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La Psicologia Individuale (P.I.) di Alfred Adler è una visione del mondo che considera l'essere umano come un’unità indivisibile, creativa e profondamente radicata nel suo contesto sociale.
Alfred Adler, inizialmente tra i primi quattro invitati da Sigmund Freud agli incontri del mercoledì a Vienna, se ne distaccò nel 1911 per fondare la Società di Psicologia Individuale.
La rottura avvenne sulla critica al primato della sessualità: per Adler, l'uomo non è spinto solo da pulsioni biologiche, ma è un essere sociale orientato verso mete future. Egli trasformò la psicologia da "biologica e oggettiva" a "soggettivistica e psicologicamente orientata", mettendo al centro l'unità e l'unicità dell'individuo (Individuus) e del suo contesto culturale e sociale.
Il termine "Individuale" nel nome della disciplina deriva dal latino individuus (indivisibile): per Adler, la personalità è una totalità coerente. L'individuo è un "artista" che modella la propria vita: è al contempo l'opera e l'artefice, un'entità bio-psico-sociale che non può essere scissa senza perdere il senso del suo agire.
Indice
Il motore dell'anima: inferiorità e compensazione
Il concetto rivoluzionario di Adler parte dalla biologia: l'inferiorità d'organo. Se un organo è debole, l'organismo mette in atto una compensazione per sopperire alla mancanza.
Adler trasferì questa idea alla psiche: il "cucciolo d'uomo" nasce in una condizione ontologica di impotenza e totale dipendenza. Questo genera un sentimento di inferiorità che è il "punto di partenza" necessario. L'individuo, per superare questo senso di insicurezza, attiva compensazioni per tendere verso una sensazione di sicurezza e padronanza.
Il Finalismo e la filosofia del "come se"
A differenza di Freud, il pensiero di Adler è finalista (teleologico). Egli sostiene che per capire un comportamento non dobbiamo solo chiederci "perché?", ma "per quale scopo?" e questo perché ogni nostra azione è orientata verso una meta futura.
In questo panorama, assume particolare rilevanza anche il concetto di finzione, ovvero gli schemi di riferimento soggettivo che l’individuo crea e di cui si serve per elaborare e perseguire la propria meta finale, che diventano strumenti di ordine pratico indispensabili per orientarsi nel mondo. Le finzioni, che rappresentano uno strumento utile alla comprensione soggettiva del mondo, includono tutte le percezioni, i pensieri e le opinioni che ciascun individuo ha di sé e del mondo, che sono di fatto costruzione della sua mente ed in quanto tali definibili finzioni.
Le due forze motrici: volontà di potenza e sentimento sociale
L'equilibrio psichico adleriano si regge su due pilastri:
- Sentimento sociale (Gemeinschaftsgefühl): Deriva dal bisogno innato di cooperare e sentirsi parte della comunità. È la forza che bilancia l'ego e rende l'uomo un essere empatico. Per Adler, la salute mentale coincide con un alto grado di sentimento sociale.
- Volontà di potenza: Ispirata a Nietzsche ma riletta in chiave psicologica, è la spinta all'autoaffermazione, alla crescita e al perfezionamento. Se esasperata e non bilanciata da un livello sufficiente di sentimento sociale, diventa dominio sull'altro; se sana e bilanciata, è coraggio di vivere.
Queste due istanze si pongono al di sopra delle pulsioni biologiche orientandole senza negarle e regolando ogni settore della vita individuale e collettiva attraverso un continuo "ballo armonico".

La volontà di potenza è il risultato di un'evoluzione teorica che parte dalle considerazioni sulla pulsione aggressiva del 1908 — intesa come energia vitale ed elementare per superare gli ostacoli — attraversa la fase della "protesta virile" del 1911 e approda nel 1912 alla definizione attuale di energia, conscia e inconscia, finalizzata all'elevazione, all'affermazione personale e all'autoprotezione necessaria per compensare il fisiologico sentimento d’inferiorità insito in ogni uomo fin dalla nascita. Tale istanza sfrutta l’intelligenza creativa, l'immaginazione e la progettualità per porre rimedio all'intima insicurezza dell'individuo, agendo talvolta con modalità attive di dominio o passive di evitamento, ma sempre con l'obiettivo di raggiungere un adattamento attivo all'ambiente di vita.
Parallelamente, il sentimento sociale rappresenta il bisogno insito in ogni uomo di cooperare e compartecipare emotivamente con i propri simili, un'esigenza che Adler ricollega alla natura umana di "animale sociale" fisicamente debole che necessita della comunità per sopravvivere e progredire. È essenziale distinguere tra il senso sociale, ovvero la predisposizione innata e istintiva alla vita collettiva finalizzata alla sola sopravvivenza, e il sentimento sociale vero e proprio, che è invece una competenza acquisita attraverso l’educazione e lo sviluppo affettivo che funge da forza normativa per l'intera personalità.
L'equilibrio della salute mentale risiede proprio nella convivenza di queste due forze: mentre l’aspirazione alla superiorità riguarda la meta unica e personale di perfezione e autorealizzazione, la volontà di potenza ne costituisce lo strumento energetico di compensazione che, se opportunamente addolcito e canalizzato dal sentimento sociale, permette all'individuo di trasformare il senso di inadeguatezza in uno stimolo creativo volto all'utilità comune, evitando la deriva nevrotica della pura ricerca di dominio e assoggettamento dell'altro.
Lo stile di vita
Tutti gli elementi fino ad ora presi in considerazione configurano lo stile di vita dell'individuo che identifica l'unità psichica uomo nella sua complessità ed irripetibilità. Lo stile di vita è quindi il risultato delle spinte compensatorie e delle finzioni che lo definiscono, lo promuovono e lo identificano in modo unico per ciascuno. L'unicità, insieme al dinamismo finalizzato e finzionale, sono le caratteristiche costitutive dello stile di vita che è di fatto il prodotto immaginario che ci permette di crescere, di identificarci e di sperimentarci nella ricerca della meta.
Lo stile di vita può essere definito come l'insieme di idee, pensieri, giudizi, atteggiamenti, comportamenti e azioni che caratterizzano il modo di essere di un individuo.
Secondo Adler, lo stile di vita si struttura entro i primi quattro o cinque anni di vita e si compone di aspetti statici e dinamici che si formano per poi cristallizzarsi in abitudini e automatismi, pur rimanendo in continua evoluzione. Esso è influenzato da fattori genetici, biologici e costituzionali, nonché da esperienze vissute, dal clima affettivo e dall’educazione. È anche plasmato dal contesto sociale e culturale in cui si nasce e si cresce.
La pratica clinica: la "coppia creativa"
In terapia, l'approccio adleriano sventa il rischio di un esercizio puramente intellettuale. Il terapeuta non è uno specchio neutro, ma un partner attivo. Si parla quindi di coppia terapeutica creativa: l'obiettivo della psicoterapia è la revisione dello Stile di Vita del paziente attraverso il riorientamento delle mete finzionali. Attraverso l’assunzione tardiva della funzione materna, il clinico aiuta il paziente a riscoprire il senso del vivere, incoraggiando il suo Sé creativo a trovare nuove strade.
Secondo Adler, lo psicoterapeuta nello svolgimento delle sue funzioni, deve avere la possibilità di “vedere con gli occhi, ascoltare con le orecchie e sentire con il cuore dei pazienti”, avvalendosi del loro contributo per giungere ad una comprensione comune.
L'attualità del modello
Oggi la Psicologia Individuale è considerata un modello "aperto e dinamico", capace di dialogare con le neuroscienze e con la psicoanalisi relazionale. È una "psicoterapia su misura", orientata a risolvere i tre grandi compiti vitali: l'amore (affettività), il lavoro (contributo alla società) e l'amicizia (relazioni sociali).
Riferimenti
- ADLER, A. (1912), Über den nervösen Charakter, tr. it. Il temperamento nervoso, Astrolabio, Roma 1971.
- ADLER, A. (1920), Praxis und Theorie der Individualpsychologie, tr. it. La Psicologia Individuale, Newton Compton, Roma 1970.
- ANSBACHER, H. L., ANSBACHER, R. R. (1956), The Individual Psychology of Alfred Adler, tr. it. La Psicologia Individuale di Alfred Adler, Martinelli, Firenze 1997.
- PAGANI, P.L., Dalla pulsione aggressiva al sentimento sociale: sulle tracce del pensiero di Adler Riv. Psicol. Indiv., n. 60: 5-36 (2006)
Autore

Articolo scritto dalla dott.ssa Ilaria Ghezzi Psicologa Clinica Monza
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