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Gen Z: una generazione segnata dalla crisi climatica
La Generazione Z, oltre a essere la prima generazione cresciuta nell’iperconnessione digitale, è anche la prima a trovarsi immersa in un contesto di crisi ambientale permanente, dove informazioni, immagini e dati allarmanti sullo stato del pianeta sono all’ordine del giorno. Parlare di crisi climatica oggi, infatti, non significa più limitarsi ad affrontare il problema del riscaldamento globale, ma richiede di rivolgere l’attenzione a una serie di eventi ambientali interconnessi ed accelerati (es. aumento delle temperature, scioglimento dei ghiacciai, incendi, siccità e scarsità d’acqua, alluvioni, innalzamento dei mari ecc.) che rendono quest’emergenza una presenza visibile e tangibile, non più solo un potenziale pericolo lontano e remoto.
È inutile negarlo, le conseguenze di questo fenomeno sono ogni giorno davanti ai nostri occhi: le stagioni si alternano in modo irregolare, le catastrofi naturali sono sempre più violente e frequenti, e anche in Europa e nei paesi più industrializzati la vita quotidiana, la salute e l’economia iniziano a risentire con chiarezza delle ripercussioni dirette di questi cambiamenti.
Non è sorprendente, dunque, che i giovani della Gen Z siano cresciuti interiorizzando inconsapevolmente il messaggio che il loro futuro sia minacciato e compromesso, alimentando così un vissuto emotivo fatto di frustrazione, ansia e preoccupazione. Per molti giovani, infatti, il proprio senso di identità personale è strettamente legato alla questione climatica: non si tratta solo di preoccuparsi per il pianeta, ma di garantire a sé stessi il diritto di poter sognare un futuro stabile e sereno.
Ecoansia: una risposta reale a un problema reale
In questo scenario, negli ultimi anni si è diffuso il termine ecoansia (o ansia ecologica) per indicare il forte senso di impotenza, paura e angoscia che molti ragazzi sperimentano di fronte alla crisi ambientale e all’incertezza sul futuro del pianeta. Sebbene non sia ancora riconosciuta come disturbo clinico, l’ecoansia rappresenta una risposta emotiva e psicologica reale e crescente, tipica di una generazione che si trova a vivere la crisi climatica come parte strutturale della propria esistenza.
Infatti, a differenza del passato dove l’interesse per l’ambiente era spesso appannaggio di una nicchia o di gruppi attivisti, oggi sempre più giovani vivono queste trasformazioni come una vera e propria forma di insicurezza esistenziale.
L’ecoansia rappresenta una naturale e comprensibile risposta a una minaccia reale e globale, che può tuttavia diventare opprimente e paralizzante, dando origine a vissuti emotivi, sensazioni e comportamenti quali: preoccupazione costante per il futuro del pianeta, rabbia o frustrazione verso i governi o chi ignora o minimizza il problema, disillusione e disinvestimento legato a una percezione del futuro come irreversibilmente compromesso, senso di colpa per le proprie abitudini quotidiane e perdita di motivazione.
L’utilizzo dei social, anche in questo caso, può rivelarsi un’arma a doppio taglio: da un lato favorisce la diffusione di informazioni, mobilitando e stimolando l’impegno e generando consapevolezza; dall’altro, può alimentare il cosiddetto fenomeno del doomscrolling, inteso come la tendenza a scorrere incessantemente notizie negative e allarmanti alla ricerca di nuovi dettagli e conferme. Si tratta di un equilibrio precario, poiché i giovani della Gen Z si trovano quotidianamente esposti a immagini e contenuti che trasmettono un senso di urgenza e di catastrofe imminente, elicitando emozioni intense non sempre facilmente riconoscibili e che spesso non trovano strumenti o supporto adeguati per una corretta elaborazione.
Coltivare la speranza: quando l’angoscia diventa impegno attivo
Provare ansia per l’attuale situazione climatica non è necessariamente indice di fragilità collettiva, bensì riflette anche una profonda consapevolezza e un senso di connessione con il mondo circostante. In un certo senso, si potrebbe dire che l’ecoansia rappresenti una forma di “coscienza ecologica emotiva” che può trasformarsi in una forza sociale e attivista.
Molti giovani della Gen Z, infatti, riescono ad incanalare questa angoscia emotiva in un impegno fatto di azioni concrete: scelgono stili di vita sostenibili (es. alimentazione vegana, riduzione dell’uso della plastica ecc.), partecipano a manifestazioni, promuovono iniziative di sensibilizzazione e si impegnano affinchè vengano messe in atto politiche ambientali più responsabili.
Ecco allora che l’ecoansia può trasformarsi in energia vitale e forza propulsiva capace di alimentare il desiderio di un futuro migliore fatto di piccoli cambiamenti reali e positivi. Paura e preoccupazione lasciano così spazio a speranza e impegno collettivo volto a dimostrare che prendersi cura del pianeta equivale, in fondo, a prendersi cura di sé stessi e degli altri, perché benessere umano e ambientale sono profondamente intrecciati.
Bibliografia:
- Clayton, S., Manning, C., Krygsman, K., & Speiser, M. (2017). Mental health and our changing climate: Impacts, implications, and guidance. American Psychological Association.
- Pihkala, P. (2020). Eco-anxiety, tragedy, and hope: Psychological and spiritual dimensions of climate change. Sustainability, 12(19), 7836.
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Autore

Articolo scritto da Giulia Campanale
Dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Linguistiche e Letterature Straniere e un master in International Human Resource Management presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha iniziato a lavorare presso una multinazionale farmaceutica, dove si occupa di formazione. Spinta da un profondo interesse per la mente e il comportamento umano, ha successivamente scelto di intraprendere un nuovo percorso di studi in Psicologia ed è attualmente laureanda e tirocinante presso il Centro InTerapia di Milano.
