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Il subdolo sabotatore interiore: capire la sindrome dell’impostore
Daria, giovane donna di 30 anni, manager in una multinazionale, è in riunione con tutti i colleghi quando, inaspettatamente, il direttore annuncia che è stata scelta per condurre uno dei progetti più importanti dell’azienda. In quel preciso istante un senso di nausea la pervade, il corpo si irrigidisce e il battito cardiaco accelera, ma al posto dell’orgoglio, nella sua testa si palesa un pensiero terrificante: “dev’esserci stato un errore… non ho la competenza per gestire questo progetto, non sono all’altezza e se ne accorgeranno, finirà per deludere tutti”. Se ti riconosci in questo scenario: stai sperimentando la sindrome dell’impostore.
Cos'è la sindrome dell'impostore
Introdotta da Pauline Clance e Suzanne Imes nel 1978, la sindrome dell’impostore descrive l’esperienza di persone competenti, come Daria, che convivono con la convinzione persistente di non meritare i propri successi e della paura di essere “scoperte” come incompetenti. La mente troverà sempre il modo di attribuire i propri traguardi a fattori esterni. Non è una diagnosi ufficiale, ma un fenomeno diffuso che può favorire ansia, senso di inadeguatezza e comportamenti che ostacolano crescita personale e professionale.
Perchè si sviluppa
Nessuno nasce “impostore”, la sensazione di essere un impostore nasce dall’interazione di più fattori:
- Tratti personali: perfezionismo, autocritica elevata, bassa autostima e stili attribuzionali che considerano il successo frutto di fortuna.
- Storia familiare ed educativa: genitori molto esigenti, messaggi contraddittori o confronti competitivi possono minare l’autovalutazione.
- Contesto sociale e culturale: stereotipi, discriminazioni o il sentirsi in minoranza aumentano il senso di non appartenenza.
- Meccanismi di mantenimento: evitamento, procrastinazione, auto sabotaggio e ricerca continua di conferme impediscono di interiorizzare i successi.
Impatto nella quotidianità

La sindrome può avere impatti su più livelli:
- Emotivo: ansia persistente, vergogna, bassa autostima.
- Cognitivo: autocritica ricorrente, difficoltà di concentrazione, minimizzazione dei successi.
- Comportamentale: procrastinazione o auto-sabotaggio, perfezionismo estremo, evitamento di opportunità.
- Professionale/accademico: rallentamento della carriera, ridotta produttività, rischio di burn-out, difficoltà nel negoziare avanzamenti o salario.
- Relazionale: isolamento, difficoltà ad accettare feedback positivi, conflitti da confronto continuo.
- Fisico e salute: disturbi del sonno, sintomi psicosomatici (tensione, affaticamento), aumento del rischio legato allo stress cronico.
- Comorbilità e gravità clinica: frequenti co-occorrenze con ansia e depressione.
- Conseguenze a lungo termine: perdita di opportunità personali e professionali, consolidazione di schemi negativi difficili da modificare.
Chi ne soffre
Originariamente descritta in donne ad alto rendimento, oggi la sindrome è riconosciuta come trasversale a genere, età e professione. Tuttavia, gruppi che sperimentano discriminazione o isolamento (donne in contesti dominati da uomini, minoranze etniche, primi in famiglia a raggiungere traguardi educativi/professionali) possono esserne maggiormente colpiti.
Quando chiedere aiuto professionale
Se i sentimenti sono intensi, persistenti e interferiscono con la vita quotidiana, è opportuno consultare un professionista. Segnali d’allarme: peggioramento dell’umore, ansia marcata, disturbi del sonno, calo della produttività o comportamenti autolesivi.
Conclusione
La sindrome dell’impostore non riguarda solo la carriera: si infiltra nelle relazioni, nella vita familiare, negli hobby e nella capacità di prendersi cura di sé, facendo sembrare ogni traguardo immeritato. Riconoscere e sfidare quella voce interna, raccogliendo prove concrete, accettando aiuto e coltivando autocompassione, significa non solo progredire sul lavoro, ma vivere con più autenticità, relazioni più sincere e maggiore benessere personale. Ogni piccolo traguardo è un passo verso la cura che migliora tutte le aree della vita.
Bibliografia
- Clance, P. R., & Imes, S. A. (1978). The impostor phenomenon in high achieving women. Psychotherapy.
- • Clance, P. R. (1985). The impostor phenomenon.
- • Sakulku, J., & Alexander, J. (2011). The impostor phenomenon.
- • Cokley, K. et al. (2015). Impostor phenomenon and mental health.
- • Young, V. (2011). The secret thoughts of successful women
Autore
Articolo scritto dalla Dott.ssa Barbara Dianati, Psicologa a Saronno

