.
- È presente un persistente desiderio di controllare la relazione.
- Nonostante i problemi causati dalla relazione, si avverte un bisogno intenso di mantenerla.
- Si alternano momenti di lucidità, in cui ci si sente in colpa e tristi per la propria situazione, a momenti in cui si perde questa consapevolezza e prevale il bisogno della relazione.
Dati questi elementi, chi sperimenta e sviluppa una dipendenza affettiva tende a credere che la propria vita, senza il partner, perda di significato. La propria esistenza viene percepita come priva di valore al di fuori della relazione. L’amore romantico non è più un desiderio, ma diventa un vero e proprio bisogno primario. Questo scambio tra desiderio e bisogno rende la relazione disfunzionale.
Sebbene sia più comune all’interno delle relazioni romantiche, la dipendenza affettiva può manifestarsi anche in altri tipi di legami, come quelli con amici, familiari o figure di riferimento significative per la persona dipendente.
Cosa aspettarsi dalla terapia?
Dopo questa prima panoramica, è naturale chiedersi su cosa si possa lavorare in terapia. Indipendentemente dall’approccio adottato dal terapeuta, il trattamento della dipendenza affettiva può richiedere tempi variabili, a seconda della specificità di ogni caso.
Inizialmente, il professionista approfondirà la storia di vita del paziente, partendo dall’infanzia fino al momento presente, per comprendere i principali elementi di apprendimento e delinearne il funzionamento psicologico. Una buona anamnesi e un corretto inquadramento psicodiagnostico rappresentano la base di qualsiasi intervento psicoterapeutico.

Successivamente, terapeuta e paziente definiranno insieme gli obiettivi terapeutici a breve, medio e lungo termine. Questi vengono concordati in modo collaborativo, affinché il paziente possa comprendere il percorso che si andrà a intraprendere.
Al termine della fase di assessment, il terapeuta condividerà con il paziente le principali osservazioni emerse, offrendo una restituzione su ciò che ha portato alla situazione attuale. Dare un senso e un significato a ciò che si vive è un processo fondamentale e ha un profondo valore terapeutico. Ogni comportamento, emozione e pensiero ha un senso per chi lo sperimenta.
Come aiutare il paziente: dipendenza affettiva e terapia
Gli obiettivi a breve termine si concentrano principalmente sulla gestione dei sintomi comportamentali, emotivi e cognitivi. Si lavora sulla messa in discussione di pensieri e credenze disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo, proponendo alternative comportamentali più funzionali. Inoltre, vengono introdotte strategie di regolazione emotiva per affrontare momenti di intensa attivazione, spesso caratterizzati da ansia, tristezza e colpa.
Successivamente, o in parallelo, si lavora sulla comunicazione assertiva, aiutando il paziente a identificare i propri bisogni e obiettivi per poterli esprimere e perseguire. L’obiettivo finale è quello di ristabilire autonomia, autodirezionalità e indipendenza dal partner e dalla relazione, rimettendo il paziente al centro della propria vita.
Solo in una fase avanzata della terapia, quando il paziente ha acquisito un buon livello di fiducia nelle proprie risorse e si è consolidata una solida alleanza terapeutica, si potrà affrontare il lavoro sulle aree più profonde e dolorose. Questo include esperienze infantili, il tema dell’abbandono, il senso di vuoto e la solitudine, che spesso rappresentano il nucleo più fragile della dipendenza affettiva.
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Articolo scritto dalla Dott.ssa Alessia D’Angelo Psicologa e Psicoterapeuta a Milano
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