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Il prezzo emotivo della vita online:  Gen Z, ansia relazionale e DOC da relazione

di Centro Interapia | Set 3, 2025 | Ansia e Panico | 0 commenti

Il prezzo emotivo della vita online:  Gen Z, ansia relazionale e DOC da relazione

La GenZ, come prima generazione cresciuta in un mondo iperconnesso dove le relazioni si costruiscono, si nutrono e si mettono alla prova soprattutto online, è anche la generazione che forse più di tutte si trova a pagare lo scotto emotivo delle dinamiche sociali contemporanee e del contesto digitale.

Abituati a risposte immediate ma poco allenati a interagire in un confronto reale e diretto, molti giovani non dispongono degli strumenti necessari per gestire efficacemente l’incertezza affettiva, tollerare il dubbio e convivere con emozioni complesse e ambivalenti. Ne derivano legami intensi ma fragili e instabili, dove l’ansia, il pensiero ossessivo e la paura del rifiuto e dell’abbandono rischiano di soffocare il desiderio di vivere l’esperienza autentica dell’amore. 

Ansia relazionale: quando l’amore diventa ansia

Molti ragazzi crescono con l’idea che l’amore debba essere sempre perfetto, immediato e intenso come quello mostrato sui social e in tv, innescando una dinamica di confronto costante con standard relazionali spesso irrealistici e irraggiungibili che sfociano facilmente nel timore di non essere abbastanza, e dunque di essere lasciati, ignorati o rimpiazzati.

In questo contesto digitale, trova terreno fertile la cosiddetta ansia relazionale: non si tratta di semplice timidezza o insicurezza, ma di un persistente senso di allerta sperimentato all’interno della relazione o al solo pensiero di averne una. A rendere più acuto questo disagio contribuisce la difficoltà a reggere l’ambivalenza tipica dei legami affettivi: il bisogno continuo di conferme e rassicurazioni alimenta così una forte dipendenza emotiva dal feedback dell’altro, che si intreccia con una significativa difficoltà a tollerare l’incertezza o la distanza, vissute come immediato segnale di rifiuto.

La paura di essere abbandonati o traditi si insinua in ogni gesto, messaggio o silenzio ricevuto, che viene amplificato e analizzato ossessivamente. In molte relazioni questo turbine di insicurezze si traduce in una grande difficoltà a fidarsi del partner, in gelosia intensa e spesso immotivata, nel controllo costante del comportamento altrui (online e offline) e nel forte bisogno di rassicurazioni continue (“mi ami davvero? ti piaccio?”).

Si tratta di una forma d’ansia che cela un profondo (e legittimo) bisogno umano: quello di essere visti, riconosciuti e amati. Tuttavia, abituati a una comunicazione filtrata e spesso regolata da dinamiche di piacere e visibilità, per i giovani della GenZ questo bisogno rischia di trasformarsi in un’urgenza costante e nella convinzione che il proprio valore dipenda dall’attenzione e dallo sguardo altrui. Ogni potenziale relazione diventa così una fonte di tensione e ansia, poiché vissuta come una prova continua di valore personale (il ragionamento implicito è: “se l’altro mi cerca e mi scrive, allora valgo, altrimenti significa che c’è qualcosa in me che non va”). 

DOC da relazione: l’amore tormentato dal dubbio

Oltre all’ansia relazionale, nell’ambito dei rapporti sentimentali esiste un’altra forma più specifica e meno conosciuta di disagio nel quale non domina la paura di essere lasciati e rifiutati (come nell’ansia relazionale), bensì il dubbio ossessivo sulla relazione stessa. Si tratta del cosiddetto Disturbo Ossessivo-Compulsivo da Relazione (DOC da relazione), caratterizzato da pensieri intrusivi e ripetitivi sul proprio rapporto amoroso, quali: “è la persona giusta per me? la amo davvero? mi attrae abbastanza”? 

Amare non significa essere liberi da qualsiasi dubbio, anzi, in ogni relazione affettiva è normale e quasi sempre costruttivo attraversare momenti di crisi o incertezza nei quali ci si pone delle domande. Nei soggetti con DOC da relazione, tuttavia, queste domande non sono nè passeggere, né razionali, né semplici insicurezze: sono vere e proprie ossessioni disturbanti che irrompono quotidianamente nella mente del paziente, anche nei momenti più sereni, generando confusione, consumandolo emotivamente e portandolo a cercare compulsivamente conferme e confronti che – anche con un partner sano e rassicurante affianco – non sembrano mai sufficienti: i dubbi tornano sempre, in un ciclo vizioso autoalimentato.

Spesso chi vive un DOC da relazione si sente in colpa all’idea di ferire l’altro o perché “non prova abbastanza”, e ricorre perciò a comportamenti compulsivi come controllare le proprie emozioni e testare i propri sentimenti (“sto sentendo abbastanza?”), confrontarsi continuamente con amici o psicologi, oppure mettere alla prova la relazione con litigi e distacchi immotivati.

Si tratta di un’intensa battaglia interna spesso invisibile dall’esterno: la persona che vive con questo disturbo può infatti apparire agli altri come confusa, indecisa o immatura, innescando così una dinamica logorante e disfunzionale sia per chi ne soffre sia per chi sta accanto. 

Riconoscere per intervenire

Dietro a questi comportamenti vi è spesso uno stile di attaccamento insicuro, sviluppato in fasi precoci della vita ma aggravato al giorno d’oggi dalla cultura digitale.  La GenZ cresce infatti in un mondo dove tutto deve essere chiaro, giusto e veloce, e dove l’amore sembra dover garantire intensità perenne e limpida attrazione in ogni fase. In uno scenario simile, è quindi facile che ogni minima forma di ambivalenza o emozione percepita come meno travolgente venga vissuta come “sbagliata”. Le scarse occasioni di confronto in relazioni stabili e reali, inoltre, rendono più difficile riconoscere e accettare che l’amore vero racchiude anche momenti di noia, incertezza, abitudine e conflitto, impedendo così di vivere il dubbio come semplice fase fisiologica di una relazione e non come una minaccia alla validità della stessa.

Ancora una volta, educare all’autonomia affettiva e all’autostima fin da piccoli è fondamentale per aiutare i giovani a distinguere i bisogni reali dalle loro paure interiori, imparando a comunicarli con chiarezza e a tollerare e normalizzare la naturale ambiguità e incertezza delle relazioni umane.

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Bibliografia:

  • Melli, G., Venturini Drabik, M. J., & Derby, D. (2024). DOC da relazione: riconoscerlo, affrontarlo, superarlo. Erickson.
  • Twenge, J. M. (2017). iGen: Why Today's Super-Connected Kids Are Growing Up Less Rebellious, More Tolerant, Less Happy—and Completely Unprepared for Adulthood. Atria Books.

Autore

Articolo scritto da Giulia Campanale

Dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Linguistiche e Letterature Straniere e un master in International Human Resource Management presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha iniziato a lavorare presso una multinazionale farmaceutica, dove si occupa di formazione. Spinta da un profondo interesse per la mente e il comportamento umano, ha successivamente scelto di intraprendere un nuovo percorso di studi in Psicologia ed è attualmente laureanda e tirocinante presso il Centro InTerapia di Milano.

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