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Quando decidere diventa difficile: la paura di sbagliare e il bisogno di essere sicuri

di content | Set 29, 2026 | Ansia e Panico, Articoli di Psicologia | 0 commenti

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Ci sono decisioni che richiedono tempo, informazioni e riflessione.E poi ce ne sono altre che, almeno sulla carta, sembrerebbero semplici, ma che possono trasformarsi in un lungo dialogo interiore. A volte il motivo è proprio l’incertezza.

“E se stessi scegliendo male?”

“E se tra qualche mese me ne pentissi?”

“E se ci fosse un'opzione migliore?”

“Vorrei essere sicuro prima di decidere.”

A volte ci troviamo a tornare sulle stesse domande più volte, a chiedere consiglio a persone diverse, a cercare nuove informazioni o a rimandare la scelta nella speranza che, prima o poi, arrivi quella sensazione di certezza che ci permetta finalmente di decidere.

Ma è davvero necessario essere sicuri al 100% prima di prendere una decisione?

La risposta, spesso, è no.

Nella vita quotidiana molte delle decisioni che prendiamo non possono essere accompagnate dalla certezza assoluta che siano quelle giuste. Scegliere un lavoro, iniziare o interrompere una relazione, trasferirsi, accettare un'opportunità, fare un acquisto importante o anche semplicemente decidere come trascorrere il proprio tempo significa confrontarsi con qualcosa che non possiamo eliminare completamente: l'incertezza.

Il problema, quindi, non è necessariamente avere dei dubbi. Avere dubbi può essere normale e, in molte situazioni, persino utile. Diventa più complesso quando la ricerca della scelta perfetta o della certezza assoluta finisce per impedirci di scegliere.

In questi casi, dietro l'indecisione può esserci una domanda più profonda:

“Come posso essere certo di non sbagliare?”

Ed è proprio da qui che possiamo iniziare a comprendere il rapporto tra decisioni, paura dell'errore e bisogno di controllo.

Avere dubbi non significa essere indecisi

Di fronte a una scelta importante, avere dei dubbi è normale. Prima di decidere possiamo aver bisogno di raccogliere informazioni, confrontare diverse possibilità, valutare vantaggi e svantaggi oppure semplicemente prenderci del tempo per capire cosa desideriamo davvero.

In questo senso, il dubbio non è necessariamente un ostacolo. Può aiutarci a fermarci, osservare la situazione da prospettive diverse e prendere una decisione più consapevole.

La difficoltà può emergere quando la riflessione non porta più verso una scelta, ma diventa un tentativo di raggiungere una certezza assoluta.

Possiamo, per esempio, aver già raccolto molte informazioni e continuare a cercarne altre. Possiamo aver ascoltato il parere di una persona di cui ci fidiamo e sentire comunque il bisogno di chiederne un altro. Oppure possiamo aver preso una decisione e, poco dopo, iniziare a domandarci se avremmo dovuto scegliere diversamente.

In questi casi la domanda non è più soltanto “Quale scelta è più adatta a me?”, ma può diventare “Come posso essere sicuro di non sbagliare?”.

La differenza è sottile, ma importante.

Nel primo caso stiamo cercando di prendere una decisione utilizzando le informazioni e le risorse che abbiamo a disposizione. Nel secondo, invece, rischiamo di trasformare la decisione in una ricerca di certezza: continuiamo a raccogliere elementi, confrontare alternative e cercare conferme nella speranza di arrivare a un momento in cui ogni dubbio sarà finalmente scomparso.

Ma quel momento potrebbe non arrivare.

Molte decisioni, infatti, non possono essere prese disponendo di tutte le informazioni possibili e, soprattutto, non possono essere accompagnate dalla garanzia che le conseguenze saranno esattamente quelle che immaginiamo. Decidere significa, in una certa misura, accettare di agire senza poter conoscere completamente il futuro.

Questo non significa prendere decisioni impulsive o ignorare i propri dubbi. Significa riconoscere che riflettere su una scelta e cercare di eliminare ogni possibile incertezza sono due processi diversi.

La domanda, allora, può cambiare:

non più “Come faccio a essere assolutamente sicuro?”, ma “Quali informazioni mi servono realmente per poter scegliere, anche sapendo che non posso avere tutte le garanzie?”.

È proprio in questo passaggio che il rapporto con l'incertezza può diventare più flessibile.

Quando chiedere consiglio serve soprattutto a sentirsi sicuri

Quando dobbiamo prendere una decisione, confrontarci con qualcuno può essere molto utile. Parlare con una persona di fiducia ci permette di considerare punti di vista che non avevamo preso in considerazione, mettere ordine nei pensieri e, a volte, riconoscere più chiaramente ciò che desideriamo.

Chiedere un consiglio, quindi, non è di per sé un segnale di insicurezza. La difficoltà può emergere quando il confronto non ci aiuta tanto a comprendere meglio la situazione, quanto a ottenere la certezza che stiamo facendo la cosa giusta.

Possiamo accorgercene, per esempio, quando dopo aver ricevuto una risposta continuiamo a cercare conferme:

“Sei sicuro che secondo te sia la scelta migliore?”

“Ma tu, al mio posto, cosa faresti?”

“Pensi davvero che non me ne pentirò?”

A volte la rassicurazione produce un sollievo immediato. Per qualche momento il dubbio sembra diminuire e possiamo sentirci più tranquilli. Il problema è che quella sensazione può durare poco. Basta che torni alla mente un'altra possibilità, un nuovo dubbio o uno scenario negativo perché il bisogno di rassicurazione ricompaia.

Può così instaurarsi un circolo:

dubbio → preoccupazione → ricerca di rassicurazione → sollievo → nuovo dubbio → nuova ricerca di rassicurazione.

La ricerca di rassicurazione è stata studiata come un comportamento presente in diversi disturbi d'ansia e nel disturbo ossessivo-compulsivo; alcuni studi suggeriscono che la sua riduzione durante la terapia cognitivo-comportamentale si associa a un miglioramento dei sintomi. Questo, però, non significa che chiedere rassicurazioni sia di per sé problematico: è soprattutto la sua frequenza e la funzione che svolge a essere rilevante. [1]

Se ogni volta che compare un dubbio cerchiamo qualcuno che ci confermi di aver fatto la scelta giusta, potremmo progressivamente imparare a considerare il dubbio stesso come qualcosa che deve essere eliminato prima di poter andare avanti.

Ma il dubbio non è necessariamente un segnale che c'è qualcosa che non va.

Possiamo essere incerti e, allo stesso tempo, scegliere. Possiamo avere paura e, allo stesso tempo, agire. Possiamo desiderare una determinata possibilità e continuare a chiederci se sia davvero quella giusta.

Una parte importante del processo decisionale consiste proprio nel riconoscere che sentirsi sicuri e avere una decisione sicura non sono la stessa cosa.

La prima riguarda il modo in cui viviamo emotivamente una situazione; la seconda riguarda invece le caratteristiche concrete della decisione e le informazioni che abbiamo a disposizione. Confondere le due cose può portarci a pensare che, finché proviamo ancora un po' di ansia o di dubbio, non siamo pronti a decidere.

E così possiamo finire per aspettare che arrivi una sicurezza che, in alcune situazioni, nessuno può realmente garantirci.

Il paradosso: più cerchiamo certezza, più il dubbio può tornare

Una persona seduta da sola a un tavolo durante un momento di riflessione.

Quando una decisione ci preoccupa, è naturale cercare di ridurre l'incertezza. Possiamo raccogliere informazioni, fare liste di pro e contro, immaginare diversi scenari, chiedere consiglio oppure ripercorrere mentalmente ciò che è successo.

Tutte queste strategie, prese singolarmente, possono essere utili. Diventano meno funzionali quando vengono utilizzate non tanto per prendere una decisione, quanto per ottenere una garanzia che la scelta non avrà conseguenze negative.

Il problema è che una garanzia di questo tipo spesso non è disponibile.

Possiamo informarci quanto vogliamo su un nuovo lavoro, ma non possiamo sapere con certezza come ci troveremo tra un anno. Possiamo riflettere a lungo su una relazione, ma non possiamo prevedere completamente come cambierà nel tempo. Possiamo valutare attentamente una scelta, ma non possiamo conoscere tutte le conseguenze future.

In psicologia, la difficoltà a tollerare l'incertezza viene descritta con il concetto di intolleranza dell'incertezza: una tendenza a vivere l'incertezza come particolarmente negativa, stressante o difficile da gestire. La ricerca ha mostrato che questo costrutto è associato a diverse forme di ansia e ad altri problemi psicologici, pur non essendo di per sé una diagnosi. [2, 3]

Quando facciamo fatica ad accettare questa parte inevitabile dell'incertezza, possiamo essere portati a cercare ancora un'informazione, ancora un parere, ancora un'analisi.

Eppure, dopo ogni nuova risposta, può comparire una nuova domanda.

“E se avessi dimenticato qualcosa?”

“E se non avessi considerato quell'altra possibilità?”

“E se tra qualche tempo cambiassi idea?”

La ricerca di certezza può così diventare paradossale: più cerchiamo di eliminare ogni dubbio, più diventiamo attenti alla presenza di nuovi dubbi.

Questo non significa che informarsi o riflettere siano comportamenti negativi. Significa piuttosto che può essere utile chiedersi quale sia la funzione che stanno svolgendo in quel momento.

Sto cercando informazioni perché mi servono per decidere?

Oppure sto cercando informazioni perché faccio fatica a tollerare il fatto di non poter essere completamente sicuro?

La differenza può sembrare piccola, ma può cambiare profondamente il modo in cui affrontiamo una decisione.

Imparare a decidere senza avere tutte le risposte

Se l'incertezza fa inevitabilmente parte delle decisioni, l'obiettivo non può essere quello di eliminarla completamente. Piuttosto, può essere utile imparare a prendere decisioni anche quando rimane una parte di dubbio.

Un primo passo può essere distinguere tra le informazioni che ci servono davvero e quelle che cerchiamo principalmente per sentirci più sicuri. Non sempre avere più dati significa riuscire a decidere meglio. A un certo punto, continuare a raccogliere informazioni può diventare un modo per rimandare il momento della scelta.

Può essere utile anche chiedersi che cosa stiamo aspettando prima di decidere. Stiamo cercando un'informazione che ancora ci manca? Oppure stiamo aspettando di sentirci completamente tranquilli, senza più paura né dubbi?

Nel secondo caso, aspettare potrebbe non essere sufficiente. Una decisione può essere ragionata e consapevole anche quando continua a farci sentire un po' incerti.

Un altro aspetto importante riguarda il rapporto con l'errore. Non tutte le decisioni devono necessariamente essere definitive e non ogni scelta che si rivela diversa da come l'avevamo immaginata rappresenta un fallimento. In molte situazioni possiamo modificare la direzione, correggere una scelta, imparare dall'esperienza o semplicemente scoprire qualcosa di nuovo su di noi.

Questo non significa prendere alla leggera le decisioni importanti. Significa riconoscere che prendere una decisione non equivale a poter controllare tutto ciò che accadrà dopo.

Può essere quindi più utile chiedersi:

“Qual è la decisione più coerente con ciò che so e con ciò che considero importante in questo momento?”

piuttosto che:

“Qual è la decisione che mi garantisce che non avrò mai rimpianti?”

La prima domanda ci riporta al presente e a ciò che possiamo effettivamente valutare. La seconda ci chiede qualcosa che nessuna decisione può garantirci: conoscere il futuro.

Accettare il dubbio non significa rinunciare alla propria scelta

Imparare a tollerare l'incertezza non significa diventare persone più impulsive o smettere di riflettere. Significa, piuttosto, riuscire a riconoscere che una certa quantità di dubbio può accompagnare anche una scelta consapevole.

Potremmo continuare a chiederci se abbiamo fatto bene e, allo stesso tempo, scegliere di non cercare immediatamente una nuova conferma.

Potremmo sentire la paura di pentirci e, allo stesso tempo, decidere di procedere.

Potremmo non avere la certezza che una strada sia quella migliore e scegliere comunque di percorrerla.

In questo senso, la capacità di decidere non coincide con l'assenza di dubbi, ma anche con la possibilità di convivere con essi senza lasciare che siano loro a decidere al nostro posto.

Quando il dubbio diventa una difficoltà

Avere difficoltà davanti a una decisione importante è un'esperienza comune. Non ogni momento di indecisione indica la presenza di un problema psicologico e non esiste una quantità “giusta” di tempo da dedicare a una scelta.

Può essere utile prestare attenzione, però, a quanto questo meccanismo incida sulla vita quotidiana.

Se il bisogno di essere sicuri porta frequentemente a rimandare, a chiedere continue rassicurazioni, a ricontrollare le proprie decisioni o a evitare situazioni in cui non è possibile avere garanzie, può diventare importante interrogarsi sul rapporto che abbiamo con l'incertezza.

Quando questi meccanismi diventano persistenti e interferiscono con il lavoro, le relazioni o la possibilità di vivere serenamente le proprie scelte, parlarne con un professionista può aiutare a comprenderne meglio il funzionamento.

La psicoterapia può offrire uno spazio in cui osservare questi meccanismi, comprendere quali pensieri ed emozioni li alimentano e sviluppare un rapporto più flessibile con il dubbio e l'incertezza. La ricerca sui trattamenti psicologici suggerisce che gli interventi possono produrre cambiamenti anche nell'intolleranza dell'incertezza, sebbene l'entità di questi effetti e i meccanismi attraverso cui si producono siano ancora oggetto di studio. [4, 5]

Non dobbiamo essere certi per poter scegliere

Forse una delle difficoltà più grandi nelle decisioni non è scegliere tra due possibilità, ma accettare che nessuna scelta può offrirci la certezza assoluta di aver fatto la cosa giusta.

Possiamo informarci, riflettere, confrontarci con gli altri e valutare ciò che per noi è importante. Ma, a un certo punto, arriva il momento in cui non possiamo più sapere: possiamo soltanto scegliere.

E forse è proprio qui che possiamo spostare la nostra attenzione.

Non dalla ricerca della decisione perfetta alla ricerca della decisione che ci permette di essere completamente sicuri, ma dalla necessità di avere garanzie alla possibilità di fidarci delle risorse con cui stiamo affrontando quella scelta.

Perché il dubbio non sempre ci sta dicendo “non scegliere”.

A volte ci sta semplicemente ricordando che stiamo scegliendo qualcosa che per noi conta.

Bibliografia

  1. Rector, N. A., Katz, D. E., Quilty, L. C., Laposa, J. M., Collimore, K., & Kay, T. (2019). Reassurance seeking in the anxiety disorders and OCD: Construct validation, clinical correlates and CBT treatment response. Journal of Anxiety Disorders, 67, 102109. doi:10.1016/j.janxdis.2019.102109.
  2. Gentes, E. L., & Ruscio, A. M. (2011). A meta-analysis of the relation of intolerance of uncertainty to symptoms of generalized anxiety disorder, major depressive disorder, and obsessive-compulsive disorder. Clinical Psychology Review, 31(6), 923–933. doi:10.1016/j.cpr.2011.05.001.
  3. McEvoy, P. M., Hyett, M. P., Shihata, S., Price, J. E., & Strachan, L. (2019). The impact of methodological and measurement factors on transdiagnostic associations with intolerance of uncertainty: A meta-analysis. Clinical Psychology Review, 73, 101778. doi:10.1016/j.cpr.2019.101778.
  4. Näsling, J., Åström, E., Jacobsson, L., & Ljungberg, J. K. (2024). Effect of Psychotherapy on Intolerance of Uncertainty: A Systematic Review and Meta-Analysis. Clinical Psychology & Psychotherapy. doi:10.1002/cpp.3026.
  5. Akbari, M., Sheikhi, S., Navab Safiadin, M. S., Rahmani, M., Forootan, R., & Asmundson, G. J. G. (2026). A hierarchical uncertainty framework of anxiety: Preregistered meta-analytic structural model of intolerance of uncertainty and worry across anxiety disorders. Clinical Psychology Review, 128, 102773. doi:10.1016/j.cpr.2026.102773.

Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Elena Palmucci, Psicologa e psicoterapeuta presso la sede di Saronno.

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