Negli ultimi anni sempre più persone sentono parlare di Terapia Metacognitiva (MCT), una forma di psicoterapia relativamente nuova che sta mostrando risultati molto promettenti nel trattamento di ansia e depressione. Ma di cosa si tratta esattamente e in cosa si differenzia dalla più nota terapia cognitivo-comportamentale (CBT)?
Indice
Che cos’è la Terapia Metacognitiva?
La MCT è stata sviluppata nei primi anni ’90 da Adrian Wells e Gerald Matthews. Inizialmente veniva utilizzata per il trattamento del disturbo d’ansia generalizzato, ma negli anni è stata applicata con successo anche alla depressione e ad altri disturbi psicologici.
Diversi studi scientifici e meta-analisi hanno confermato la sua efficacia. Un’analisi pubblicata dall’Associazione Americana per l’Ansia e la Depressione (ADAA) ha evidenziato che la MCT può portare risultati migliori rispetto alla CBT in alcuni casi.
CBT e MCT: le differenze
La CBT è la terapia più diffusa per ansia e depressione: lavora sul contenuto dei pensieri, aiutando il paziente a riconoscere e modificare schemi cognitivi disfunzionali.
La MCT, invece, cambia prospettiva: non si concentra tanto sul “cosa pensiamo”, ma su come reagiamo ai pensieri.
In altre parole, non cerca di sostituire un pensiero negativo con uno positivo, ma aiuta a gestire il rapporto con i propri pensieri, riducendo i meccanismi che mantengono attivi ansia e depressione.
Il ruolo della metacognizione
Il cuore della MCT è la metacognizione, cioè la consapevolezza che abbiamo dei nostri processi di pensiero: i pensieri sul nostro pensare.
Molte persone che soffrono di ansia o depressione sentono di non riuscire a interrompere i pensieri negativi. Entrano così in un circolo vizioso di rimuginio e ruminazione, che alimenta la sofferenza.
Secondo Wells, questo modello prende il nome di Sindrome Cognitivo-Attentiva (CAS):
- preoccupazioni continue,
- ruminazioni sul passato,
- attenzione costante alle minacce,
- tentativi disfunzionali di controllare i pensieri (come evitarli o sopprimerli).
Questi processi riducono la flessibilità mentale e mantengono il malessere.
Come funziona la MCT
La Terapia Metacognitiva lavora per interrompere il CAS e sviluppare nuove modalità di rapporto con i propri pensieri. Il paziente impara a:
- riconoscere i meccanismi che mantengono l’ansia o la depressione,
- interrompere il rimuginio e la ruminazione,
- sperimentare un nuovo modo di vivere i pensieri senza esserne dominati.
Il risultato? Una maggiore libertà mentale e la possibilità di gestire meglio emozioni e comportamenti.
Perché scegliere la MCT
Nonostante sia una terapia relativamente recente , la MCT si sta diffondendo velocemente in tutto il mondo. I dati finora disponibili mostrano che può essere un approccio efficace e rapido, soprattutto per chi soffre di disturbi d’ansia e dell’umore.
Nel centro di Saronno è possibile contattare la dott.ssa Paola Marinoni psicologa e psicoterapeuta MCT
