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Cherofobia: anche la felicità può fare paura

da | Mar 12, 2025 | Fobie Specifiche | 0 commenti

Abbiamo già trattato questa tematica in un articolo della dott.ssa Loi dal titolo la paura di essere felici proponiamo a distanza di un anno un articolo sulla stessa tematica con un approfondimento della dott.ssa Annarita Scarola.

Può sembrare paradossale, ma capita spesso che un motivo di blocco all’interno di un percorso di psicoterapia sia costituito dal fatto che il paziente incontri delle resistenze al cambiamento, poiché riferisce di temere di essere felice.

Questo fenomeno parte da un pensiero sostanzialmente irrazionale, ma che può diventare un vero e proprio ostacolo: l’idea che, se si arriva ad essere felici o si riescono a provare emozioni positive, questo possa essere l’anticamera di qualcosa di brutto. Per questo talvolta le persone preferiscono mantenere attivi i propri pensieri negativi, con la conseguente sofferenza emotiva che questo comporta, piuttosto che concedersi quella che per loro sarebbe solo una parentesi di felicità, che poi verrà ineluttabilmente annullata da un nuovo evento negativo, con l’aggravante di essersi illusi che qualcosa potesse cambiare: “Se sono felice è più difficile riabituarsi alla sofferenza.

Se sono felice, vuol dire che dopo accadrà qualcosa di brutto perché non può andare sempre tutto bene”. Questo fenomeno è chiamato cherofobia.

Dunque con il termine cherofobia si descrive una condizione per la quale la persona che ne soffre ha paura di essere felice e per questo, paradossalmente, preferisce continuare a stare male piuttosto che impegnarsi a cambiare. Il cherofobico infatti ha una visione distorta della realtà e per questo percepisce le fasi della vita in cui si provano emozioni positive come un momento di estrema vulnerabilità. Pertanto la reazione è quella di innescare un meccanismo di difesa e una forte resistenza al cambiamento per il quale ci si auto sabota pur di non essere felici.

Che cos’è la paura di essere felici?

Il termine cherofobia deriva dal greco antico kairós, che significa momento propizio, e fóbos, ossia paura. Al di là del significato letterale, è un termine che viene utilizzato per indicare una tendenza a evadere i momenti positivi e le emozioni che ne derivano.

In sostanza si tratta del timore che i periodi gioiosi della vita possano essere immediatamente seguiti da traumi, disgrazie o eventi negativi in generale; pertanto le emozioni positive, per chi soffre di cherofobia, sono sinonimo di vulnerabilità. Difatti le persone che ne soffrono tendono a dare proprio questa lettura degli eventi della propria vita: “Non appena ho iniziato a star meglio, dopo è accaduto un evento negativo”.

Da una parte c’è una sorta di pensiero magico e superstizioso, come se davvero la possibilità che accada qualcosa di negativo dipendesse dal fatto di attraversare un momento sereno; dall’altra c’è una paura irrazionale di illudersi che le cose possano cambiare in meglio, come se fosse pericoloso smettere di stare in all’erta, perché gli eventi negativi possono arrivare e bisogna essere preparati, non abbassare mai la guardia.

Tale disagio psicologico può declinarsi in vari aspetti della vita: nei rapporti sociali, nelle relazioni sentimentali, nel contesto lavorativo.

Un soggetto cherofobico, per esempio, potrebbe non impegnarsi completamente in un rapporto di coppia ma cercare solo relazioni di natura superficiale, per poi allo stesso tempo lamentarsi di quanto queste siano insoddisfacenti.

C’è chi addirittura si sente in colpa nel momento in cui prova emozioni positive: questo perché la persona che soffre di cherofobia tende ad evitare in ogni modo il trigger della sua paura, in questo caso la felicità, per il timore di essere responsabile della sua stessa sofferenza.

Cause della cherofobia

Solitamente le persone che soffrono di cherofobia sono quelle che hanno sperimentato traumi, lutti o delusioni in seguito a momenti felici o in periodi di serenità, avendo la percezione di qualcosa di profondamente inaspettato, come di un fulmine a ciel sereno, e che per questo le ha profondamente destabilizzate.

Si viene così a creare un falso nesso: il dolore suscitato da questi eventi viene associato alla felicità precedentemente provata. Questo porta da una parte alla riattivazione del trauma ogni qualvolta si sperimentano emozioni positive, e dall’altra ad una generalizzazione del fenomeno: ogni volta che si provano emozioni positive ci si sente in pericolo, perché si è sicuri che dopo accadrà qualcosa di negativo.

La persona cherofobica quindi, di fronte a momenti gioiosi e positivi, è portata a mettere in atto un meccanismo di difesa che la porta ad evitarli per paura di soffrire come accaduto in passato.

Sintomi della cherofobia

In sostanza, i sintomi più comuni di questo disturbo sono i seguenti:

  • tendenza a evitare le situazioni che potrebbero suscitare emozioni positive;
  • provare senso di colpa quando si è felici;
  • associare la felicità alla possibilità che possa accadere qualcosa di brutto;
  • eccesso di controllo nella manifestazione di emozioni positive;
  • ritenere il perseguimento della felicità una perdita di tempo e un’attività priva di significato, oltre che dannosa.

Trattamento della cherofobia

Un percorso di psicoterapia è sicuramente uno dei modi più efficaci per affrontare la paura di essere felici e capire quali possano essere le cause che si celano dietro questo disagio.

Questo è infatti il contesto più appropriato per approfondire le ragioni che spingono la persona a evitare ciò che potrebbe innescare emozioni positive.

Inoltre, se la cherofobia è associata a stati depressivi importanti, occorrerà anche valutare l’assunzione, in contemporanea, di una terapia farmacologica adeguata.

L’obiettivo è quello di costruire un nuovo modo di pensare, fondato sulla capacità di conferire alla felicità nuovi significati, riscoprendo la bellezza di perseguire le emozioni positive.

È vero che non si può avere controllo sul futuro, ma non ha neanche senso vivere costantemente in all’erta poiché non sappiamo esattamente cosa ci accadrà e quali risorse particolari servirà mettere in gioco per far fronte agli eventi che si verificheranno.

Molti pazienti riferiscono di aver passato una vita intera a temere il peggio ma che paradossalmente, quando il peggio effettivamente è arrivato, si sono riscoperti più forti, sono riusciti a tirare fuori risorse che neanche immaginavano di possedere, e che in effetti tutto il tempo di “preparazione” precedente non è stato davvero utile ad affrontare l’evento particolare che era capitato. Alcuni riferiscono che le capacità di far fronte agli eventi negativi “vengono da dentro ed emergono al momento opportuno, non è qualcosa che si può imparare. Bisogna fidarsi delle proprie potenzialità, anche se spesso sono nascoste e non le conosciamo”.


Inoltre non è molto utile una visione della vita come una sorta di ciclo di alternanza di eventi positivi e negativi, che si susseguono secondo leggi statistiche predefinite (dopo un evento positivo è statisticamente più probabile che ne segua uno negativo). Impegnarsi a costruire una vita soddisfacente, delle relazioni che ci facciano star bene, un lavoro che ci piace e che ci fa sentire appagati, è una buona base per renderci più forti, fiduciosi e sicuri delle proprie capacità, contribuendo a creare una resilienza di base che sicuramente può fare la differenza quando ci toccherà affrontare quei tanto temuti eventi negativi che prima o poi accadranno.

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Autore

psicologa milano annarita scarola

Articolo scritto dalla dott.ssa Annarita Scarola Psicologa Psicoterapeuta

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