Quando si intraprende una terapia cognitivo-comportamentale, per alcuni pazienti può risultare curioso dedicare del tempo ad esplorare la propria storia di vita. Questo articolo nasce proprio dall’esigenza di rispondere a tale curiosità.
IL MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE
Il modello biopsicosociale di George L. Engel (1977) fornisce una prospettiva antropologica utile per descrivere lo stato di salute e disabilità della persona. Si tratta di un approccio sistemico che considera l’interazione tra diversi fattori: biologici, psicologici e sociali, che si integrano nel soggetto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute come “una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non esclusivamente l’assenza di malattia o infermità”. Da questo concetto, possiamo comprendere che l’individuo è il risultato delle complesse interazioni tra la sfera biologica, psichica e il contesto in cui vive.
QUANDO L’AMBIENTE È INVALIDANTE?
La storia personale di ciascuno è da intendersi come il risultato di un processo evolutivo in cui interagiscono fattori biologici, psicologici e sociali. Tali aspetti consentono al clinico di comprendere il contesto che circonda, forma ed influenza il sentire e il comportarsi dell’individuo. In questo articolo, analizzerò più nel dettaglio alcune caratteristiche ambientali, come gli stili genitoriali, che determinano le nostre manifestazioni e regolazioni emotive, nonché la gestione degli ostacoli e dei successi. Quando parliamo di ambiente invalidante, facciamo riferimento ad un contesto in cui, alla comunicazione delle proprie esperienze interne, seguono risposte estreme, inappropriate, punitive o banalizzanti, con una variabilità imprevedibile.
COSA SI INTENDE PER STILE GENITORIALE?
Lo stile genitoriale rappresenta il modo in cui i genitori esercitano le loro funzioni educative e di accudimento, influenzando profondamente i comportamenti dei figli in età adulta e lo sviluppo affettivo ed emotivo. Ogni genitore porta con sé la propria storia ed esperienze personali, che strutturano uno stile educativo individuale, influenzato anche da fattori esterni come l’ambiente, le altre figure familiari e il contesto culturale.
STILE GENITORIALE AUTOREVOLE
Lo stile autorevole rappresenta un equilibrio tra severità, protezione ed entusiasmo, esercitato con disciplina, ascolto, dialogo e tolleranza. Le regole sono chiare, motivate e applicate con coerenza, ma possono essere adattate alle esigenze dei figli. Il genitore autorevole negozia, è disponibile a mettere in discussione il proprio punto di vista e valorizza l’indipendenza e l’autonomia, mantenendo saldi i propri principi e permettendo ai figli di esprimere le proprie opinioni. Le punizioni, mai fisiche, sono motivate e danno al bambino la possibilità di discuterne e
comprenderne il valore. Un genitore autorevole offre conforto, sostegno e perdono, insegnando al bambino ad essere assertivo, ad autoregolarsi emotivamente, a cooperare e a responsabilizzarsi.
STILE GENITORIALE AUTORITARIO
Questo stile è caratterizzato da un eccessivo controllo, rigidità, critica, alti standard, scarsa flessibilità e bassa tolleranza. Il genitore autoritario non aiuta il bambino a comprendere i propri comportamenti e le loro conseguenze, ha aspettative molto elevate e non ascolta i bisogni dei figli, con cui c’è poco dialogo. I figli devono rispettare regole imposte senza motivazioni, e il mancato rispetto comporta punizioni fisiche o verbali. Questo stile non favorisce l’indipendenza, l’autonomia o la consapevolezza dei propri limiti. Di conseguenza, i bambini sviluppano convinzioni negative su sé stessi, come la percezione di incapacità, bassa autostima, perfezionismo, e una tendenza ad attribuire colpe e tristezza. Ne derivano stati emotivi di ansia, sintomi depressivi e una visione negativa di sé (Gibb, 2002).

STILE GENITORIALE PERMISSIVO-INDULGENTE
Lo stile permissivo-indulgente si caratterizza per l’assenza di regole, controllo e aspettative nei confronti dei figli, soprattutto rispetto alla maturità e all’autocontrollo. I genitori permissivi sono eccessivamente aperti al dialogo, offrono un nutrimento affettivo abbondante, soddisfano frequentemente le richieste e i bisogni dei figli senza stabilire regole, confini o modelli di comportamento. Questo porta i bambini a sviluppare difficoltà nell’affrontare frustrazioni e a non sentirsi motivati nel perseguire i propri obiettivi. Il rapporto tra genitori e figli diventa troppo amichevole, privo di ruoli chiari e di aspettative precise, portando a un forte senso di autodisciplina rigida nei figli. Studi recenti hanno rivelato che questo stile è correlato a comportamenti a rischio, come il consumo di alcol e droghe, una cattiva condotta a scuola e la mancanza di motivazione nel perseguire obiettivi personali, oltre a difficoltà emotive come l’ansia, a causa della mancanza di confini.
STILE GENITORIALE TRASCURANTE/RIFIUTANTE
Questo stile educativo si caratterizza per la mancanza di coinvolgimento emotivo nella vita e nell’educazione dei figli. Il genitore trascurante soddisfa solo i bisogni primari del bambino, ma non è in grado di offrirgli un supporto emotivo. Questi genitori sono distanti, freddi, disinteressati e negligenti, non stabiliscono regole o confini chiari, né si assumono la responsabilità educativa. I figli di genitori trascuranti mostrano gravi difficoltà cognitive, emotive e sociali, che si manifestano con scarso rendimento scolastico, problemi a mantenere comportamenti socialmente adeguati e difficoltà psicologiche come dipendenze, ansia, paura, abuso di sostanze in età adulta e discontrollo degli impulsi.
Conclusioni
L’adozione di uno specifico stile genitoriale comporta una responsabilità importante: occuparsi dei bisogni del proprio figlio e avere le capacità adeguate per soddisfarli. Le ricerche hanno dimostrato
che lo stile più efficace è quello autorevole, poiché stimola l’autostima, l’assertività, la responsabilità e l’autonomia, bilanciando il giusto controllo e sostegno. Essere genitori richiede tempo, risorse, anni di pratica ed è un percorso complesso di adattamento, elaborazione, flessibilità e tolleranza alle frustrazioni, che può avere un impatto significativo sul benessere del bambino e sull’adulto che diventerà.

Articolo scritto dalla dott.ssa Mariacarla Perfido Psicologa e Psicoterapeuta presso la Sedi di Milano del Centro InTerapia.
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Bibliografia
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