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10 modi per aiutare i partner evitanti a sviluppare empatia

da | Feb 19, 2025 | Articoli di Psicologia | 0 commenti

Attaccamento evitante: come promuovere una crescita e un cambiamento positivo

La teoria dell’attaccamento evitante è stata sviluppata da John Bowlby negli anni 50 e  60 e si concentra sullo sviluppo delle relazioni e dei legami (in particolare a lungo termine) tra le persone, ed in particolare spiega come il legame emotivo tra un bambino e le sue figure di riferimento (come i genitori) influenzi lo sviluppo psicologico e le relazioni future.

Principali stili di attaccamento

Mary Ainsworth ha ampliato notevolmente il lavoro originale di Bowlby e ha descritto tre principali stili di attaccamento: attaccamento sicuro, attaccamento ambivalente-insicuro e attaccamento evitante-insicuro. Successivamente, i ricercatori Main e Solomon (1986) hanno aggiunto un quarto stile di attaccamento chiamato attaccamento disorganizzato-insicuro basato sulla loro ricerca.

Le ricerche di Mary Ainsworth hanno messo in evidenza che i bambini con un attaccamento evitante tendono a evitare i genitori o i caregiver, non mostrando alcuna preferenza tra un caregiver e un perfetto sconosciuto. Questo stile di attaccamento si sviluppa spesso in risposta a caregiver che minimizzano i bisogni emotivi del bambino.

Come si comportano da adulti i bambini che hanno sviluppato un attaccamento evitante con i propri caregiver? Da adulti possono sembrare distaccati, autosufficienti ed avere difficoltà a creare relazioni profonde ma che ci crediate o no, la maggior parte delle persone con stili di attaccamento evitanti desidera soddisfare il proprio partner all’interno di una relazione. 

Differenza tra prendersi cura ed empatia

Spesso le persone confondono bassi livelli di empatia con una mancanza di cura. Ma l’attaccamento evitante significa che le persone evitano gli stati emotivi negativi, non che evitano le persone. Sono persone che vogliono avere relazioni sentimentali altrimenti non ci sarebbero tutti questi partner che si lamentano di loro!

Per cominciare è importante distinguere il prendersi cura dall’empatia. La cura è un atteggiamento mentale. Ci sono persone che sono estremamente evitanti ma che sono  anche, allo stesso tempo,  le persone più premurose del mondo. Sono attive nel volontariato, lavorano instancabilmente per te e sono generose. Per questo motivo, molti evitanti premurosi potrebbero sembrare avere stili di attaccamento sicuri quando li incontri per la prima volta. La maggior parte non rientra nello stereotipo del dirigente spietato e autoritario.

È solo quando provano forti emozioni che li trovi indietreggiare, sembrare imperturbabili o distaccati. Hanno difficoltà a tollerare le emozioni negative o quelle che comportano un’elevata vulnerabilità (come l’amore). Hanno difficoltà a tollerare le emozioni perché i loro genitori non hanno saputo aiutarli a tollerarle quando erano piccoli.

Persone, bambini ed emozioni

Le persone imparano a conoscere le emozioni, come sperimentarle, etichettarle e comprenderle, attraverso le relazioni infantili con i genitori. Quando il bambino di un genitore con un attaccamento sicuro cade e si sbuccia il ginocchio, la prima cosa che fa, prima ancora di iniziare a piangere, è guardare il viso del genitore. Il genitore sicuro è empatico e sente il dolore del bambino. Quindi, il bambino trova un’espressione di dolore riflessa sul viso del genitore insieme a una verbalizzazione, “Ahia!” Quindi inizia immediatamente a piangere. Sa che il genitore ha catturato (letteralmente sentito) il suo dolore, lo ha compreso e glielo ha rispecchiato. Il genitore sicuro quindi lo consola mentre piange, sta con lui quando prova questa emozione sgradevole. Questa è la base dell’empatia; qualcuno mi vede dentro al punto da poter sentire la mia esperienza, rispecchiarla su di me e tollerare la mia dolorosa emozione per tutto il tempo necessario mentre mi conforta.

Empatia con i bambini

Bambini potrebbero diventare adulti evitanti

Ma i bambini che finiscono per essere adulti evitanti potrebbero non capirlo. Quando cadono e si sbucciano il ginocchio, il genitore evitante, non riuscendo a tollerare un bambino che piange,  potrebbe mantenere un’espressione facciale neutra o positiva (non volendo segnalare al bambino il suo disagio). Non si occuperà dell’emozione di sofferenza del bambino e la invaliderà istintivamente con un’affermazione come “Stai bene”, “Alzati”, “Non è così male”, “I maschietti non piangono”, “Fattene una ragione, tesoro!” Questa non è empatia. Il genitore si rifiuta di vedere dentro il bambino, il bambino non riesce ad avere un’espressione facciale speculare, il genitore non  tollera il disagio del bambino e non gli dà conforto.

Quindi, cosa può fare un bambino in questa situazione? Può negare le proprie emozioni (“Immagino di non essere ferito”), non sentire il proprio dolore (“Sto bene”) e negare il bisogno di conforto. In altre parole, può imparare a non avere empatia; prima per se stesso e poi per gli altri. Non essendo in grado di riconoscere , di stare con il proprio dolore o chiedere conforto, hanno difficoltà a vedere/sentire il dolore degli altri, non riescono a tollerare le emozioni negative degli altri e spesso rifiutano conforto o supporto quando necessario.

10 modi per sviluppare empatia

Ma ciò che si impara di può disimparare. Ed ecco 10 passaggi che puoi seguire per aiutare il tuo partner evitante:

  1. Cerca di capire che il non avere molta empatia non è colpa sua. È qualcosa che gli è successo. Ha dovuto sopportare ed essere forte perché non ha avuto conforto quando stava male e ne aveva bisogno. Poiché ha dovuto spegnere il “circuito del bisogno” per se stesso, ha dovuto spegnerlo anche per gli altri. Per riuscire ad avere più compassione per gli altri, dovrebbe prima sentire, accettare e convalidare il proprio dolore. Condividi questa affermazione con lui/lei.
  2. Ricorda che anche se ha poca empatia, può essere molto premuroso/a Cercherà di darti ciò di cui hai bisogno se sei abbastanza paziente da trattenere la rabbia e insegnarglielo. L’adulto di fronte a te ha un bambino incompreso dentro di sé. Puoi stabilire dei limiti ma non prendertela con il bambino sofferente.
  3. Se prima di leggere questo articolo eri già troppo ferito per riuscire a provare empatia per il tuo partner non empatico, o se credi di non dover insegnare l’empatia a un altro adulto, allora forse dovresti lasciarlo/a.
  4. Falle fare pratica chiedendole di leggere le tue espressioni facciali,  le tue emozioni e dagli un feedback sulla loro accuratezza aiutandoti con un dizionario delle emozioni.
  5. Prova a mostrargli il pensiero empatico ad alta voce dicendo qualcosa come: “Immagino che tu stia provando (o pensando)… questo in relazione a quanto è successo”.  Questo è anche noto come “mentalizzazione”.
  6. Dalle un segnale, un avviso quando stai per introdurre informazioni potenzialmente dolorose. Dì qualcosa come “Devo parlarti di qualcosa che mi sta disturbando e voglio chiederti di ascoltarmi e di aspettare a rispondere finché non avrò finito”.
  7. Suggeriscigli di provare a sentire parte dell’ emozione a livello fisico in modo che possa “trattenerla” nel  corpo mentre è seduto e ascolta. Suggeriscigli di prendere la sensazione che sente, nella sua testa, collo o busto  mentre parli e di spostare la sensazione più in basso nel suo corpo (utilizzando una respirazione lenta e profonda) e di trattenerla nel corpo come uno stato fisico fastidioso… tutto questo in modo che possa tenere la sua mente libera mentre parli.
  8. Chiedile di eseguire una simulazione mentale di come tu o altre persone le risponderete emotivamente prima che parlino o agiscano.
  9. Mostragli  come validare i sentimenti di qualcuno (“Capisco quanto sei stato colpito da ciò che ho detto”) senza difenderti (non hai bisogno di aggiungere che non hai fatto nulla di sbagliato). Non difenderti quando cerchi di insegnare a qualcuno l’empatia.
  10. Mostrale come essere gentile con se stessa e tenere in considerazione le emozioni dell’altra persona (non le proprie difese) mentre offre conforto verbale e/o fisico (se appropriato). 

Provando empatia per l’ansia e il timore del tuo partner evitante di affrontare questa conversazione, prova a condividere questo post con lui/lei prima di iniziare una sessione di pratica faccia a faccia.

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Autore

Alice Mazza

Articolo scritto dalla Dott.ssa Alice Mazza Psicologa e Psicoterapeuta a Monza

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Articolo originario

Riferimenti bibliografici

  • What Is Attachment Theory?How early emotional bonds shape our hearts. Kendra Cherry. Verywell mind.

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