Home » Articoli di Psicologia » Niente consigli, non solo parlare: cosa accade in psicoterapia?

Niente consigli, non solo parlare: cosa accade in psicoterapia?

di content | Set 25, 2026 | Articoli di Psicologia, Tecniche Terapeutiche | 0 commenti

Ma se devo solo parlare dei miei problemi, tanto vale parlarne con un amico.” È una delle obiezioni più frequenti quando si parla di psicoterapia. E, in fondo, è comprensibile: se quello che succede in terapia è semplicemente raccontare quello che ci accade e avere qualcuno che ascolta, che differenza ci sarebbe rispetto a parlare con una persona a cui vogliamo bene?

D’altra parte, c’è anche l’aspettativa opposta: “Se vado dallo psicologo, almeno mi dirà cosa devo fare”. Ma anche qui viene spontaneo chiedersi: come potrebbe sapere lui quale sia la scelta giusta per me? Non conosce la mia vita, le mie relazioni, quello che per me conta davvero. E infatti il terapeuta non è lì per decidere al posto della persona. Tuttavia, il percorso nella psicoterapia non prevede soluzioni pronte all'uso ma un accompagnamento alla scoperta personale.

Che cosa succede quando raccontiamo quello che ci accade

La differenza, allora, non sta semplicemente nel fatto che in psicoterapia si parla, né nel fatto che dall’altra parte ci sia qualcuno che possiede le risposte. Sta soprattutto in quello che accade mentre si parla. Raccontare un problema a qualcuno permette di sentirsi ascoltati e, a volte, anche di vedere le cose con maggiore chiarezza. In psicoterapia, però, quello che raccontiamo viene osservato insieme. Per questo, può diventare l’occasione per accorgersi di qualcosa che, mentre siamo immersi nelle nostre esperienze, è molto più difficile vedere.

Per esempio, possiamo sapere perfettamente che tendiamo a mettere sempre gli altri davanti a noi. Oppure possiamo sapere che ci arrabbiamo quando abbiamo paura di essere rifiutati. O ancora possiamo sapere che ci sentiamo inadeguati ogni volta che qualcuno ci critica. Saperlo, però, non significa necessariamente riuscire a comportarci in modo diverso. Alcuni dei nostri modi di stare nelle relazioni sono così abituali da attivarsi prima ancora che abbiamo il tempo di pensarci. Il cervello, infatti, non aspetta sempre che elaboriamo consapevolmente quello che sta succedendo per preparare una risposta. Invece, sulla base delle esperienze precedenti riconosce situazioni e anticipa ciò che potrebbe accadere. Quindi, mette in moto reazioni emotive e corporee che solo successivamente diventano pensieri consapevoli. Nel percorso di psicoterapia, questi automatismi possono emergere e venire esplorati più a fondo.

Questo è uno dei motivi per cui in terapia può essere importante non fermarsi a ciò che una persona racconta di sé, ma osservare anche come sta mentre lo racconta, che cosa succede nella relazione con il terapeuta, quali aspettative porta con sé e quali reazioni si attivano. Una persona che, per esempio, teme continuamente di essere giudicata può aspettarsi anche dal terapeuta di essere giudicata. Inoltre, può cercare di mostrarsi in un certo modo. Può minimizzare alcune cose, preoccuparsi di dire quelle giuste oppure interpretare un silenzio come disapprovazione. Quello che abitualmente accade nelle sue relazioni può quindi comparire, almeno in parte, anche nella stanza della terapia, grazie al setting tipico della psicoterapia.

La relazione come parte della terapia

Una mano appoggiata sull’altra in un gesto di sostegno, immagine legata alla relazione e alla coregolazione in psicoterapia.

Ed è proprio qui che la relazione terapeutica diventa qualcosa di più di uno sfondo. Il terapeuta può aiutare la persona a riconoscere quello che sta accadendo. Può restituirle un’immagine di sé che forse da sola non riesce a vedere. È una forma di rispecchiamento: attraverso lo sguardo e le parole dell’altro possiamo cominciare a riconoscere aspetti della nostra esperienza che prima erano confusi, dati per scontati o difficili da nominare. Questa capacità di portare alla luce elementi nascosti è uno degli aspetti più preziosi della psicoterapia.

Ma non si tratta soltanto di capire qualcosa a livello razionale. Una relazione significativa coinvolge anche il corpo e i sistemi che regolano le nostre emozioni e il nostro livello di attivazione. Quando ci troviamo in presenza di qualcuno che ci ascolta, ci comprende e rimane stabile anche davanti alle nostre emozioni, possiamo fare esperienza di una modalità diversa di stare in relazione. È quella che viene chiamata coregolazione. La presenza dell’altro può contribuire a rendere più tollerabile uno stato emotivo. Nel tempo, può permettere di sviluppare una maggiore capacità di riconoscerlo e regolarlo anche autonomamente. Questo non accade perché il terapeuta “trasmette” una soluzione. Accade piuttosto perché la relazione stessa diventa un’esperienza, come si osserva nei migliori percorsi di psicoterapia.

Per questo la psicoterapia può produrre cambiamenti che non derivano soltanto dalle spiegazioni o dai consigli. Una persona può sapere da anni che non dovrebbe sentirsi in colpa ogni volta che dice di no, eppure continuare a provare quel senso di colpa. Inoltre, può sapere che non deve interpretare ogni distanza come un rifiuto, ma sentirsi comunque abbandonata quando qualcuno si allontana. Il passaggio importante può avvenire quando, in una relazione sufficientemente sicura, riesce a fare esperienza di quello che succede senza dover immediatamente ricorrere alla sua risposta abituale.

Fare esperienza di qualcosa di diverso

Questo permette anche di capire perché la psicoterapia non sia semplicemente “parlare con qualcuno”. Un amico può ascoltarci, sostenerci, conoscerci molto bene e avere un ruolo importantissimo nella nostra vita. Tuttavia, il terapeuta entra nella relazione con uno scopo diverso e con una competenza specifica. Osserva insieme alla persona i modi in cui costruisce la propria esperienza. Cerca di cogliere ciò che tende a ripetersi e, soprattutto, presta attenzione a ciò che accade anche tra loro, nel momento presente. La relazione non viene quindi soltanto raccontata: può diventare uno spazio in cui alcuni dei nostri modi abituali di stare con gli altri si rendono visibili e possono essere sperimentati in altro modo. Di conseguenza, intraprendere la psicoterapia significa vivere qualcosa di trasformativo oltre il semplice dialogo.

La psicoterapia non serve quindi a trovare qualcuno che ci dica finalmente quale sia la scelta giusta, né semplicemente a raccontare i nostri problemi a una persona che ci ascolta. È uno spazio in cui ciò che viviamo può essere osservato insieme, anche nei suoi aspetti che facciamo più fatica a riconoscere. Inoltre, possiamo accorgerci di come costruiamo il significato di ciò che ci accade. E quando, nella relazione con il terapeuta, qualcosa di quel modo abituale di stare con gli altri viene riconosciuto, compreso e magari sperimentato in altro modo, può diventare più facile portare quella possibilità anche fuori dalla stanza. Non accade perché qualcuno ci abbia spiegato come dovremmo essere. Ma perché abbiamo avuto l’occasione di conoscere un modo diverso di stare dentro a quella situazione e, da lì, di capire meglio quale direzione sentiamo davvero nostra.

Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Marina Fossati, Psicologa e Psicoterapeuta presso la sede di Saronno.

Vota

Contatta il Centro InTerapia

Hai trovato utile questo articolo? Se senti il bisogno di iniziare un percorso di crescita personale o affrontare un momento di difficoltà, il nostro team di psicologi e psicoterapeuti è a tua disposizione.