Il burnout non è un semplice periodo di stress, in termini clinici e psichiatrici è una sindrome multidimensionale derivante da uno squilibrio cronico tra le richieste lavorative e le risorse individuali disponibili.
Sebbene non sia classificato come una malattia nel DSM-5 (il manuale diagnostico dei disturbi mentali), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo ha ufficialmente inserito nell’ICD-11 (Classificazione Internazionale delle Malattie) definendolo un fenomeno occupazionale.
Indice
Comprendere il burnout: l’erosione dell’anima
Il termine “burnout” (letteralmente bruciato fuori) descrive uno stato di logoramento fisico e mentale causato da stress cronico. Nelle professioni sanitarie o di aiuto (Sara Angelicchio, 2024), questo si traduce spesso in una sensazione di essere “senza via d’uscita”.
Un amico in burnout raramente chiede aiuto in modo diretto. Più spesso noterai:
– Esaurimento emotivo: è il nucleo della sindrome. La persona riporta sensazione di essere svuotata, inaridita e priva di energie psicofisiche per affrontare la giornata. Sente di non avere più nulla da offrire a livello affettivo o professionale.
– Cinismo e distacco: un tono amaro, negativo, astioso o una distacco intenso verso il lavoro e gli altri. È un tentativo disfunzionale di proteggersi dall’eccessivo coinvolgimento emotivo.
– Ridotta realizzazione professionale: la persona descrive pensieri di inadeguatezza e riporta un crollo significativo dell’autostima lavorativa. Percepisce i propri sforzi come inutili e fallimentari, sviluppando un senso di frustrazione cronica rispetto ai propri obiettivi.
– Irritabilità e fatica decisionale: reazioni intense, talvolta non congrue all’entità della situazione e l’incapacità di compiere anche piccole scelte quotidiane.
– Sintomi fisici: mal di testa costanti, problemi digestivi, dermatite, difese immunitarie basse che portano quindi poi a contrarre malanni frequenti, febbre e una stanchezza che il sonno non riesce a colmare.
Vanno fatte alcune precisazioni cliniche per evitare errori di supporto o trattamento:
– Burnout vs stress comune: lo stress è caratterizzato da “iper-reattività” (troppo coinvolgimento, urgenza); il burnout è caratterizzato da “disimpegno” (distacco, ottundimento, perdita di speranza).
– Burnout vs depressione: la depressione è una condizione globale che investe ogni aspetto della vita; il burnout è inizialmente contestuale (legato all’ambito lavorativo o a un ruolo specifico di cura), anche se, se trascurato, può degenerare in una depressione clinica, quindi la depressione può essere presente ma come conseguenza del burnout.

L’arte del supporto: ascolto e validazione
Il rischio maggiore nel voler aiutare è diventare noi stessi una fonte di stress. Se l’amico si sente “un progetto da aggiustare”, si chiuderà ulteriormente, temerà di essere difettoso o un ulteriore peso per l’altro.
Evita atteggiamenti iper positivi : dire “dai, andrà tutto bene”; “pensa a chi sta peggio”; “i problemi nella vita sono altri” invalida il suo dolore. La vera empatia consiste nel dire cose come: “capisco che tutto ti sembri insormontabile, ed è normale sentirsi così data la situazione”; accoglienza, rimando emotivo, presenza silenziosa ma attiva. Esserci con rispetto è la freccia più potente che si possa avere nel proprio arco. Pertanto l’ascolto attivo: a volte il miglior aiuto. Offri uno spazio dove l’altro possa sfogarsi senza ricevere consigli non richiesti o giudizi sulla sua produttività.
Piccoli gesti quotidiani: azioni a “bassa pressione”
Poiché chi soffre di burnout, soffre di stanchezza mentale, evita quindi domande aperte come: “Cosa posso fare per te?”. Proponi invece azioni concrete:
– Aiuto pratico: “Stasera passo io a prenderti la spesa” o “Ti porto la cena, non serve nemmeno che ci vediamo se sei stanco, te la lascio sulla porta”.
– Presenza senza impegno: invia messaggi (“Ti sto pensando“), reel, post omeme che sai potrebbero piacere a quella persona, un modo semplice e senza impegno che ricordi all’altro che lo hai nella mente. Questo mantiene il legame senza alimentare l’ansia da prestazione sociale.
– Uscite discrete: proponi una passeggiata, invece di una serata intera. La gradualità facilita il ritorno alla socialità.

Quando incoraggiare l’aiuto professionale
Il supporto di un amico è un validissimo e fondamentale aiuto, ma il burnout può alterare la neurochimica cerebrale (cortisolo cronico) e richiede spesso un intervento specialistico. È fondamentale pertanto suggerire un professionista se:
– L’amico abusa di alcol o farmaci per auto-medicarsi, strategie disfunzionali per gestire le emozioni sono un fattore da tenere sotto controllo.
– Esprime sentimenti di tristezza/disperazione profonda.
– La sua capacità di funzionare nel quotidiano è compromessa da diverse settimane.
Con delicatezza, empatia e cautela si potrebbe proporre il supporto psicologico: “Ti vedo soffrire molto e mi preoccupo per te. Forse parlare con un esperto potrebbe darti quegli strumenti che io, come amico, non possiedo ma che meriti di avere”.
In ultimo ma non per importanza:
Supportare qualcuno in burnout richiede che anche tu sia centrato. Anche sull’areo mettiamo in caso di emergenza la mascherina prima a noi e poi a gli altri, quindi assicurati di mantenere i tuoi confini per non scivolare a tua volta in uno stress da compassione.
Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Alessia D’Angelo Psicologa e Psicoterapeuta a Milano
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Bibliografia e Sitografia di Riferimento
– Fossati, M. (Settembre 2025). Il burnout nei professionisti della cura: quando ‘prendersi cura’ diventa ‘troppo’.
– Angelicchio, S. (Ottobre 2024). Sentirsi senza via di uscita: il burnout nelle professioni sanitarie.
– Gizzi, S. (Ottobre 2023). La Sindrome da Burnout: riconoscerla per trattarla.
– Maslach, C., & Leiter, M. P. (2016). Burnout: The Cost of Caring. Holt, Rinehart and Winston.
– World Health Organization (2019). ICD-11: International Classification of Diseases. (Codice QD85).
