La lezione di Inside Out
Cosa sono le emozioni? Il cartone animato Inside Out ci mostra come le emozioni primarie — gioia, paura, rabbia, tristezza e disgusto — facciano parte di ognuno di noi, accompagnandoci già dalla prima infanzia.
Indice
La tristezza
Il personaggio di Tristezza, che vogliamo analizzare in modo più approfondito, è una figura indispensabile per la crescita emotiva della piccola protagonista del film. Spesso si pensa che questa emozione non dovrebbe essere presente e, anche qui, infatti, è inizialmente percepita come una presenza ingombrante e problematica, con un ruolo secondario e indesiderato. Questo personaggio, raffigurato come lento e impacciato, sembra un ostacolo alla felicità di Riley. Ma, provando a guardare oltre queste prime impressioni, scopriamo un’emozione sensibile ed empatica, che mostra da subito la sua capacità di comprendere gli altri e i loro sentimenti.
Durante il viaggio fuori dal “Quartier generale” della mente di Riley, Gioia e Tristezza sono costrette a collaborare, ed è proprio qui che emerge come, attraverso la tristezza — emozione apparentemente negativa — si possa riconoscere il dolore dell’altro e mostrare conforto ed empatia. In particolare, è nell’incontro con Bing Bong, l’amico immaginario di Riley, che Tristezza mostra tutta la sua comprensione per la sofferenza di essere stato dimenticato.
Un’altra occasione nella quale questo personaggio mostra la sua importanza è alla fine del film, quando permette alla protagonista di aprirsi ai genitori e di verbalizzare tutta la sua malinconia.
Le emozioni sono importanti, anche la tristezza
Capiamo quindi quanto sia importante accettare tutte le emozioni, anche quelle apparentemente negative, con l’obiettivo di trovare il giusto equilibrio psicofisico, che nasce appunto dalla corretta integrazione tra le emozioni. In questo modo si possono imparare a gestire i momenti difficili senza avere la sensazione di perdere il controllo, accettando e comprendendo che tutte le emozioni hanno un ruolo fondamentale.
Così come nel cartone, anche nella società odierna l’emozione della tristezza viene spesso malvista. Attraverso l’utilizzo dei social si è costantemente spinti a mostrare solo il lato positivo della nostra quotidianità, portando a pensare che la tristezza — o altre emozioni considerate negative — non possano essere condivise. Il rischio può essere quello di considerare il provare o lo sperimentare queste emozioni come un fallimento, tendenza che con il tempo può trasformarsi in ansia o senso di inadeguatezza. Anche i continui confronti possono portare le persone a pensare di non essere all’altezza degli altri o a considerarsi “sbagliati”.

Accettare la tristezza
Accettare la tristezza e considerarla tra le emozioni che si possono sperimentare non significa arrendersi al dolore, ma imparare a conoscerla, ascoltarla e localizzarla. Diventa indispensabile riuscire a comprendere ciò che proviamo senza giudicare. Un modo per farlo è attraverso la scrittura, provando a dare forma a ciò che dentro di noi è confuso, caotico o doloroso. Questo è un processo che ci aiuta a dare un confine e una struttura ai nostri pensieri, contribuendo a portare ordine nel disordine interiore. La scrittura è infatti considerata una valvola di sfogo positiva, che permette di elaborare ciò che fa male.
La tristezza, quindi, non è un nemico da combattere e, come si può ben vedere anche dal cartone Inside Out, tutte le emozioni sono importanti e necessitano di uno spazio, così che possano emergere e “collaborare” nella creazione di nuovi ricordi più maturi. Ciò permette di comprendere che le situazioni che viviamo non sono mai caratterizzate da contrasti assoluti, ma si muovono tra diverse sfumature, consentendo di sviluppare una maggiore complessità emotiva e una migliore comprensione delle sfide personali e delle opportunità di crescita.
Autore

Articolo scritto dalla dott.ssa Jessica Capellini riceve Psicologa e Psicoterapeuta nella sede di Milano.
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