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Indice
- Cosa significa davvero "saper gestire le emozioni"?
- I bambini non nascono con la capacità di autoregolarsi
- Dalla co-regolazione all’autoregolazione
- “Calmati”: cosa succede quando l’adulto è sopraffatto quanto il bambino?
- I bambini imparano anche osservando come gestiamo le nostre emozion i
- La regolazione emotiva dei genitori non richiede una calma perfetta
- Validare un’emozione non significa approvare ogni comportamento
- Quando perdiamo la pazienza: l’importanza della riparazione
- Alcune indicazioni per i genitori
- Conclusioni
- Bibliografia
- Autore
Cosa significa davvero "saper gestire le emozioni"?
La regolazione emotiva dei genitori svolge un ruolo importante nel modo in cui i bambini imparano a riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni.
“Non sa gestire la rabbia."
“Per qualsiasi cosa fa una scenata.”
“Gli spiego che non c’è motivo di piangere, ma continua.”
“È diventato grande, dovrebbe ormai sapersi controllare.”
Sono frasi che molti genitori possono pronunciare quando si trovano davanti a un bambino molto arrabbiato, spaventato, frustrato o inconsolabile.
Ma cosa significa, concretamente, saper gestire un’emozione?
La regolazione emotiva non consiste nel non arrabbiarsi, nel non piangere o nel riuscire a mantenere sempre la calma. Le emozioni hanno una funzione e non sono qualcosa che deve necessariamente essere eliminato.
Regolare un’emozione significa piuttosto riuscire, progressivamente, a riconoscerla, comprenderne il significato, tollerarne l’intensità e modulare il proprio comportamento in modo sufficientemente adeguato alla situazione.
Questa capacità non è presente in forma completa fin dalla nascita: si sviluppa nel tempo e all’interno delle relazioni.
Per questo, quando ci chiediamo perché un bambino faccia fatica a gestire la propria rabbia o la propria frustrazione, può essere utile spostare per un momento lo sguardo dal bambino alla relazione:
come viene accolta e gestita l’emozione all’interno della famiglia?
I bambini non nascono con la capacità di autoregolarsi
Un bambino piccolo dipende dall’adulto per molte delle funzioni che progressivamente imparerà a svolgere in autonomia.
Quando è molto stanco, affamato, spaventato o sopraffatto da uno stimolo, può non possedere ancora le risorse necessarie per ritrovare da solo uno stato di equilibrio.
È qui che entra in gioco la co-regolazione.
L’adulto può aiutare il bambino a ridurre l’attivazione, dare un significato a ciò che sta vivendo e trovare modalità più adeguate per affrontare la situazione.
Con lo sviluppo, queste esperienze ripetute possono contribuire alla costruzione di una maggiore capacità di autoregolazione.
La relazione, quindi, non è semplicemente il contesto nel quale il bambino impara a gestire le emozioni: è uno dei luoghi principali attraverso cui questa competenza si costruisce.
Una recente revisione sistematica sulla co-regolazione genitore-bambino sottolinea proprio il ruolo dei processi di regolazione condivisa nelle situazioni di difficoltà e il loro legame con lo sviluppo delle capacità di autoregolazione del bambino. (PubMed)
Dalla co-regolazione all’autoregolazione
Possiamo immaginare lo sviluppo emotivo come un progressivo passaggio da:
“Mi aiuti a calmarmi”
a:
“So, almeno in parte, come posso calmarmi.”
Questo non significa che un adulto debba rendere il bambino completamente autonomo nella gestione delle emozioni il prima possibile.
Anche gli adulti, infatti, ricorrono alla co-regolazione: parlare con una persona di fiducia, ricevere conforto, sentirsi compresi o semplicemente avere qualcuno accanto può aiutarci a ritrovare un equilibrio dopo un momento difficile.
L’obiettivo non è quindi insegnare al bambino a “farcela sempre da solo” , ma permettergli di sviluppare progressivamente un repertorio di strategie sufficientemente flessibili.
“Calmati”: cosa succede quando l’adulto è sopraffatto quanto il bambino?

Immaginiamo una situazione quotidiana.
Un bambino torna a casa stanco. Deve fare i compiti, non riesce in un esercizio e comincia a piangere.
Il genitore, dopo una lunga giornata di lavoro, prova a spiegargli che “non è successo niente”.
Il bambino continua a piangere.
Il genitore alza la voce:
“Basta! Devi calmarti!”
Il bambino urla ancora più forte.
Il genitore si innervosisce ulteriormente.
A quel punto, entrambi sono fortemente attivati.
Non è difficile comprendere come, in una situazione simile, chiedere al bambino di autoregolarsi possa essere particolarmente difficile.
La regolazione emotiva del genitore non è infatti irrilevante rispetto al modo in cui il genitore risponde alle emozioni del figlio.
La ricerca distingue diversi comportamenti attraverso cui i genitori socializzano le emozioni: il modo in cui reagiscono alle emozioni del bambino, ciò che mostrano a livello emotivo e il modo in cui parlano delle emozioni.
Una systematic review del 2024, che ha preso in considerazione 53 studi, ha trovato che una migliore autoregolazione genitoriale è associata a modalità più supportive di socializzazione emotiva e a minori modalità non supportive. Gli autori sottolineano però anche la complessità di queste associazioni e i limiti della letteratura disponibile. (PubMed)
Questo è importante: non significa che un genitore debba essere sempre calmo per
crescere un bambino capace di regolare le proprie emozioni.
Significa che il modo in cui l’adulto gestisce la propria attivazione può influenzare il modo in cui riesce a rispondere a quella del bambino.
I bambini imparano anche osservando come gestiamo le nostre emozioni
I genitori insegnano molto attraverso le parole:“Quando sei arrabbiato, puoi fare un respiro.”
“Puoi dirmi che sei arrabbiato senza picchiarmi.”
“Puoi chiedere una pausa.”
Ma esiste anche un insegnamento meno esplicito: quello che passa attraverso l’esperienza quotidiana.
Un bambino può osservare un adulto che:
- riconosce di essere arrabbiato;
- si prende una pausa prima di rispondere;
- riesce a chiedere aiuto;
- esprime il proprio disaccordo senza aggredire;
- dopo aver perso la pazienza riconosce ciò che è successo;
- riesce a tornare sulla situazione quando si è calmato.
Ma può anche osservare un adulto che, quando è frustrato, urla, minaccia, svaluta o cerca di evitare completamente ogni emozione negativa.
Non significa che un singolo episodio determini lo sviluppo emotivo di un bambino.
La ricerca sulla socializzazione emotiva mostra infatti un quadro complesso, nel quale intervengono caratteristiche del bambino, del genitore, della relazione e del contesto.
Tuttavia, le modalità con cui i genitori reagiscono alle emozioni dei figli rappresentano un importante ambito di influenza sullo sviluppo della regolazione emotiva. (PubMed)
La regolazione emotiva dei genitori non richiede una calma perfetta
Questo è forse uno degli aspetti più importanti da trasmettere ai genitori.
Essere un buon genitore non significa non arrabbiarsi mai.
Un genitore può essere stanco, frustrato, preoccupato o arrabbiato.
Può anche perdere la pazienza.
Il punto non è raggiungere una condizione di calma permanente, che sarebbe peraltro irrealistica, ma riuscire a riconoscere ciò che sta accadendo e, quando possibile, recuperare la capacità di scegliere come agire.
Per esempio:
“Sono molto arrabbiata e in questo momento faccio fatica a parlare con te senza alzare la voce. Mi prendo qualche minuto e poi ne riparliamo.”
In questo modo l’adulto non sta insegnando al bambino che la rabbia è sbagliata.
Sta mostrando che si può essere arrabbiati senza essere obbligati ad agire immediatamente sotto l’effetto della rabbia.
È una differenza fondamentale.
Validare un’emozione non significa approvare ogni comportamento
Un’altra difficoltà frequente riguarda la paura che validare l’emozione significhi “dare ragione” al bambino.
Ma sono due cose diverse.
Possiamo dire:
“Capisco che sei molto arrabbiato perché tuo fratello ha preso il tuo gioco.”
e contemporaneamente:
“Puoi essere arrabbiato, ma non puoi colpirlo."
La prima frase riguarda l’emozione.
La seconda riguarda il comportamento e il limite.
Un’educazione emotiva efficace non richiede quindi di eliminare i confini. Al contrario, il bambino ha bisogno che l’adulto possa contemporaneamente riconoscere ciò che prova e mantenere un limite sufficientemente chiaro.
La letteratura sulla socializzazione delle emozioni distingue proprio tra risposte supportive e non supportive alle emozioni infantili. Le evidenze più recenti indicano associazioni tramodalità di socializzazione emotiva e capacità di regolazione, pur senza autorizzare conclusioni semplicistiche di tipo causale. (PubMed)
Quando perdiamo la pazienza: l’importanza della riparazione
E se il genitore ha urlato?
Non è necessario fingere che non sia successo.
Anzi, può essere utile tornare sull’episodio.
Per esempio:
“Prima ti ho urlato contro. Ero molto arrabbiata, ma urlare non è stato un buon modo per parlarti. Mi dispiace. Possiamo provare a capire insieme cosa è successo?”La riparazione non cancella automaticamente ciò che è accaduto, ma permette di trasformare un momento di difficoltà in un’occasione di apprendimento relazionale.
Il bambino può sperimentare che:
- le relazioni possono attraversare momenti di tensione;
- è possibile riconoscere un errore;
- chiedere scusa non significa essere deboli;
- dopo un conflitto è possibile tornare a parlarsi;
- un’emozione intensa non deve necessariamente distruggere la relazione.
Questo è molto diverso dal modello del genitore “perfettamente regolato.
l bambino non ha bisogno di un adulto che non sbaglia mai. Ha bisogno di adulti sufficientemente disponibili a riconoscere ciò che accade e a riparare quando qualcosa si rompe nella relazione.
Alcune indicazioni per i genitori
Non esistono strategie valide in modo identico per ogni bambino e per ogni situazione.
Tuttavia, alcuni principi possono essere utili.
- 1. Regolare prima di intervenire
Quando possibile, prima di correggere il bambino chiediamoci:
“Quanto sono attivato io in questo momento?”
Se siamo molto arrabbiati, può essere più utile rimandare di qualche minuto la conversazione piuttosto che cercare immediatamente di modificare il comportamento del bambino.
2. Dare un nome all’esperienza
“Sei molto arrabbiato.”
“Credo che questa cosa ti abbia spaventato.”
“Sei deluso perché speravi di poter andare.”
Dare un nome all’esperienza non significa interpretare sempre ciò che il bambino prova, ma aiutarlo progressivamente a costruire un linguaggio per descrivere i propri stati interni.
- 3. Distinguere emozioni e comportamenti
Tutte le emozioni possono essere accolte.
Non tutti i comportamenti possono essere accettati.
È possibile essere arrabbiati senza picchiare, essere delusi senza insultare, essere spaventati senza dover necessariamente evitare ogni situazione difficile.
4. Mostrare strategie realistiche
Non soltanto:
“Devi calmarti.”
Ma anche:
“Io adesso sono troppo arrabbiato per parlarne bene. Mi fermo un attimo.”
In questo modo la regolazione diventa qualcosa di osservabile e concreto.
- 5. Riparare dopo un momento difficile
Quando abbiamo sbagliato, possiamo tornare sull’accaduto.
Non per colpevolizzarci, ma per mostrare che le relazioni possono essere riparate.
Conclusioni
Quando un bambino manifesta un’emozione intensa, la prima domanda che ci viene spontanea è spesso:
“Come faccio a farlo calmare?”
Può essere utile aggiungerne un’altra:
“Di che cosa ha bisogno da me in questo momento per imparare, progressivamente, regolarsi?”
La risposta non sarà sempre la stessa.
A volte il bambino avrà bisogno di vicinanza. Altre volte di uno spazio. A volte di un limite chiaro, altre di essere aiutato a dare un nome a ciò che sta provando.
E anche l’adulto può avere bisogno di fermarsi e riconoscere la propria emozione.
La regolazione emotiva, infatti, non è una competenza che il bambino acquisisce semplicemente perché gli viene spiegata.
Si sviluppa anche attraverso relazioni nelle quali le emozioni possono essere riconosciute, comprese, contenute e progressivamente gestite.
Per questo educare un bambino alle emozioni non significa diventare genitori perfettamente calmi.
Significa anche mostrare, attraverso la relazione quotidiana, che si può provare un’emozione intensa, attraversarla, sbagliare, ritrovare l’equilibrio e tornare in relazione.
Bibliografia
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- Verhagen, C., Boekhorst, M. G. B. M., Kupper, N., van Bakel, H., & Duijndam, S. (2024). Coregulation between parents and elementary school-aged children in response to challenge and in association with child outcomes: A systematic review. Developmental Psychology.
- Rodrigues, G. A., Waslin, S. M., Nair, T. K., Kerns, K. A., & Brumariu, L. E. (2025). Parental emotion socialization and parent-child attachment security: A meta-analytic review. Emotion, 25(3), 775–781.
- Greene, C. A., Gray, S. A. O., Skowron, E., & Briggs-Gowan, M. J. (2025). Parental emotion socialization predicts early adolescents’ emotion regulation: A longitudinal and multimethod examination in trauma-exposed families. Journal of Early Adolescence
Autore
Articolo scritto dalla Dott.ssa Brenda Invernizzi, Psicologa e psicoterapeuta presso la sede di Monza

