Febbraio, il mese dell’amore! L’amore è un sentimento fondamentale per noi esseri umani, tanto che permea romanzi, canzoni, poesie, quadri… Le nostre stesse storie di vita raccontano di amore, in tutte le sue molteplici forme: amore affettuoso tra una coppia affiatata, l’amore passionale, l’amore incondizionato per un figlio, quello premuroso per un amico…

Eppure se ci chiedessero cosa significa “amare”, probabilmente rimarremmo bloccati nella difficoltà di definire il concetto. L’amore ha molteplici volti, molte manifestazioni e mille sfumature.

Persino volendosi soffermare sull’amore tra partner non riusciremmo a trovare una definizione univoca, anche un singolo rapporto di coppia attraversa differenti fasi, si evolve, muta, si trasforma. È un flusso continuo, un divenire.

Non esistono strade battute in amore, pozioni magiche o strategie. Nessuna indicazione. Solo noi e l’altro, ciascuno con il suo bagaglio a trovare incastri e compromessi, a incontrarsi senza confondersi.

Eppure, nella varietà e unicità dei rapporti possiamo rintracciare delle similitudini negli step che una relazione attraversa.

Questi passaggi corrispondono a specifici cambiamenti a livello neurotrasmettitoriale e ormonale, oltre che all’attivazione di specifici sistemi motivazionali determinati a livello biologico (questo concetto lo approfondiamo tra poco!).

Quindi l’amore non è solo chimica, ma possiede anche una traduzione neurale, biologica e fisiologica. Ora cominciamo a capire perché le relazioni sentimentali siano così complesse.

Per esplorare cosa intendiamo con il termine “amore”, iniziamo a focalizzarci su due tematiche importanti

  1. Il legame tra bambino e chi si prende cura di lui come modello per le relazioni sentimentali
  2. I sistemi motivazionali

Il legame tra bambino e chi si prende cura di lui come modello per le relazioni sentimentali

Sappiamo amare fin dal principio?

Siamo esseri sociali, ciò significa che siamo biologicamente predisposti ad instaurare relazioni. Tuttavia, il modo in cui lo faremo è fortemente influenzato da come siamo stati trattati nel corso della nostra storia, a partire dall’infanzia.

Dalle esperienze impariamo cosa possiamo aspettarci dall’altro, dalle persone che ci sono vicine e con cui instauriamo legami privilegiati. In altre parole, sulla base di ciò che abbiamo vissuto elaboriamo delle previsioni su come gli altri si comporteranno con noi, ci creiamo delle aspettative circa le loro reazioni e, in base a questo, regoleremo le nostre azioni. Queste rappresentazioni di sé, dell’altro e della relazione vengono chiamati da Bowlby modelli operativi interni (1989). 

Queste mappe interne si formano a partire dalle primissime relazioni con chi si prende cura di noi: se (nel migliore dei casi!), quando sono piccolo e senza le risorse per regolare la mia attivazione fisiologica ed emotiva, il mio caregiver (la figura di riferimento principale) è disponibile a fornirmi conforto e aiuto, io svilupperò fiducia negli altri, in futuro penserò di poter contare sulle persone a me vicine e, in caso di bisogno, sarò in grado di chiedere sostegno in modo appropriato.

Crescendo, i modelli operativi interni, vengono estesi dalla relazione con la figura di riferimento principale alle altre relazioni importanti.

Ecco come le relazioni primarie divengono il prototipo di quelle successive, comprese quelle sentimentali. Ovviamente esperienze successive possono modificare le nostre rappresentazioni interne: posso aver fatto esperienza di una mamma assente, troppo oberata da difficoltà, impegni o problematiche personali per fornirmi risposte sintonizzate e calde, ma aver in seguito avuto il sostegno di una brava insegnante attenta e sensibile, di un partner premuroso e arrivare a modificare, passo dopo passo, i miei modelli operativi interni.

Tuttavia, quello che ora ci interessa maggiormente è analizzare quali sono gli elementi, individuati da Grazia Attili (2004), che caratterizzano la relazione di attaccamento caregiver-bambino e che possiamo rintracciare anche nelle diverse fasi di una relazione amorosa:

  • Mantenimento del contatto: si desidera la vicinanza di quella persona specifica, si cerca di controllare se è disponibile per noi.
  • Rifugio sicuro: nelle situazioni di stress, quando non ci si sente bene o si è emotivamente turbati, quella persona riesce a calmare, rassicurare e confortare.
  • Ansia da separazione: si sperimenta ansia o comunque una sensazione di tristezza e abbattimento se quella persona non è accessibile.
  • Base sicura: la persona diventa un porto sicuro, si è interiorizzata la sua presenza, si sa che sarà disponibile, la si sente vicina, ecco che ci si può focalizzare su altre attività e altri ambiti, con la certezza che la si ritroverà al proprio fianco.

Nei legami privilegiati, in particolar modo in quelli di coppia, sperimentiamo da adulti gli stessi desideri e bisogni di quando eravamo piccoli: vogliamo sentirci visti, amati, confortati, ricevere cura e protezione.

Tuttavia, rispetto alla relazione con il caregiver c’è una differenza fondamentale: la reciprocità. Se nel legame bambino-figura di riferimento i ruoli sono fissi, nella coppia ogni partner dovrebbe muoversi flessibilmente dal ruolo di chi riceve conforto e affetto al ruolo di chi lo fornisce, solo così la relazione può essere arricchente per entrambi i componenti!

I sistemi motivazionali

Affinché la nostra specie potesse sopravvivere, nel corso dell’evoluzione si sono dovuti selezionare dei sistemi che ci permettessero di perseguire gli obiettivi per noi adattivi, ovvero dei moduli che motivassero e orientassero le nostre azioni ai fini della sopravvivenza. Questi sistemi hanno una base psicobiologica e sono innati, sebbene il modo in cui si manifestano possa essere modificato dall’esperienza personale, dunque dall’apprendimento (Liotti & Farina, 2011). Tra i principali sistemi motivazionali in gioco all’interno delle relazioni di coppia abbiamo:

  1. Il sistema motivazionale della sessualità di coppia, regola i comportamenti seduttivi e sessuali.
  2. Il sistema motivazionale dell’attaccamento, di cui abbiamo parlato sopra. Fin dall’infanzia ci spinge a ricercare la vicinanza, la protezione e il conforto di una figura ritenuta competente
  3. Il sistema motivazionale dell’accudimento ci spinge a fornire cura e conforto. Attivandosi nella relazione caregiver-bambino, spinge la figura di riferimento a prendersi cura del piccolo.

Sicuramente, all’interno di una coppia si possono attivare anche altri sistemi motivazionali, basti pensare a quello cooperativo (dobbiamo risolvere un problema!) o a quello agonistico (competizione), ma per esplorare l’evoluzione del sentimento d’amore per ora ci soffermeremo su questi tre.

Le fasi della relazione amorosa

Abbiamo accennato sopra a come, pur non negando la complessità dei rapporti di coppia, sia possibile ritrovare delle tappe comuni nella formazione dei rapporti di amore. Attili (2004) nota come l’evoluzione delle relazioni di coppia ricordi le fasi dell’instaurazione del legame tra il bambino e chi si prende cura di lui. Se pensiamo ai comportamenti che adottiamo e alle emozioni che proviamo con il partner ci accorgeremo che sono funzionali a dar vita e alimentare ai 4 elementi tipici dei legami di attaccamento con le figure privilegiate menzionati sopra: mantenimento del contatto, rifugio sicuro, ansia da separazione, base sicura.

Per comprendere ancor meglio cosa significhi amare, andiamo ad indagare le 3 fasi dei rapporti e le caratteristiche principali:

  1. Attrazione, flirt e…innamoramento

    • Ogni relazione d’amore inizia con una fase di innamoramento. Che sia un colpo di fulmine o un amore che matura nel tempo, una scoperta graduale dell’altro, ad un certo punto ecco le cosiddette “farfalle nello stomaco”. Max Pezzali cantava “In tutto quello che faccio e non faccio ci sei, mi sembra che tu sia qui, sempre…Dovunque guardo ci sei tu, ogni discorso sempre tu”. Volendo essere meno “leggeri” possiamo ricordare le parole di Erri De Luca “Gli innamorati pregano con una parola sola, un nome”.

      Ebbene sì, perché nella fase dell’innamoramento l’altro diventa una vera e propria ossessione. Tutto questo ha una spiegazione biochimica; infatti in questa fase risulta fondamentale l’effetto di alcuni neurotrasmettitori ed ormoni. In primis, la dopamina, un neurotrasmettitore (messaggero del nostro cervello) legato al circuito della ricompensa e coinvolto anche nelle dipendenze (Fisher et al., 2005).

      Alla sua azione si aggiunge quella dell’ormone feniletilamina (PEA), particolarmente alto in chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo. Ecco così che la persona di cui ci innamoriamo diventa la nostra droga, la nostra fissazione, il desiderio si fa più impellente, siamo sempre più motivati a ricercarla. A tal proposito in questa fase fa la sua comparsa l’elemento dell’attaccamento “mantenimento del contatto”: se il bambino ricerca il caregiver, noi cerchiamo di stabilire contatti e creare occasioni di vicinanza con chi ci ha fatti innamorare…quindi non stupiamoci se ci sorprendiamo a sorridere per un semplice messaggio sul cellulare!

      In questa fase ci si sente anche un po’ in ansia “Sarò corrisposto/a? Cosa dovrei dire? Rispondo subito?”. Sembra di regredire all’età adolescenziale, ma non c’è da preoccuparsi: è tutto normale. Infatti, il corpo sta producendo adrenalina e norepinefrina, neurotrasmettitori legati al sistema di difesa attacco-fuga: lo stomaco si contrae, passa la fame, si fatica a dormire, le energie aumentano.

      Tutte queste sostanze, prodotte dal nostro corpo, avrebbero un effetto simile a quello delle anfetamine, ma del tutto naturale. Ciò spiega l’euforia e l’iperattivazione fisiologica delle prime fasi del rapporto. L’innamoramento è la fase dell’attrazione, della passione, dell’eccitamento (particolarmente legato all’effetto della dopamina). Ovviamente, il sistema motivazionale maggiormente attivato in questa fase è quello della sessualità di coppia.
      Eppure, con il trascorrere del tempo, l’effetto di PEA e della dopamina diminuisce e il rapporto passa ad una nuova fase.

  2. L’amore

    • Se le farfalle nello stomaco non sopravvivono all’anno, ciò non significa che l’amore finisca, anzi forse è proprio in questo momento che sboccia realmente.

      È vero, le sensazioni divengono meno impetuose, ma si fanno strada sicurezza e calma. Man mano si attivano i sistemi motivazionali dell’attaccamento e dell’accudimento.

      Ma come avviene questo?

      Abbiamo detto che nella prima fase la componente fisica è essenziale. Grazie ai contatti sessuali, i partner raggiungono l’orgasmo e  producono ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’attaccamento” (è lo stesso ormone prodotto dalle madri con l’allattamento), ed endorfine, definite oppiacei endogeni proprio per il loro effetto rilassante (Attili, 2004; Marazziti, 2004). Le sensazioni di calma e benessere prodotte da queste sostanze vengono associate al partner (condizionamento classico). Pertanto, si ricercano il contatto affettuoso, le coccole, la vicinanza accogliente. Il rapporto diviene così più solido, aumenta il valore attribuito al supporto affettivo, dalla passione si passa all’intimità profonda.
      L’altro diviene per noi casa ed ecco che si attiva l’effetto rifugio sicuro: il partner è la persona in grado di calmare, confortare, è colui o colei a cui ci si rivolge quando ci si sente abbattuti, stanchi, turbati. Se una persona è in grado di contenere il mio livello di stress, le mie emozioni disturbanti, di farmi sentire protetto, è facile sperimentare in sua assenza un certo livello di ansia, di disturbo, così al rapporto si aggiunge la terza componente dell’attaccamento: l’ansia da separazione. È in questa fase che dall’innamoramento si passa all’amore vero e proprio, ad un legame intimo, più duraturo.

  3. L’attaccamento al partner, la scelta quotidiana

    • Ad un certo punto la relazione si trasforma ancora. I partner sembrano impegnarsi maggiormente in attività esterne alla coppia: c’è chi si iscrive ad un corso di teatro e la sera è impegnato nelle prova, chi si ritagli weekend via con gli amici/le amiche, chi tra lavoro e figli passa sempre meno tempo con il/la compagno/a…Potrebbe sembrare che non ci sia più sintonia di coppia, che i due partner siano concentrati troppo sull’esterno.
      Tuttavia, questo non è sempre sintomo di crisi, talvolta è il segno del passaggio alla fase dell’attaccamento, dell’impegno: il legame è talmente solido che ogni giorno i due partner mostrano la volontà di impegnarsi e di scegliere l’altro. Il legame psicologico, emotivo e anche fisiologico si fa più forte. La certezza della presenza dell’altro nella propria vita porta al tassello mancante dell’attaccamento: l’effetto base sicura. Si possono impegnare energie fisiche e mentali in attività esterne alla coppia proprio perché si sa di poter far affidamento sull’altro, si avverte la sicurezza del rapporto. È possibile esplorare il mondo esterno perché si sa che tornando verso la propria base sicura la si troverà.La certezza della presenza dell’altro al nostro fianco, nonostante si possa essere entrambi impegnati in altre cose, è stata così profondamente interiorizzata da farci sentire profondamente sicuri. La relazione diventa una danza in cui i passi si alternano: vicino, lontano, lontano, vicino, ma nessuno dei due partner ha dubbi sul fatto che ci si possa ritrovare sempre in un abbraccio.

Dunque, nel corso di una storia d’amore, la passione e l’attrazione subiscono delle variazioni che hanno una spiegazione biologica e psicologica. Queste variazioni non corrispondono alla fine di un amore, all’infrangersi di un’illusione.

Non confondiamo l’amore solo con il “seguire il cuore”, perché la tachicardia passa. Ogni rapporto va incontro ad una fisiologica diminuzione dell’euforia e dell’esaltazione iniziale e, proprio in tale passaggio, abbiamo la possibilità di costruire un attaccamento affettivo profondo, tenero, accogliente. In questa fase possiamo costruire il vero legame, quell’amare che significa fornirsi reciprocamente cura, protezione, attenzioni e conforto.

Dopo San Valentino, dopo l’ebrezza amorosa e le potenti dosi di FEA e dopamina, auguriamoci di farci guidare dal nostro saggio sistema nervoso e dai nostri sistemi motivazionali, così che le passioni travolgenti e gli amori impetuosi possano trasformarsi in porti sicuri, cui attraccare, dove tenerezza e serenità non significhino noia e appiattimento emotivo, ma corrispondano ad una nuova dimensione di accettazione, intimità e affetto per l’altro e per sé.

BIBLIOGRAFIA:

Attili, G. (2004). Attaccamento e amore. Cosa si nasconde dietro la scelta del partner? Bologna: Il Mulino.

Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Fisher, H.; Aron, A.; Brown, L.L. (2005). Romantic love: A fMRI study of a neural mechanism for mate choice. The Journal of Comparative Neurology, 493, 58-62

Liotti, G., Farina, B. (2011). Sviluppi Traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Milano: Raffaello Cortina Editore

Marazziti, D. (2004). La natura dell’amore. Conoscere i sentimenti per viverli meglio. Milano: BUR Rizzoli

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