Il primo colloquio rappresenta una fase di fondamentale importanza all’interno di un percorso di psicoterapia. Non si tratta semplicemente di una “prima visita”, ma dell’avvio di un processo di conoscenza reciproca che si colloca all’interno della fase di assessment iniziale.
Indice
- Funzioni e obiettivi della fase di assessment
- Analisi del problema e significati soggettivi
- Motivazione, aspettative e idoneità al trattamento
- La relazione terapeutica come fondamento del cambiamento
- Definizione degli obiettivi e contratto terapeutico
- Un inizio che è già cambiamento
- Autore
- Riferimenti bibliografici
Questa fase non si esaurisce in un singolo incontro, ma può prevedere un numero variabile di sedute, indicativamente da una a tre o quattro, a partire dal primo contatto tra paziente e terapeuta fino alla definizione e condivisione del contratto terapeutico.
Già in questa fase iniziale prende forma il lavoro terapeutico vero e proprio.
Funzioni e obiettivi della fase di assessment
Il principale obiettivo del primo colloquio è la comprensione del paziente, della sua domanda di aiuto, delle motivazioni che lo hanno spinto a richiedere un appuntamento e delle aspettative che nutre nei confronti del terapeuta e del percorso terapeutico.
Il terapeuta è chiamato a creare uno spazio di accoglienza che consenta al paziente di raccontare liberamente il motivo della richiesta, limitando inizialmente gli interventi per favorire l’emergere spontaneo della narrazione.
Alcune persone potranno descrivere il proprio disagio in modo sintetico e centrato sul sintomo, altre potranno raccontare storie più ampie che includono relazioni, eventi di vita ed esperienze emotive.
Queste differenze non sono casuali, ma forniscono indicazioni preziose sul funzionamento personale e sullo stile narrativo del paziente.
Parallelamente, il terapeuta inizia a costruire ipotesi cliniche preliminari sul problema presentato, cercando di comprenderne la genesi, la funzione e le modalità di mantenimento, sempre in un’ottica probabilistica e rivedibile.

Analisi del problema e significati soggettivi
Quando è presente una sintomatologia specifica, il terapeuta esplora le modalità di manifestazione, le situazioni critiche che la attivano, le reazioni emotive e comportamentali del paziente e delle persone significative coinvolte.
Dopo aver compreso la fenomenologia attuale, il terapeuta orienta l’esplorazione verso gli aspetti storici del problema: il momento di insorgenza, eventuali eventi di vita significativi, cambiamenti o vissuti emotivi associati al periodo iniziale.
Un ulteriore elemento centrale riguarda il significato che il paziente attribuisce al proprio problema e le spiegazioni che si è costruito nel tempo, distinguendo tra vissuti egodistonici ed egosintonici.
Nell’ottica cognitivo-costruttivista il sintomo non viene inteso come un semplice malfunzionamento, ma come una modalità coerente di regolazione dell’esperienza, che acquista senso all’interno del sistema di conoscenze e delle relazioni della persona.
Già dal primo colloquio, in una prospettiva cognitivo- costruttivista, il terapeuta presta attenzione al modo di essere, sentire e pensare del paziente, osservando come questi si relaziona all’interno dell’incontro terapeutico. Diventa così possibile iniziare a cogliere lo stile narrativo, il livello di accessibilità alle emozioni e la modalità di funzionamento relazionale.
Motivazione, aspettative e idoneità al trattamento
Un aspetto cruciale del primo colloquio riguarda la valutazione delle motivazioni ad intraprendere una psicoterapia e delle aspettative di cambiamento. Le modalità con cui il paziente è giunto al colloquio – decisione personale, invio medico, pressione familiare – offrono indicazioni preziose sul grado di consapevolezza e di coinvolgimento nel percorso.
Aspettative irrealistiche o “miracolistiche” richiedono una prima riformulazione in una direzione più funzionale e realistica. In alcuni casi può essere opportuno esplicitare e discutere eventuali imposizioni esterne, favorendo una riflessione sulla reale intenzione del paziente di iniziare un percorso terapeutico.
Contestualmente, il terapeuta valuterà la presenza delle indicazioni per una psicoterapia, la coerenza tra la richiesta di aiuto e le caratteristiche dell’approccio, nonché la propria idoneità a prendersi in carico quello specifico paziente.
In presenza di sintomatologia particolarmente invalidante, può emergere l’indicazione a un trattamento integrato, anche farmacologico, o l’opportunità di un invio ad altro professionista.

La relazione terapeutica come fondamento del cambiamento
Il primo colloquio riveste un ruolo centrale nella costruzione della relazione terapeutica, considerata, nell’orientamento cognitivo- costruttivista, uno dei principali fattori di cambiamento.
Fin dal primo incontro si pongono le basi di una relazione paritaria, fondata sul rispetto, sulla fiducia reciproca e su un assetto cooperativo, in cui terapeuta e paziente lavorano insieme per comprendere il funzionamento personale.
L’attenzione al qui e ora della seduta consente di osservare direttamente le modalità relazionali, emotive e cognitive che il paziente mette in atto, offrendo informazioni preziose sui pattern relazionali impliciti e sulle modalità abituali di regolazione dell’esperienza.
La relazione terapeutica diventa così uno spazio privilegiato in cui tali pattern possono essere riconosciuti, esplorati e progressivamente trasformati.
Già dal primo colloquio, la relazione non costituisce un semplice sfondo del trattamento, ma diventa essa stessa uno strumento attivo di intervento e di trasformazione.
Definizione degli obiettivi e contratto terapeutico
Al termine del primo colloquio, o dopo più incontri di assessment, terapeuta e paziente iniziano a condividere una prima definizione degli obiettivi terapeutici. Questi possono coincidere con la richiesta iniziale oppure essere riformulati alla luce della narrazione e della comprensione emersa nel corso dei colloqui.
Viene quindi definito il contratto terapeutico, che comprende aspetti pratici (frequenza e durata delle sedute, costi, gestione delle assenze) e aspetti relazionali e deontologici. Rendere esplicite le regole della relazione è fondamentale per creare un contesto sicuro e cooperativo.
Ogni eventuale modifica del contratto dovrà essere condivisa tra le parti, nel rispetto della libertà reciproca.
Parte integrante di questa fase è la chiarificazione del modello di intervento; in ottica cognitivo- costruttivista il lavoro non è orientato alla semplice eliminazione del sintomo, ma alla comprensione di esso in termini di significato e funzione all’interno del sistema di conoscenze del paziente.
Un inizio che è già cambiamento
Il primo colloquio, e più in generale la fase di assessment, non rappresenta solo un momento valutativo, ma costituisce l’avvio concreto del processo terapeutico. In una prospettiva cognitivo-costruttivista, già dalle prime sedute si inizia a lavorare sugli aspetti emotivi, relazionali e sul momento presente, ponendo le basi per un percorso di cambiamento condiviso, in cui il terapeuta accompagna il paziente, facilitando la costruzione di nuove conoscenze su di sé e sul proprio funzionamento.
Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Ilaria Campostori Psicologa e Psicoterapeuta a riceve presso la sede di Legnano del centro interapia
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Riferimenti bibliografici
- Bara, B. G. (2005). Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva. Vol. 3 Torino: Bollati Boringhieri.
- Bara, B. G. (2018). Il terapeuta relazionale. Tecnica dell’atto terapeutico. Torino: Bollati Boringhieri.
