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Il dolore cronico: cos’è e come gestirlo a livello terapeutico

da | Mag 9, 2025 | Articoli di Psicologia | 0 commenti

Cos’è il dolore?

Il dolore può essere considerato come un fenomeno biopsicosociale, in quanto viene definito come una combinazione di esperienze biologiche, psicologiche (emotivo/affettive/cognitive) e sociali. Questo significa, come afferma Aaron (2023), che lo stato e le esperienze psicologiche che viviamo, oltre che il contesto in cui siamo inseriti, influenzano il modo in cui il nostro cervello elabora il dolore fisico che percepisce e anche come, successivamente, lo gestisce.

All’interno del concetto di dolore fisico è possibile distinguerne due categorie:

  • Dolore acuto: è il dolore che segnala che qualcosa di negativo sta accadendo in questo preciso momento all’interno del nostro corpo e quindi è importante prendersene cura in un tempo breve oppure ridurre il livello di attività durante il processo di guarigione;
  • Dolore cronico: viene così definito quel dolore, prima acuto, che perdura per più di tre mesi oppure che persiste una volta che si sia concluso il processo di guarigione (Aaron, 2023).

Come può essere trattato il dolore cronico?

Sono differenti le forme di trattamento preposte alla riduzione del dolore: terapia farmacologica, psicoterapia, yoga, ipnosi, agopuntura.

Quali tipi di interventi si possono utilizzare nella terapia cognitivo-comportamentale per gestire il dolore cronico?

La terapia cognitivo-comportamentale si configura come un intervento estremamente valido per il trattamento del dolore cronico. Essa può mettere a disposizione differenti tecniche per poter aiutare il soggetto nella gestione dello stesso e nel miglioramento della qualità della vita.

Eccone alcuni esempi:

  • Psicoeducazione: ha come obiettivo quello di aumentare la consapevolezza di cosa sia il dolore cronico, di come coinvolga mente e corpo ed a quali livelli. L’obiettivo è quello di favorire una maggiore comprensione che possa lasciare minor spazio alla libera interpretazione, la quale può portare più facilmente a pensieri disfunzionali o distorti;
  • Ristrutturazione cognitiva: molto spesso il dolore cronico è accompagnato da pensieri disfunzionali del tipo “non uscirò mai più da questo malessere/non sarò la stessa persona/vivrò sempre nella paura che questo ritorni/non potrò più riavere la mia vita di prima”. Questi sono solo alcuni degli esempi di pensieri che accompagnano le esperienze di dolore cronico e che contribuiscono ad un peggioramento delle stesse, provocando un aggravamento dell’umore ed elicitando emozioni di tristezza, rabbia e/o paura. La terapia cognitivo comportamentale insegna ad individuare queste tipologie di pensieri disfunzionali e a modificarli, producendone di più realistici e funzionali, in modo da migliorare il proprio vissuto emotivo;
  • Attivazione comportamentale: l’obiettivo di questa tecnica prevede che paziente e terapeuta individuino insieme un piano di attività di piacere e fisiche che permettano al paziente di assumere un ruolo attivo nella quotidianità, di sperimentare piacere, aumentando il tono dell’umore, e di volgere la propria attenzione su altro dal dolore. Il piano di azione consente anche di mantenere un livello di attivazione equilibrato e costante, che permetta di uscire da fasi di iperattivazione a fasi di totale passività;
Emozioni e dolore cronico
  • Tecniche di rilassamento e respirazione: hanno come obiettivo quello di ridurre la tensione muscolare e gli stati di ansia che possono provocare un peggioramento della percezione di dolore e di favorire una maggiore distensione corporea. Tra di esse possono rientrare il rilassamento muscolare progressivo, la respirazione diaframmatica, la tecnica del respiro lento;
  • Training sull’attenzione: ha come obiettivo quello di far imparare a gestire il focus attentivo in modo consapevole e scelto. Questo può aiutare il soggetto a decentrarsi dal dolore e orientare il proprio focus su altro, come ad esempio il piano di attività stilato con il terapeuta.
  • Mindfulness: serve per aumentare la consapevolezza sul momento presente. Una tecnica particolarmente utilizzata è quella del body scan, il cui obiettivo è quello di imparare a scansionare il corpo, notare quello che accade in ogni parte dello stesso senza essere giudicante e senza cercare di cambiare nulla; la finalità è di acquisire conoscenza di ciò che accade nell’organismo, di osservare con curiosità ed accettazione il dolore, senza respingerlo e senza mantenere una alta reattività allo stesso e al contempo di capire come gestire la propria quotidianità per non superare dei limiti fisici o ignorare segnali importanti.

Conclusione

Il dolore, soprattutto nella sua forma cronica, non è solo una semplice risposta fisiologica a un danno tissutale, ma una complessa esperienza soggettiva influenzata da molteplici fattori biologici, psicologici e sociali. Comprendere il dolore in questa prospettiva integrata consente di affrontarlo in modo più efficace e personalizzato.

La terapia cognitivo-comportamentale offre strumenti pratici e scientificamente validati per aiutare le persone a modificare il loro rapporto con il dolore, migliorando il funzionamento quotidiano e la qualità della vita. Lavorare sui pensieri, sulle emozioni, sui comportamenti e sull’attenzione consente al paziente di tornare ad avere un ruolo attivo nella propria esperienza, riducendo la sofferenza e riscoprendo nuove possibilità di benessere, anche in presenza del dolore.

Chiara Mariani Psicologa Legnano

Articolo scritto dalla Dott.ssa Chiara Mariani Psicologa e Psicoterapeuta a Legnano.

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