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Indice
- Quando andare in terapia familiare: non è questione di aver fallito
- La famiglia come sistema competente
- Quando le soluzioni diventano il problema
- Il sintomo come messaggio del sistema familiare
- Il paradosso del sintomo: un modo per mantenere il legame
- La metafora dei cormorani: tornare per ripartire
- La terapia familiare come spazio di trasformazione
- Conclusioni: riscoprire le risorse della famiglia
- Bibliografia
- Autore
Quando andare in terapia familiare: non è questione di aver fallito
Molte famiglie arrivano in terapia familiare con la sensazione di averle provate tutte. Hanno cercato di parlare di più, di discutere meno, di essere più comprensive o, al contrario, più ferme. Hanno modificato regole, ruoli e modalità di comunicazione nel tentativo di ritrovare un equilibrio.
Quando queste strategie non producono più gli effetti desiderati, può emergere la convinzione di aver sbagliato qualcosa o di non essere stati capaci di affrontare il problema. In realtà, nella prospettiva sistemico-relazionale, la richiesta di aiuto non rappresenta un fallimento, ma spesso l'esito di un lungo percorso di tentativi sinceri di prendersi cura della propria famiglia.
La terapia familiare parte proprio da questo presupposto: prima di chiedere aiuto, le persone hanno già mobilitato molte risorse. Comprendere ciò che è stato fatto e il significato che quelle strategie hanno avuto rappresenta il primo passo verso il cambiamento.
La famiglia come sistema competente
Lo psichiatra e terapeuta familiare Guy Ausloos, nel libro La competenza delle famiglie, propone una prospettiva profondamente diversa da quella centrata sul deficit.
La famiglia non viene considerata un sistema "difettoso" da correggere, ma un organismo competente che cerca continuamente di adattarsi agli eventi della vita, anche quando le soluzioni adottate non sembrano più funzionare.
Ogni comportamento, anche quello che appare problematico, può essere compreso come il tentativo di preservare un equilibrio in condizioni difficili. La terapia non sostituisce le competenze della famiglia, ma crea uno spazio in cui queste possano essere riconosciute e riattivate.
Quando le soluzioni diventano il problema
Una delle idee centrali della terapia sistemica è che il problema attuale sia spesso il risultato di una soluzione che, in passato, aveva funzionato.
Per affrontare una difficoltà, una famiglia può scegliere di controllare maggiormente un figlio, evitare alcuni argomenti per non litigare, assumersi responsabilità al posto di un altro membro oppure modificare i propri ruoli. Queste strategie possono essere utili in una fase specifica della vita familiare.
Con il passare del tempo, però, ciò che inizialmente proteggeva il sistema può irrigidirsi fino a diventare parte della difficoltà stessa.
Per questo motivo, durante il percorso terapeutico, una delle domande più importanti non è "Che cosa non funziona?", ma "Che cosa avete già provato per stare meglio?".
Il sintomo come messaggio del sistema familiare
Nell'approccio sistemico il sintomo non viene osservato esclusivamente come un problema individuale, ma come parte di una rete di relazioni.
Quando un bambino manifesta importanti difficoltà scolastiche, un adolescente sviluppa attacchi di panico oppure un membro della famiglia presenta comportamenti che generano forte preoccupazione, il lavoro terapeutico non si limita alla persona che manifesta il disagio. Si cerca piuttosto di comprendere quale funzione quel sintomo svolga all'interno delle relazioni familiari.
Il sintomo può infatti rappresentare un messaggio del sistema: segnala tensioni, cambiamenti, equilibri fragili o conflitti che faticano a trovare altre modalità di espressione.
Joel S. Bergman osserva come, nell'esperienza clinica, quanto più intenso è il sintomo manifestato da un figlio o da una figlia, tanto più è probabile che nella famiglia siano presenti conflitti profondi, spesso difficili da esprimere apertamente.
Il sintomo diventa così una forma di comunicazione indiretta che rende visibile ciò che, diversamente, rischierebbe di rimanere nascosto.
Il paradosso del sintomo: un modo per mantenere il legame
Può sembrare paradossale, ma il sintomo svolge spesso una funzione importante per la famiglia.
Attorno ad esso si organizzano attenzioni, cure, dialoghi e nuove modalità di stare insieme. In alcuni casi il sintomo contribuisce persino a mantenere una forma di equilibrio relazionale, evitando che conflitti più profondi emergano direttamente.
Per questo motivo, nella terapia familiare il sintomo non viene considerato semplicemente qualcosa da eliminare. Prima di poter cambiare, è necessario comprenderne il significato e la funzione che ha assunto nel sistema familiare.
Questo non significa che il sintomo sia "positivo" o desiderabile, ma che anche la sofferenza può assumere un senso all'interno della storia di una famiglia.
La metafora dei cormorani: tornare per ripartire

Per comprendere il processo di cambiamento può essere utile una metafora proposta da Joel S. Bergman.
Prima di spiccare il volo, i cormorani attraversano una fase in cui sembrano tornare a comportamenti più primitivi, appresi nelle prime fasi della vita. Quella che appare come una regressione rappresenta, in realtà, la preparazione necessaria per un nuovo movimento.
Anche nel percorso terapeutico può accadere qualcosa di simile. A volte è necessario ritornare alla propria storia familiare, ai legami originari e ai bisogni emotivi rimasti inascoltati per costruire modalità relazionali nuove e più funzionali.
Guardare al passato non significa rimanervi intrappolati, ma comprenderlo per poter andare avanti con maggiore libertà.
La terapia familiare come spazio di trasformazione
La famiglia può essere immaginata come un nodo aggrovigliato. Più si cerca di scioglierlo tirando con forza, più tende a stringersi.
La terapia familiare non forza il cambiamento né cerca colpevoli. Si propone invece di osservare il nodo con attenzione, comprendendo come si sia formato e quali piccoli movimenti possano progressivamente allentarlo.
In questo spazio i tentativi già messi in atto dalla famiglia non vengono giudicati, ma riconosciuti come espressione della capacità di adattarsi alle difficoltà.
Partendo dalla storia condivisa e dalle risorse già presenti, il percorso terapeutico aiuta i membri della famiglia a costruire nuove modalità di relazione e ad affrontare le crisi con maggiore flessibilità.
Conclusioni: riscoprire le risorse della famiglia
Chiedere un aiuto non significa che una famiglia abbia fallito. Molto spesso significa che ha già investito tempo, energie e affetto nel tentativo di affrontare una situazione complessa e desidera trovare nuove possibilità di cambiamento.
La terapia familiare non offre soluzioni preconfezionate, ma uno spazio in cui comprendere il significato dei sintomi, valorizzare le competenze già presenti e riattivare risorse che, nei momenti di maggiore difficoltà, possono sembrare invisibili.
Come i cormorani che tornano temporaneamente ai movimenti originari prima di riprendere il volo, anche le famiglie possono ritrovare nuove direzioni quando riescono a dare un significato condiviso alla propria storia. È proprio da questa comprensione che può nascere un cambiamento autentico e duraturo.
Bibliografia
- Ausloos, G. La competenza delle famiglie.
- Bergman, J. S. Pescando Barracudas.
- Minuchin, S. Famiglie e terapia della famiglia.
- Selvini Palazzoli, M., Boscolo, L., Cecchin, G., Prata, G. Paradosso e controparadosso.
- Watzlawick, P., Beavin,J, Jackson, D. Pragmatica della comunicazione umana.
Autore

Articolo scritto dalla dott.ssa Giulia Agnese Psicologa e Psicoterapeuta a Saronno
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