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Per comprendere al meglio cosa s’intende con “supervisione” è utile approfondire l’etimo di questo termine.
Supervisione deriva dal latino supervideo, cioè “osservare dall’alto, vegliare”, letteralmente implica un’osservazione attenta e una guida che vanno al di là del semplice controllo.
La supervisione è da intendersi, dunque, come un “sistema di pensiero, meta sull’azione professionale, uno spazio e un tempo di sospensione, dove ritrovare, attraverso la riflessione guidata da un esperto, una distanza equilibrata dall’azione.
La relazione di supervisione è caratterizzata dalla fiducia reciproca e dalla comunicazione aperta ed è un meta-contesto di pensiero sull’intervento professionale, uno spazio per riflettere sulle dinamiche emotive e metodologiche dell’agire professionale.
Nella pratica clinica si intende un processo di osservazione, analisi, valutazione ed espressione di feedback condotto da un professionista, spesso più esperto, nei confronti di un altro professionista.
Nello specifico della professione, si tratta di una pratica importante, per molti orientamenti obbligatoria durante il percorso di formazione in psicoterapia, ma ampiamente utilizzata da psicologi e psicoterapeuti anche al di fuori dei percorsi formativi.
Umberta Telfener, psicologa clinica e della salute, che da diversi anni si occupa di supervisioni in diverse strutture pubbliche italiane nell’ambito della salute mentale, scrive a proposito della supervisione: “E’ stata chiamata supervisione la relazione tra una persona più esperta e un individuo in training.
Si tratta di quella situazione in cui l’esperto costruisce con lo studente una serie di contesti educativi per connettere insieme gli aspetti comportamentali (il fare), quelli teorici (il saper fare), quelli emotivi (il saper essere), condividendo una cornice che contenga questi diversi livelli e con la condivisione di obiettivi e di una stessa visione del mondo.
In un’ottica costruttiva la supervisione è considerata una coordinazione di pensieri e azioni all’interno di un contesto e di una definizione (di scopi e obiettivi) ugualmente condivisa.”
Una definizione di supervisione in campo cognitivista è stata data da Nicola Butera e Roberta Zaratta (2002), i quali scrivono che la supervisione rappresenta un processo interattivo, caratterizzato da diversi vissuti emotivi, le cui componenti sono: il terapeuta, il supervisore e la relazione.
Supervisore e terapeuta si trovano a co-costruire un contesto di reciprocità, all’interno del quale il terapeuta espone al supervisore la storia e i disturbi del paziente, racconta della terapia che sta conducendo e dei problemi che sta riscontrando incontrando in corso d’opera.
D’altro canto il supervisore allena il terapeuta all’auto-osservazione in modo da comprendere meglio quali sono i propri meccanismi di “funzionamento”.
In questo modo il terapeuta può dare nuovo significato al proprio lavoro, ricostruendo la conoscenza che ha della terapia, del paziente e del proprio modo di essere all’interno della relazione terapeutica.
Il supervisore può ricostruire e riorganizzare la conoscenza che ha della terapia, del terapeuta e del proprio modo di essere all’interno della relazione di supervisione.
Attraverso questa costruzione e ri-costruzione dell’esperienza e del suo significato, si raggiunge una maggior conoscenza delle proprie competenze; un cambiamento emotivo, cognitivo e, di conseguenza, un cambiamento del modo di agire del terapeuta e del supervisore.
Una visione più rigorosa della supervisione è quella di Carol Falender che la vede come un’attività professionale distinta in cui istruzione e formazione sono volte a sviluppare una pratica psicoterapeutica scientificamente fondata, attraverso un processo interpersonale collaborativo.
La supervisione favorisce il riconoscimento dei punti di forza del supervisionato, incoraggiando l’ autoefficacia e deve essere usata per promuovere e tutelare il benessere del cliente, la professione e la società in generale.
COMPONENTI E OBIETTIVI DELLA SUPERVISIONE
Le componenti necessarie affinché una supervisione possa dirsi efficace sono: la costruzione della relazione, il rispetto per il supervisionato, la valutazione collaborativa delle competenze del supervisionato e la successiva definizione di obiettivi e compiti di sviluppo.
La riflessione e la valutazione delle competenze del terapeuta da parte del supervisore devono mirare a un miglioramento delle competenze e alla promozione, nel supervisionato, di capacità di gestione dei fattori personali e di controtransfert e i loro risvolti sul processo clinico.
Dei criteri che rendono una supervisione efficace si è parlato in un congresso APA (2014), in un simposio a cura di Chun-I Li, Scott Fairhurst e Scott Liu, dove sono stati delineati i compiti del supervisore e le aspettative del supervisionato, che sono dieci:
- aiutare l’introspezione (facilitating insight)
- riscontro e correzione (feedback and correction)
- incanalare l’elaborazione (allowing for debriefing)
- delineare le scelte (outlining options)
- impartire conoscenze generali (imparting general knowledge)
- spiegare che fare (explaining what to do)
- impostare differenze di valori (addressing differences in values )
- promuovere lo sviluppo professionale (promoting professional development)
- essere un modello (modeling)
- validare gli stati emotivi del supervisionato (validating supervisee’s feeling)
Queste variabili potrebbero essere a grandi linee raggruppabili in due aree principali: la validazione degli stati emotivi vissuti in seduta e la valutazione e correzione degli aspetti tecnici e strategici (Ruggiero 2014).
Grazie alla pratica costante di supervisione clinica, il terapeuta ha la possibilità di sviluppare dentro di sé una funzione fondamentale per il suo lavoro, si tratta di una “voce guida di supervisore interno”, che osserva il processo, e allo stesso tempo, sostiene e incoraggia il terapeuta verso l’intervento che, in quel momento, risulta essere il più efficace.
Attraverso la supervisione il terapeuta sviluppa e rafforza la capacità di auto-osservarsi e ciò gli permette di accorgersi quando è arrivato il momento di fermarsi a osservare, insieme a una terza persona, che cosa si sta muovendo nella relazione terapeutica con uno specifico paziente, chiedendo supporto e confronto attraverso una supervisione.
Scegliere di investire tempo, energie e risorse nella supervisione clinica significa svolgere la propria attività professionale con responsabilità e cura, elementi che favoriscono la crescita professionale dello specialista e hanno un impatto positivo e tangibile sulla qualità delle prestazioni che eroga e di conseguenza sul paziente e sulla relazione terapeutica.
Il terapeuta supervisore è dunque un punto di vista esterno che aiuta nell’analisi della situazione, dei fatti e delle eventuali criticità.
Il supervisore deve essere in grado di:
- valutare e monitorare
- offrire supporto e consulenza
- formare e consigliare
- fornire modelli e strumenti
La supervisione diventa un’opportunità indispensabile di crescita, di miglioramento e di supporto per il terapeuta e per il paziente; è centrale il “paziente”, che per i motivi più diversi si trova in uno stato di bisogno, ma è centrale anche l’operatore.
Uno degli obiettivi della supervisione è sviluppare una mentalità psicologica che sostenga nella comprensione del paziente e nella relazione che si costruisce con lui.
SUPERVISIONE A DIVERSI LIVELLI E L’IMPORTANZA DI UNO SGUARDO ESTERNO
In supervisione, come già detto, abbiamo un terapeuta e un supervisore e possiamo dividerla in due parti: una focalizzata sui contenuti e una sui processi.
La parte incentrata sui contenuti (come funziona questo paziente, che problemi ha?) attiene ad aderenza, competenza e osservanza delle regole di una certa teoria clinica, mentre la parte attenta ai processi si occupa dei fattori aspecifici, della relazione terapeutica e su come il supervisionato sa rapportarsi con il supervisore (quanto accetto di essere messo in discussione? Che emozioni ho?)
La supervisione è un dispositivo di revisione del proprio metodo di lavoro, è un tempo sospeso dalla quotidianità che ci permette di recuperare i passaggi dell’agire e capire quanto chiari siano gli obiettivi, come essi si traducano in azioni e strumenti e come si affrontano problemi e imprevisti.
Nel setting della supervisione si viene a creare un contesto di apprendimento in cui le potenzialità del supervisionato sono incoraggiate e sviluppate, mentre sono contemporaneamente proposti validi e saldi riferimenti teorico-concettuali e tecnico-operativi cui attingere nell’individuazione di strategie efficaci di lavoro.
Il supervisionato riceve idee, informazioni e suggerimenti sul proprio lavoro da un’altra prospettiva che gli consentono di apprendere abilità concettuali e tecniche, competenze diagnostiche ed esecutive che, oltre a consentirgli di sviluppare una corrispondenza all’orientamento teorico, la comprensione, il coinvolgimento e la sensibilità empatica, lo educano a pianificare e utilizzare al meglio le risorse personali e professionali di adattamento creativo.
Inoltre, il supervisore, ponendosi come modello di comportamento e di pratica professionale, consente al supervisionato di apprendere direttamente, attraverso l’esperienza, abilità e tecniche specifiche e capacità relazionali.
Nella supervisione viene sollecitata un’autovalutazione costante del proprio comportamento nella relazione terapeutica dove si coinvolge il supervisionato in un processo interpersonale che pone in rilievo capacità critiche costruttive e intuitive.
Il supervisore controlla la correttezza della pratica professionale del supervisionato attraverso il monitoraggio costante del processo di acquisizione e sviluppo delle competenze operative nella relazione terapeutica e nella gestione della professione; per far ciò, focalizza l’attenzione su alcuni fattori fondamentali: capacità di accogliere, ascoltare e comunicare, autoconsapevolezza, capacità di stabilire un’alleanza terapeutica, etica professionale, competenze tecniche.
Il supervisore sostiene il terapeuta con l’attenzione empatica, il confronto costruttivo e l’incoraggiamento che lo rassicurano, sul piano personale e professionale, di non essere solo a gestire difficoltà e problemi, ma di poter condividere, in un clima di profonda fiducia e coinvolgimento, le percezione, le emozioni, le azioni e gli atteggiamenti che scaturiscono dalla relazione terapeutica con il paziente.
E’ possibile riconoscere tre fasi evolutive del processo di supervisione:
- fase iniziale, di avvio della conoscenza in cui si punta ad una chiarificazione di cosa è una supervisione, al consolidamento e sviluppo delle competenze di base nonché all’individuazione dei punti forza e delle aree problema;
- fase avanzata, in cui si assiste al potenziamento della fiducia in sé e delle risorse personali e professionali;
- fase finale, caratterizzata dall’autonomia e dalla creatività professionale del supervisionato.
La supervisione assume principalmente la forma di un insegnamento e di una verifica delle procedure applicate dal terapeuta e, utilizzata come uno strumento essenziale per l’aggiornamento teorico-pratico e lo sviluppo professionale del clinico, prende in considerazione sia il piano delle competenze e delle prestazioni professionali, sia quello delle dinamiche emotive e relazionali della diade terapeuta-paziente.
La valutazione dell’efficacia della supervisione può essere effettuata considerando non solo il cambiamento nel paziente, ma anche i cambiamenti nelle emozioni del terapeuta.
La supervisione intende aiutare il terapeuta a far crescere la sua sicurezza, a far aumentare la comprensione di sé e del processo terapeutico, a far sviluppare la capacità di accoglienza, autenticità ed empatia, oltre all’abilità di metterle in pratica.
La supervisione è uno spazio di ascolto che aiuta il professionista a mettere in luce ciò che appare nebuloso, aumenta l’autoefficacia di fronte alla difficoltà che si possono incontrare e, questo concetto coniato da Bandura si riferisce al “senso di adeguatezza, efficienza e competenza” ed incoraggia l’apertura mentale finendo per arricchire tutti i partecipanti.
Anche se può sembrare che la supervisione sia una valutazione complessa e rigorosa, in cui il lavoro del professionista vengono messi in discussione o dove vengono evidenziati i suoi errori, non potrebbe essere più lontano dalla verità.
La supervisione è uno spazio di comunicazione, di feedback positivo attraverso commenti ed opinioni da parte di un esperto che sprona a migliorare, ad arricchirsi, a progredire
Conclusioni sul tema della supervisione
La supervisione è, in definitiva, un processo di guida e sostegno professionale che combina osservazione attenta, analisi approfondita e orientamento mirato.
Adottando un approccio collaborativo ed empatico, favorisce lo sviluppo delle competenze e la crescita personale all’interno di un contesto specifico.
La supervisione si distingue per la sua capacità di fornire una visione chiara e riflessiva delle dinamiche in gioco, permettendo agli individui di affrontare le sfide e cogliere le opportunità con fiducia e consapevolezza.
Nella supervisione in psicoterapia, il supervisore svolge un ruolo simile a quello di un architetto che pianifica attentamente ogni fase della costruzione.
Come un architetto si impegna per posizionare ogni mattonella con precisione, così il supervisore lavora con diligenza con il terapeuta.
L’obiettivo è creare una base solida su cui il terapeuta possa costruire le proprie competenze, garantendo un trattamento efficace e rispettoso dei pazienti.
Chiarezza e consapevolezza in merito al focus della supervisione sono cruciali per ottimizzare i risultati del processo insieme alla costruzione di una solida alleanza di lavoro che crea un ambiente sicuro e collaborativo in cui esplorare le sfide e le opportunità della pratica clinica.
L’etica svolge, inoltre, un ruolo fondamentale nella supervisione in psicoterapia, guidata da valori come l’integrità, l’onestà e il rispetto del benessere del paziente e non solo.
La supervisione etica si basa su una relazione professionale e rispettosa tra supervisore e supervisionato che favorisce l’espressione aperta delle opinioni e delle emozioni, nonché una gestione efficace delle critiche e delle sfide.
Dati e ricerche confermano che la supervisione ha un impatto positivo e significativo sui professionisti che la utilizzano contribuendo in modo tangibile alla loro crescita e sviluppo professionale.
Questo effetto positivo si riflette in miglioramenti chiave quali l’acquisizione di competenze più solide, una maggior consapevolezza di sé e una migliorata efficacia nell’azione terapeutica.
“Ogni trattamento destinato a penetrare nel profondo consiste almeno per metà nell’autoesame del terapeuta” (Jung).
BIBLIOGRAFIA
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- -Henderson P., Holloway J., Millar A. “ Guida pratica alla supervisione. Metodi e strumenti per le professioni d’aiuto” ed Erickson
- -Abazia L.”Supervisione e psicoterapia. Un’alleanza vitale” ed. Franco Angeli
- -Kottler J.A., Blau D.S.” Il terapeuta imperfetto. Imparare dall’insuccesso nella Pratica Clinica” ed. Alpes Italia
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Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Viviana Orizzi
Psicologa e psicoterapeuta presso il Centro InTerapia di Saronno, situato in Via Roma 85.
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