Si può provare paura di essere felici?
Sì, nonostante possa sembrare paradossale e per di più il fenomeno pare non essere così raro.
Questa condizione è un timore irrazionale che porta il soggetto, che ne soffre, a sviluppare un’avversione patologica verso tutte le emozioni considerate positive.
A causa di una visione distorta della realtà il soggetto percepisce le fasi della vita in cui si provano emozioni positive come un momento di estrema vulnerabilità e la reazione è quella di innescare un meccanismo di difesa per il quale ci si auto sabota pur di non essere felici.
Tale disagio psicologico può declinarsi in vari aspetti della vita: dai rapporti sociali alle relazioni sentimentali, quindi il soggetto potrebbe essere spinto a non impegnarsi totalmente in un rapporto di coppia cercando solo relazioni di natura superficiale.
C’è chi, addirittura, si sente in colpa nel momento in cui prova emozioni positive dove il meccanismo appare il medesimo di qualsiasi altra tipologia di fobia: la persona che ne soffre tende ad evitare in ogni modo il trigger della sua paura, in questo caso la felicità.
I pensieri ricorrenti sono del tipo: “ Se sono felice, poi sicuramente andrà male”, sostenuti dalla convinzione che eventi negativi come infelicità, sofferenza e morte tendano ad accadere alle persone felici.
Il soggetto può convincersi del fatto che siccome è felice arriverà l’infelicità per compensazione o si sente in colpa sentendo di non meritare la felicità.
In occidente può essere legata al fatto che molte cose che donano felicità o soddisfazione come il sesso, l’amore, il cibo etc.. possono essere viste da alcune persone, che provano per natura o per educazione ricevuta un forte senso di colpa, come fonte di peccato.
Le culture che credono che la felicità del mondo sia associata al peccato si sentiranno meno soddisfatte quando le loro vite stanno andando bene.
Già gli antichi greci credevano che gli dei, raffigurati come immortali ma con caratteristiche comportamentali umane e non completamente buoni, si mostravano invidiosi della felicità umana, mentre alcuni filosofi moderni pessimisti come Schopenhauer ed Emile Cioran, basandosi su filosofie orientali, platonismo e gnosticismo, hanno definito la vita stessa come una “colpa da scontare” in un mondo contaminato.
Non si tratta tanto della paura di essere spensierati e/o allegri, ma di una vera e propria ansia percepita dal soggetto in assenza di apparenti problemi specifici: ogni ambito della vita dell’individuo sembrerebbe andare per il verso giusto ma, all’improvviso, compare la paura di “essere felice”.
Può accadere di accorgersi di avere raggiunto ciò che si è sempre desiderato e invece di gioire ci si sente pieni di dubbi, perplessità e si vive la sensazione di non avere più nulla a cui aspirare ed essere contemporaneamente in preda al timore di perdere tutto, il soggetto si sente smarrito, nel panico, senza sapere come reagire.
Ma diamo un nome a questa condizione, a questa paura di essere felici per cui si usa il termine di CHEROFOBIA.
Cos’è la cherofobia?
Il termine cherofobia deriva dalle parole del greco antico Kairos, che significa momento propizio o opportuno, e fobos ossia paura. Cherofobia è il termine tecnico per indicare l’avversione alla felicità o, in altri termini, la paura della gioia.
Sebbene nel Manuale Diagnostico dei disturbi mentali (DSM 5) non venga inserita e non rientra nella classificazione diagnostica della salute mentale, la cherofobia può essere assimilata e quindi pensata come una forma di ansia anticipatoria che impedisce di raggiungere la felicità e che nasce dalla paura che la serenità possa rendere vulnerabili.
Dietro questa fobia c’è, infatti, la convinzione che la felicità sia uno stato volatile e passeggero e che a un momento gioioso debbano necessariamente seguire disgrazie, traumi o eventi negativi.
Cosa prova chi soffre di cherofobia?
Chi soffre di cherofobia prova un’angoscia profonda dovuta al timore di ciò che gli accadrà dopo aver raggiunto un traguardo o vissuto un’esperienza positiva.
Vedendo la felicità come una minaccia, il cherofobico attiva inconsciamente un meccanismo di difesa che, solitamente, si manifesta con l’autosabotaggio e l’evitamento di qualsiasi tipo di situazione che potrebbe generare contentezza, divertimento o euforia.
Il soggetto teme che la felicità, una volta raggiunta, possa svanire lasciandolo solo e impreparato davanti al vuoto e alla sofferenza ed è per questo che pratica un’attività di evasione delle emozioni positive.
Se da un lato questo atteggiamento può aiutarlo a prevenire eventuali delusioni, dall’altro lo porta però a precludersi qualsiasi opportunità di vivere una vita appagante e soddisfacente.
Nella maggior parte dei casi, le cause della cherofobia affondano le radici nell’infanzia del soggetto, la paura di essere felici potrebbe essere legata ad un’esperienza traumatica come una delusione o un lutto che ha seguito un momento gioioso. Il dolore suscitato da questi eventi verrebbe, quindi, associato alla felicità e ogni emozione positiva provata in seguito riattualizzerebbe quel trauma.
Da queste esperienze traumatiche, in cui emozioni come la rabbia, l’umiliazione e il dolore hanno spesso distrutto la gioia, si instaura automaticamente un'associazione distorta della relazione causale tra felicità e dolore, che si riatualizza continuamente nel presente.
La persona cherofobica di fronte a momenti gioiosi e positivi adotterebbe un meccanismo di difesa tendendo a evitarli per paura di soffrire come accaduto in passato.
Sintomi della persona cherofobica
Di seguito cerchiamo di elencare i sintomi più comuni di questa condizione psicologica:
- tendenza a evitare ogni cosa che potrebbe suscitare emozioni positive
- senso di colpa quando si è felici
- associare la felicità alla possibilità che possa accadere qualcosa di brutto
- essere inibiti nel manifestare la propria felicità alle persone care
- ritenere il perseguimento della felicità un’attività priva di significato e una perdita di tempo
Studi legati a questo distrubo
Negli ultimi anni diversi studiosi si sono occupati di cherofobia, in particolare, Michael R.Gallagher sostiene che le persone cherofobiche arrivano a temere di essere felici perché probabilmente in passato hanno vissuto esperienze fortemente negative immediatamente dopo aver sperimentato momenti molto positivi.
Questi soggetti hanno collegato i due momenti emotivi secondo un nesso consequenziale e questo apprendimento li spinge a stare costantemente in uno stato di allerta ogni volta che sperimentano o si aspettano di sperimentare emozioni positive.
In alcuni casi subentra anche quella conosciuta come “teoria della svalutazione della ricompensa”, introdotta nel 2016 dal professore di psicologia Sam Winer in cui quando una persona sente che “tutto è troppo bello per essere vero”, tende ad attuare un meccanismo di difesa e auto sabotare la propria felicità, o la possibilità di poterla sperimentare.
Inoltre da uno studio del 2022 è emerso che i soggetti con uno stile perfezionistico e che hanno maggior bisogno di controllo siano maggiormente vulnerabili alla cherofobia e tendono a strutturare credenze rigide rispetto all’inevitabilità che dopo il male venga il bene e viceversa.
Oltre ai traumi infantili, anche il contesto e la cultura in cui si vive, così come l’educazione ricevuta, possono contribuire all’insorgere di questo disturbo.
Per alcuni la cherofobia potrebbe esprimere il timore di un conflitto con una persona significativa, come un genitore o un familiare. In altri casi, invece, l’individuo può aver sviluppato un locus of control esterno e pensare, erroneamente, che le proprie azioni o scelte non abbiano alcun tipo di influenze sul corso degli eventi.
Qualsiasi situazione positiva si verifichi viene vista dal soggetto cherofobico come casuale, dettata dal fato o dalla fortuna: non c’è nulla che lui possa fare per far sì che si ripeta.
Indipendentemente dalla causa che ha portato all’insorgere di questa fobia, i soggetti che ne soffrono sono accomunati da un meccanismo difensivo che li porta a sfuggire dalla felicità nel tentativo di ripararsi dal dolore e dalla sofferenza che ne conseguiranno.

Perché si ha paura di essere felici?
Le cause di questo disagio psicologico, tendenzialmente, rimandano alle esperienze infantili del soggetto, nelle quali un momento di felicità potrebbe essere stato seguito un evento traumatico fisico o emotivo come una punizione, una delusione o anche una perdita importante.
Da queste esperienze ripetute e/o traumatiche, nelle quali emozioni come la rabbia, l’umiliazione e il dolore hanno spesso distrutto la gioia, si instaura automaticamente un’associazione distorta della relazione causale tra felicità e dolore, che si riattualizza continuamente nel presente.
“Sì, certo, quanto più dall’alto, tanto più dolorose, le cadute” , recita la novella “La paura di essere felici” di Pirandello: sono queste le convinzioni che appartengono a chi soffre di cherofobia.
Il soggetto potrebbe aver sviluppato un locus of control esterno e aver appreso a pensare che anche un evento positivo è solo un “colpo di fortuna” e che, qualsiasi cosa faccia, non si ripeterà.
In questa ottica la cherofobia potrebbe essere assimilabile ad un meccanismo di controllo e di fuga dalle emozioni positive, vissute come un momento di vulnerabilità.
In tal modo, nessun momento positivo è guadagnato, ma è frutto di una fortuna che in breve tempo è destinata a cedere il posto alla riequilibrazione degli eventi con qualcosa di negativo.
Alla base della paura di essere felici, dunque, c’è un processo cognitivo distorto che associa la felicità a un successivo dolore in una relazione causale.
Ma questa convinzione porta all’esclusione di numerose opportunità per dare un senso alla vita e dare un senso a se stessi come persone.
Come superare la paura di essere felici?
E’ necessario un lavoro su se stessi per trovare una via di uscita all’ansia.
Gran parte del lavoro sarà basato sull’accettazione di tutte le emozioni, sia quelle positive che quelle negative, che in questo modo potranno essere vissute con maggior serenità, nella consapevolezza che ogni cosa può finire, ma non per questo ci si debba precludere ogni possibilità di essere felici e di vivere una vita piena.
Parte del lavoro, invece, darà l’opportunità di guardare in modo diverso gli eventi di vita che sono andati a costruire e convalidare nel tempo quella cognizione distorta.
Terapia Cognitivo Comportamentale per affrontare la cherofobia
Oggi la Terapia Cognitivo Comportamentale è quella più utilizzata e più efficace per affrontare la cherofobia. Questo approccio si basa sul modello teorico secondo cui è necessario andare a identificare e modificare, ristrutturandoli, i pensieri negativi e le convinzioni distorte legate al concetto e all’esperienza di felicità, evidentemente appresi nel corso della propria esperienza di vita.
Gli individui imparano così, all’interno di un percorso terapeutico, a riconoscere e familiarizzare con i propri pattern di pensiero che li portano a mettere in atto una serie di evitamenti attivi nei confronti dell’aspettativa di felicità.
In terapia possono imparare a mettere in atto una serie di strategie comportamentali alternative e funzionali e ad accogliere tutte le emozioni, senza temerle, raggiungendo una maggior consapevolezza di sé che aiuta a comprendere le ragioni che portano a evitare le emozioni piacevoli riscoprendo quanto la felicità sia frutto di un processo che parte esclusivamente da se stessi.
In questo modo la felicità diventa un modo di pensare e di agire basato su un nuovi significati e nuove interpretazioni delle esperienze, che saranno vissute e sperimentate in prima persona e accompagnate, in primis, con il desiderio di essere felici. Un aspetto fondamentale per capire e quindi trattare questo tipo di ansia è quello di comprendere al meglio eziologia, storia clinica e meccanismi di mantenimento.
Cosa include la CBT
La CBT può includere:
- identificazione dei pensieri negativi ossia riconoscere i pensieri che innescano la paura della felicità, come la convinzione che la felicità porti sfortuna e/o sofferenza;
- ristrutturazione cognitiva imparando a sfidare e modificare questi pensieri negativi, sostituendoli con pensieri più realistici e positivi;
- strategie di rilassamento come respirazione e meditazione, per gestire l’ansia e lo stress associati alla paura.
La psicoterapia può essere utile per esplorare le cause profonde della cherofobia, il terapeuta può aiutare il soggetto a:
- rielaborare il trauma riducendo l’impatto negativo
- identificare i modelli di pensiero negativi che si sono sviluppati e che influenzano il comportamento
- sviluppare nuova strategie di coping per affrontare le emozioni negative e gestire la paura della felicità in modo più sano.
La Mindfulness, inoltre, può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza del momento presente e a ridurre l’ansia associata alla paura della felicità.
Conclusioni
E’ vero che non si può avere il controllo sul futuro, ma non ha senso vivere costantemente all’erta poiché non sappiamo esattamente cosa accadrà e quali risorse servirà mettere in campo per affrontare gli eventi che si verificheranno.
Molti soggetti riferiscono di aver passato una vita intera a temere il peggio, ma che, quando il peggio si è presentato, si sono scoperti forti e preparati, tirando fuori risorse che neanche immaginavano di possedere.
Le capacità di far fronte agli eventi negativi vengono da dentro ed emergono al momento opportuno, non è qualcosa che si può imparare.
Bisogna imparare a fidarsi delle proprie potenzialità anche se spesso sono nascoste e non le si conosce.
Inoltre, non è utile una visione della vita come una sorta di alternanza di eventi positivi e negativi, che si susseguono secondo leggi statistiche predefinite cioè dopo un evento positivo è statisticamente più probabile che ne segua uno negativo.
Impegnarsi a costruire una vita soddisfacente, delle relazioni che ci facciano stare bene, un lavoro che ci piace e che ci fa sentire appagati, è una buona base per renderci più forti, fiduciosi e sicuri delle proprie capacità, contribuendo a creare una resilienza di base che sicuramente può fare la differenza quando ci si troverà ad affrontare quei tanto temuti eventi negativi. che prima o poi accadranno.
E’ importante rieducarsi alle sensazioni positive, concentrandosi sul “qui e ora” godendo delle piccole esperienze quotidiane. Ognuno di noi incrocia difficoltà specifiche nel viaggio della vita, a prescindere da chi si è e da quali lotte abbiamo combattuto. Ma il nostro passato è solo un capitolo del nostro libro, non la trama completa, e non dobbiamo dargli la potenza di predeterminare le pagine ancora da scrivere e la vita ancora da vivere.
Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Viviana Orizzi
Psicologa e psicoterapeuta presso il Centro InTerapia di Saronno, situato in Via Roma 85.
Se stai cercando un percorso di psicoterapia o desideri migliorare il tuo benessere mentale, siamo qui per aiutarti. La salute mentale è fondamentale per il tuo equilibrio e la tua qualità di vita.
Il nostro team di psicologi e psicoterapeuti di Saronno è guidato dal Dott. Simone Sottocorno, responsabile clinico della sede e dei Centri InTerapia.
Contattaci per fissare un colloquio con uno dei nostri esperti. Siamo al tuo fianco per supportarti nel raggiungimento del tuo benessere.
Bibliografia
- Spinelli C.(2019) “ La paura di essere felici: descrizione, sintomi, trattamento della cherofobia”
- Dell’Acqua R.(2021) “Il coraggio di essere felice. Un percorso di rinascita interiore” ed. Alvorada
- Caselli G. (2012) “La paura della felicità e i suoi rischi” State of Mind
- Todaro L. (2024) “ La felicità possibile” Piccoli indizi di quotidiana saggezza ed. Feltrinelli

