Un intervento psicologico ACT evidence Based in età evolutiva
“Francesca ha 7 anni, si trova gioiosamente a tavola con la sua famiglia, sta assaporando un acino d’uva. Sfortunatamente, l’acino occlude la gola causando grosse difficoltà respiratorie. La bambina tossisce ma l’acino non fuoriesce, inizia a diventare blu in faccia, i familiari intervengono come riescono e finalmente l’acino viene espulso. Una storia finita bene. Dopo qualche giorno, però, la bambina inizia a sentirsi a disagio a tavola, si agita, piange, seleziona il cibo, lo sminuzza, impiega molto tempo a masticare, finisce per rifiutare tutti i cibi duri e solidi (pasta, pesce, carne, pizza ecc..) e la sua alimentazione si trasforma in piatti liquidi, zuppe, minestre, nient’altro. La gioia della tavola si trasforma in un incubo quotidiano.”
Indice
Cos’è la sitofobia – paura del cibo?
La sitofobia è una condizione in cui il bambino prova un’ansia eccessiva e persistente nei confronti del cibo o di una gamma di alimenti specifici. Il termine proviene dal greco “sitos”, che significa cibo, e “phobos”, che significa paura. Essa può condurre a evitare il consumo di alcuni alimenti, con conseguenze significative sulla salute fisica e mentale. La sitofobia può manifestarsi in vari modi, con la paura di soffocare, paura di contaminazioni o intossicazioni alimentari influenzando negativamente la qualità della vita della persona. È importante riconoscere le manifestazioni emotive, cognitive e comportamentali, i fattori scatenanti e di mantenimento per poter intervenire tempestivamente e adeguatamente.
I dubbi e le paure dei genitori
Come è possibile che da un acino d’uva si arrivi a rifiutare tutti i cibi? Perché mia figlia mangia alcune cose ed altre no? Fa i capricci? Se non si nutre potrebbe morire? Cosa le sta succedendo? (Genitore di F.) Questi sono alcuni quesiti che i genitori pongono quando si trovano ad affrontare questa problematica.
Da una prospettiva cognitivo-comportamentale ACT (Acceptance and Commitment Therapy) e una lettura contestualistico funzionale andremo a comprendere cosa sta vivendo questa bambina , quali sono le manifestazioni tipiche di questa condizione, i fattori scatenanti, le interazioni tra la bambina e gli adulti di riferimento che contribuiscono al mantenimento della problematica nel tempo e gli interventi utili.

L’evento traumatico e il condizionamento classico
La tavola e gli alimenti rappresentano stimoli neutri. L’evento di soffocamento ha provocato nella bambina una forte reazione emotiva di paura intensa, legata al timore di morire. Secondo i principi del condizionamento classico (Pavlov, 1903), questa paura si generalizza agli stimoli precedentemente neutri associati all’evento traumatico: in questo caso, molti alimenti vengono percepiti come “pericolosi” in modo del tutto arbitrario.
Ogni esposizione ai cibi o a categorie di cibi ritenuti “pericolosi” suscita nuovamente la risposta ansiosa, che si manifestain pianti, battito accelerato, sudore, rossore, respirazione affannosa. La bambina diventa ipervigile verso le sensazioni corporee come deglutire un cibo, sentire che scende nel esofago, interpretando ogni minima sensazione come segnale di pericolo imminente che la conduce verso l’Evitamento esperienziale delle sensazioni corporee. La mente a sua volta genera pensieri catastrofici come “potrei soffocare” o “potrei morire” ai quali la bambina attribuisce un valore di realtà concreta e giudizi verso i cibi “ fa schifo, non mi piace, è duro” , che da una prospettiva ACT contribuiscono a generare una Fusione Cognitiva: i pensieri diventano FATTI e vengono gestiti come tali.
Evitamento e strategie di controllo
Di fronte alla percezione di minaccia, gli individui tendono a mettere in atto strategie di protezione: fuggire, attaccare o controllare. Nel caso di questa bambina, le risposte comportamentali consistono principalmente nell’evitamento, rifiutando i cibi solidi e limitandosi a liquidi, oppure nel controllo: selezionare attentamente gli alimenti ritenuti sicuri, assumere piccole quantità alla volta o masticare lentamente.
Questi comportamenti, nel breve termine riducono il disagio, nel lungo termine mantengono e rinforzano il circolo vizioso dell’ansia: si ha un evitamento costante dell’ansia, una fusione con i pensieri, un ancoraggio persistente all’ evento traumatico passato (“… e se succede ancora?”) e il cibo viene investito di giudizi che sostituiscono la capacità di osservare e descriverlo con i 5 sensi, perdendo il contatto con il piacere del gustare.
Il contesti di vita come famiglia ( genitori, nonni) e scuola ( insegnanti, compagni) mettono in atto comportamenti comprensibili mossi dalla preoccupazione, che possono contribuire al mantenimento del problema. Comportamenti come forzare il pasto, insistere, controllare eccessivamente, fornire solo i cibi che la bambina mangia (liquidi), o al contrario, evitare del tutto determinate situazioni sociali (cene fuori casa, feste, pranzi con altri) rinforzano il circolo vizioso dell’ansia e dell’evitamento.
È importante che gli adulti che ruotano intorno alla vita della bambina comprendano che non si tratta di capricci né di una scelta volontaria. La bambina “non rifiuta perché non vuole”, ma ha paura di soffocare mentre mangia, quindi Il rifiuto del cibo è l’espressione di uno stato ansioso intenso.
Dal punto di vista clinico, e secondo i criteri del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM V, questa condizione se persiste da 6 mesi può rientrare in un quadro di fobia specifica di altro tipo, perché sono presenti: paura marcata, eccessiva e irragionevole in presenza di stimoli specifici(cibo) , l’esposizione allo stimolo fobico (cibi) provoca risposta ansiosa immediata con pianti, scoppi d’ira, ecc con condotte di evitamento (rifiuto, sminuzzamento ecc..) e causa un forte disagio nel funzionamento della quotidianità e della vita sociale, scolastica e familiare.
Cosa significa ACT Evidence Based
L’ ACT (Acceptance and Commitment Therapy Hayes, Stroshal & Wilson, 1999; 2013) è una psicoterapia cognitivo-comportamentale di terza generazione con una forte componente esperienziale che ha lo scopo di aiutare le persone a sviluppare la flessibilità psicologica. Si concentra su sei processi chiave (accettazione, defusione, contatto con il presente, sé come contesto, valori, impegno) per aiutare a vivere pienamente, anche in presenza di difficoltà, promuovendo il benessere attraverso la consapevolezza e l’azione guidata dai propri scopi.
Secondo l’ACT trovarsi bloccati in un certo momento della propria vita è una condizione fisiologica. Per poter uscire non devi aspettare di “sentirti pronto” ma devi entrare nell’esperienza. E’ un po’ come andare in biciletta: devi salire, provare, cadere e risalire ancora. Con l’aiuto di esercizi esperienziali si impara a trattare emozioni e pensieri difficili con apertura e curiosità in modo che abbiano un impatto meno faticoso e limitante per la persona. Questo permette di avere una visuale più chiara su ciò che è importante e significativo per la persona e usarla come una bussola per le scelte quotidiane.

In cosa consiste il Percorso ACT Evidence Based per questa condizione clinica?
Promuovere la consapevolezza genitoriale: fornire una comprensione e allenamento sui principi che regolano il comportamento umano come rinforzo positivo e punizione e il loro utilizzo nelle interazioni con la bambina; legittimare e normalizzare la paura come una risposta funzionale al “pericolo” percepito, accompagnare verso un analisi funzionale delle interazioni tra genitori e bambina per aiutare a comprendere i fattori precipitanti e di mantenimento della problematica nel contesto famiglia, insegnare esercizi pratici ai genitori per una efficace gestione della loro ansia perché riescano a muoversi verso azioni più funzionali per sé e la bambina, esplorare il genitore che voglio essere anche in presenza di difficoltà.
Accogliere e Gestire la paura (Accettazione): esercizi per creare l’ identikit della paura (Il Fantasma Logico)per conoscerla meglio, apprendere come si manifesta nel corpo, perchè e quando arriva, creare una storia metaforica dove la paura può diventare un personaggio parlante e “amico”, discriminare io bambina dall’emozione che provo (paura) e la sua fluttuazione nel tempo , apprendere e allenare la capacità di provare paura e fare azioni che portano la bambina nella direzione di ciò che per lei conta.
Riconoscere e discriminare i pensieri utili e quelli che ostacolano (Defusione cognitiva) : la mente è come una radio sempre accesa, trasmette notizie giudicanti continuamente come “ fa schifo, non mi piace, non riesco…” Attraverso giochi, metafore ed esercizi esperienziali si insegna a discriminare i fatti dai pensieri, riconoscere le trappole del pensiero per scegliere i comportamenti più utili per se stessa.
Mindfulness con il cibo (Momento presente): giochi per allenare la consapevolezza sensoriale per tornare ad un avvicinamento progressivo ai cibi temuti partendo da quelli che più piacciono e sono meno temuti, esplorazione e sperimentazione dei cibi con i 5 sensi per ritrovare il piacere di giocare e assaporare il cibo in un contesto ludico, divertente e sicuro.
Discriminare IO bambina dal sintomo/disturbo ( Sé contesto): esercizi per distinguere il sintomo su cui spesso la bambina e famiglia si focalizzano dalla persona e allargare lo sguardo verso un sé più ampio e ricco.
Esplorare i Valori della persona: Cosa è importante per la persona? Attraverso le carte dei valori, l’aiuto di cartoni o film si possono accompagnare i bambini ad esplorare cosa davvero conta, perché mangiare è importante per me, cosa sono disposta a fare per ritornare a gustare, assaporare, stare a tavola con la mia famiglia, partecipare alle feste con i miei amici.
Partecipazione attiva della famiglia nel percorso: insegnare a mettere in atto comportamenti funzionali a tavola come : presentare tutti i cibi a tavola senza evitare, accettare piccoli assaggi e non per forza finire tutto il piatto, accogliere i tempi di consumazione del pasto anche se lenti, presentare i piatti vari con gradualità, coinvolgere nella preparazione dei pasti e nella spesa per promuovere un’esposizione differente e in contesti allargati, promuovere e utilizzare un linguaggio descrittivo “ come lo sento, colore, forma, sapore” e meno giudicante “ mi piace/non lo voglio”.
Paura di mangiare: meglio intervenire subito
Intervenire precocemente è fondamentale per evitare che la paura si cronicizzi e che le restrizioni alimentari abbiano conseguenze sulla salute fisica, emotiva e sociale della bambina e per riportare a tavola un clima di serenità, piacere e condivisione.
“…. che fine ha fatto il fantasma logico? Mhhhh…ha deciso di andare al cinema con la bambina e mangiare una bella ciotola di pop corn ” F.7aa
Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Daniela Sterniqi Psicologa e Psicoterapeuta a Saronno.
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