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Ci sono esperienze che sembrano ripetersi nel tempo, quasi seguendo un copione già scritto. Spesso, dietro queste dinamiche ricorrenti, si nascondono i schemi maladattivi precoci.
Alcune persone si ritrovano continuamente coinvolte in relazioni che finiscono nello stesso modo. Altre vivono una semplice critica come la conferma di non essere abbastanza. Altre ancora, anche quando tutto sembra procedere bene, rimangono in attesa che qualcosa di negativo possa accadere.
Molte persone arrivano in psicoterapia con una domanda apparentemente semplice, ma profondamente significativa:
"Perché continuo a reagire in questo modo, anche se so che mi fa soffrire?"
Una persona può sapere che il partner non la sta abbandonando e, allo stesso tempo, provare una paura intensa davanti a un piccolo segnale di distanza. Può essere consapevole delle proprie capacità e tuttavia sentirsi profondamente inadeguata dopo un errore. Oppure può rimanere costantemente in allerta nelle relazioni, pur riconoscendo che le persone accanto a lei sono affidabili.
Perché accade tutto questo?
Questa domanda mette in luce un aspetto centrale del funzionamento psicologico: comprendere razionalmente una reazione non significa necessariamente riuscire a modificarla.
Una risposta arriva dalla Schema Therapy, il modello sviluppato dallo psicologo Jeffrey Young, che aiuta a comprendere come alcune esperienze precoci possano continuare a influenzare il modo in cui interpretiamo noi stessi, gli altri e il mondo.
Cosa sono gli schemi maladattivi precoci?
Secondo la Schema Therapy, ognuno di noi sviluppa nel corso della crescita delle modalità relativamente stabili di interpretare la realtà. Questi modelli, chiamati schemi maladattivi precoci, comprendono pensieri, emozioni, ricordi, sensazioni corporee e aspettative che tendono ad attivarsi automaticamente in determinate situazioni. Possiamo immaginarli come delle lenti emotive attraverso cui osserviamo il mondo. Il problema è che queste lenti non riflettono sempre la realtà presente, ma sono spesso costruite a partire dalle esperienze vissute durante l'infanzia e l'adolescenza. Per questo motivo due persone possono reagire in modo completamente diverso alla stessa situazione.
Immaginiamo che un amico non risponda a un messaggio. Per qualcuno potrebbe trattarsi semplicemente di un impegno o di una distrazione. Per qualcun altro, invece, quel silenzio può trasformarsi rapidamente nella convinzione di essere stato rifiutato o dimenticato.
Non è la situazione in sé a determinare la reazione emotiva, ma il significato che quella situazione assume attraverso gli schemi costruiti nel tempo.
Come si formano gli schemi?

Jeffrey Young sostiene che ogni bambino nasce con alcuni bisogni emotivi fondamentali.
Tra questi troviamo:
- sentirsi amato e accettato;
- ricevere protezione e sicurezza;
- sentirsi visto e compreso emotivamente;
- sviluppare autonomia e fiducia nelle proprie capacità;
- poter esprimere liberamente emozioni e bisogni;
- crescere in un ambiente con limiti chiari e coerenti;
- avere spazio per il gioco, la spontaneità e l'esplorazione.
Quando questi bisogni vengono soddisfatti in modo sufficientemente stabile, il bambino costruisce una rappresentazione positiva di sé e degli altri. Impara, ad esempio, che può fidarsi delle persone importanti, che i propri bisogni meritano attenzione e che può sbagliare senza perdere il proprio valore. La realtà, però, non è sempre così semplice.
Esperienze di trascuratezza emotiva, critica costante, rifiuto, imprevedibilità o iperprotezione possono ostacolare questo processo. In queste situazioni il bambino cerca comunque di dare un significato a ciò che vive. Può arrivare a pensare:
"C'è qualcosa che non va in me."
Oppure
"È meglio non chiedere nulla agli altri, perché potrei essere un peso."
Queste convinzioni non nascono perché il bambino sceglie di pensare in questo modo. Sono tentativi di adattamento a un ambiente percepito come difficile o imprevedibile. In altre parole, rappresentano strategie che, in quel momento della vita, possono avere una funzione protettiva.
Quando una strategia utile diventa una fonte di sofferenza
Uno degli aspetti più interessanti della Schema Therapy è il modo in cui interpreta questi schemi. Non vengono considerati difetti del carattere né segni di debolezza. Sono modalità che, in passato, hanno aiutato la persona ad affrontare determinate esperienze.
Pensiamo, ad esempio, a un bambino che cresce in un ambiente in cui esprimere emozioni viene sistematicamente criticato. Imparare a nascondere ciò che prova può diventare una strategia efficace per evitare ulteriori sofferenze. Da adulto, però, quella stessa modalità può rendere difficile chiedere aiuto, comunicare i propri bisogni o costruire relazioni intime. Lo stesso vale per chi ha imparato a controllare ogni dettaglio per sentirsi al sicuro. Questa strategia può favorire precisione, responsabilità e affidabilità. Ma quando il bisogno di controllo diventa rigido, ogni imprevisto può trasformarsi in una fonte di ansia. Anche la tendenza a mettere sempre gli altri al primo posto può avere origini simili. Molte persone che si mostrano estremamente disponibili hanno imparato molto presto che prendersi cura degli altri era il modo migliore per mantenere il legame affettivo. Con il tempo, però, questo può portare a trascurare sistematicamente i propri bisogni.
Per questo motivo, nella pratica clinica, una domanda importante non è soltanto:
“Perché questa persona si comporta così?”
ma anche:
“Che cosa ha imparato a fare per proteggersi?”
È una prospettiva che permette di osservare la sofferenza con maggiore comprensione e meno giudizio.
I cinque grandi domini degli schemi
Per organizzare i diversi schemi maladattivi, Young ha individuato cinque grandi domini, cioè cinque aree che riflettono differenti modalità di funzionamento psicologico.
Distacco e rifiuto
Racchiude gli schemi caratterizzati dall'aspettativa che gli altri non siano disponibili, affidabili o capaci di offrire vicinanza emotiva. Le persone possono vivere un forte timore dell'abbandono, sentirsi profondamente diverse dagli altri o percepirsi indegne di amore.
Ridotta autonomia e prestazione
Comprende gli schemi legati alla convinzione di non essere sufficientemente competenti per affrontare la vita in modo autonomo. Possono emergere dubbi sulle proprie capacità, paura di commettere errori o un costante senso di vulnerabilità.
Limiti compromessi
Riguarda le difficoltà nel tollerare la frustrazione, rispettare i limiti o regolare gli impulsi.
Eccessiva attenzione ai bisogni degli altri
In questo dominio la persona tende a mettere sistematicamente in secondo piano i propri bisogni per ottenere approvazione, evitare conflitti o mantenere le relazioni.
Ipercontrollo e inibizione emotiva
Qui prevale la convinzione che sia necessario controllare emozioni, comportamenti e pensieri per evitare errori, critiche o conseguenze negative. Ne possono derivare perfezionismo, autocritica e difficoltà nell'esprimere spontaneamente le proprie emozioni.
Gli schemi influenzano anche i disturbi di personalità?
Quando si parla di disturbi di personalità, è importante chiarire un punto fondamentale: avere uno schema maladattivo precoce non significa avere un disturbo di personalità.
Molte persone possono riconoscersi in uno o più schemi senza che questi compromettano in modo significativo il loro funzionamento quotidiano. Gli schemi fanno parte dell'esperienza umana e, in misura variabile, possono essere presenti in ciascuno di noi.
Il problema emerge quando diventano particolarmente rigidi, pervasivi e resistenti al cambiamento, influenzando in modo stabile il modo di percepire sé stessi, gli altri e le relazioni.
La Schema Therapy propone di integrare l'osservazione dei comportamenti con l'attenzione alle convinzioni profonde, ai bisogni emotivi e alle esperienze relazionali che possono aver contribuito alla loro formazione.
In questa prospettiva diventa importante considerare alcune domande fondamentali:
- Quale convinzione profonda guida questa reazione?
- •Quale esperienza può aver contribuito alla sua formazione?
- • Quale bisogno emotivo sta cercando di essere soddisfatto attraverso questo comportamento?
Questo permette di comprendere la persona nella sua storia, considerando non solo il comportamento osservabile, ma anche il significato che esso ha assunto nel corso dello sviluppo.
Numerosi studi hanno indagato il rapporto tra gli schemi maladattivi precoci e i disturbi di personalità. I risultati mostrano una tendenza piuttosto chiara: alcune configurazioni di schemi ricorrono più frequentemente in specifici funzionamenti di personalità.
È importante sottolineare, però, che non esiste una corrispondenza uno a uno. Lo stesso schema può essere presente in persone con caratteristiche psicologiche molto diverse, così come persone con la stessa diagnosi possono presentare schemi differenti.
Gli schemi rappresentano quindi vulnerabilità profonde che interagiscono con la storia individuale, le esperienze relazionali e il contesto di vita.
Esempi clini
- Disturbo borderline di personalità
- Nelle persone con funzionamento evitante emergono spesso gli schemi di inadeguatezza, isolamento sociale e deprivazione emotiva. Il desiderio di instaurare relazioni è spesso presente, ma convive con il timore di essere giudicati, rifiutati o considerati "non abbastanza". L'evitamento diventa così una strategia di protezione: riduce il rischio di sentirsi feriti, ma limita anche la possibilità di vivere esperienze relazionali positive che potrebbero modificare quelle convinzioni profonde.
- Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità
- In questo funzionamento ricorrono frequentemente gli schemi di standard severi e ipercriticismo. Il valore personale tende a essere strettamente legato alla prestazione, al controllo e all'assenza di errori. Precisione, responsabilità e impegno rappresentano qualità importanti, ma quando diventano rigide possono trasformarsi in una fonte costante di stress, autocritica e insoddisfazione
- Cosa significa tutto questo nella pratica clinica?
- Uno degli aspetti più importanti della Schema Therapy è che invita il terapeuta a guardare oltre il comportamento osservabile. Due persone con la stessa diagnosi possono avere storie profondamente diverse e aver sviluppato schemi differenti.
Per questo motivo il trattamento non si limita a ridurre i sintomi, ma cerca di comprendere il significato personale che quei comportamenti hanno assunto nel corso della vita.
L'obiettivo non è eliminare una parte della persona, ma aiutarla a riconoscere l'origine di quei meccanismi, comprenderne la funzione protettiva e sviluppare modalità più flessibili e adattive di affrontare le relazioni e le difficoltà quotidiane. In questa prospettiva, gli schemi non rappresentano una condanna né un'etichetta diagnostica. Rappresentano una chiave di lettura che permette di dare senso a esperienze che, spesso, per anni sono sembrate incomprensibili.
Conclusioni
Comprendere gli schemi maladattivi precoci significa osservare la sofferenza psicologica con uno sguardo diverso. Molti dei comportamenti che oggi generano disagio non sono il risultato di un difetto personale, ma l'espressione di strategie che, in un momento della vita, hanno avuto una funzione adattiva. Questa prospettiva non elimina la responsabilità individuale, ma favorisce una comprensione più profonda di sé e della propria storia.
La Schema Therapy propone proprio questo cambiamento di prospettiva: riconoscere le esperienze che hanno contribuito alla formazione degli schemi, comprenderne il significato e costruire, attraverso la relazione terapeutica, modalità nuove e più flessibili di vivere sé stessi e gli altri.
Il passato non può essere modificato, ma il modo in cui continua a influenzare il presente può cambiare. Ed è proprio in questa possibilità di cambiamento che risiede uno degli aspetti più importanti del lavoro psicoterapeutico.
Bibliografia
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- Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy: A Practitioner's Guide. Guilford Press.
Autore
Articolo a cura dell Dott.ssa Anna Teresa Gentiluomo, Psicologa e Psicoterapeuta a Saronno

