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Il ruolo del disimpegno morale nel bullismo e nel cyberbullismo

da | Apr 4, 2025 | Articoli di Psicologia | 0 commenti

In questo articolo saranno descritti i possibili meccanismi sottostanti la messa in atto ed il mantenimento nel tempo di tutti quei comportamenti aggressivi, considerati antisociali, agiti in maniera intenzionale da un individuo o da un gruppo di individui nei confronti di altri soggetti; tali comportamenti possono essere presenti in diversi ambiti e contesti della quotidianità, tuttavia di seguito si fa particolare riferimento a quelli che caratterizzano i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo.

Dunque, partendo dalla definizione di queste due dinamiche, l’articolo prosegue approfondendo il concetto di disimpegno morale (Bandura et al., 1996) un costrutto psicologico che descrive i diversi modi in cui gli individui giustificano i propri comportamenti immorali o dannosi, riducendo il loro personale senso di responsabilità o di colpa.

Bullismo e cyberbullismo: una definizione

Secondo Dan Olweus (1931-2020), psicologo e docente di Psicologia della Personalità presso l’Università di Bergen nonché tra i maggiori esponenti degli studi condotti sul fenomeno del bullismo, esso è definito come un “atto aggressivo e intenzionale compiuto ripetutamente nel tempo da un gruppo o da un singolo individuo, contro una vittima che non può difendersi facilmente” (Olweus, 2013). Nel corso del tempo, i passi da gigante fatti dalle nuove tecnologie, soprattutto quelle relative alla comunicazione e all’informazione, hanno dato origine ad una nuova forma di bullismo nota come “cyberbullismo” (Kowalski et al., 2014). Tale termine, proveniente dall’inglese “cyberbulling”, venne coniato dall’educatore britannico Bill Belsey per descrivere tutti quei comportamenti messi in atto intenzionalmente e in maniera ripetuta e ostile da parte di un individuo o di un gruppo con l’intento di danneggiare gli altri, attraverso l’utilizzo di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, come ad esempio le e-mail, la messaggistica istantanea e i siti web (Krešić, M., & Kaštelan, A., 2020).

Disimpegno morale e bullismo

Facendo riferimento all’ampia letteratura presente in merito (Bandura et al., 2016; Hymel et al., 2010), è possibile affermare che coloro che mettono in atto comportamenti aggressivi e non socialmente accettati, come appunto quelli caratteristici del bullismo e del cyberbullismo, tendono a trovare una giustificazione alle proprie azioni riducendo così il proprio senso di colpa e mantenendo una buona considerazione di sé. Questo processo è meglio spiegato attraverso il meccanismo del disimpegno morale (Bandura et al., 1996).

Il costrutto di disimpegno morale

Il concetto di disimpegno morale è stato introdotto dallo psicologo canadese Albert Bandura (1925-2021) e suoi collaboratori nel 1996 allo scopo di spiegare come le persone siano in grado di compiere azioni immorali e fare del male agli altri, andando così contro i propri valori e le proprie credenze, continuando comunque a sentirsi in pace con se stesse.

Meccanismi del disimpegno morale nel bullismo

Secondo il modello concettuale proposto da A. Bandura all’interno dell’opera “Disimpegno morale – come facciamo del male continuando a vivere bene” (2016), il disimpegno morale è un meccanismo cognitivo composto da otto ulteriori meccanismi: ciascuno di questi può venire talvolta attivato, anche separatamente, per giustificare i propri comportamenti non socialmente accettati nelle diverse situazioni. Gli otto meccanismi sono a loro volta raggruppati in quattro categorie chiamate “loci”.

disimpegno morale nel bullismo

Locus comportamentale.

All’interno di questo gruppo si ritrovano tre meccanismi di disimpegno morale che consentono di trasformare un comportamento nocivo in uno positivo, ovvero:

  • La giustificazione morale: connotare di significato positivo il fine per il quale un comportamento scorretto viene messo in atto.
  • Il linguaggio eufemistico: utilizzare un linguaggio edulcorato per minimizzare la negatività di quell’azione.
  • Il confronto vantaggioso: paragonare il proprio comportamento con un altro considerato più grave.

Locus della responsabilità.

Di questa categoria fanno parte due meccanismi di disimpegno morale che permettono di minimizzare il proprio ruolo nell’infliggere crudeltà, ossia:

  • Lo spostamento della responsabilità: affermare che quel determinato comportamento è stato messo in atto poiché sono stati eseguiti gli ordini di qualcuno.
  • La diffusione della responsabilità: agire in gruppo permette al singolo individuo di provare minor senso di responsabilità per le proprie azioni.

Locus degli effetti.

Il meccanismo di disimpegno morale, in questo caso, si attiva quando non è possibile sottrarsi facilmente dalla propria responsabilità:

  • Noncuranza, travisamento e negazione degli effetti lesivi: ridimensionare o addirittura negare le conseguenze negative che le azioni hanno comportato.

Locus della vittima.

L’ultima categoria comprende due meccanismi di disimpegno morale che riguardano il modo in cui chi compie atti lesivi considera le proprie vittime:

  • La deumanizzazione: percepire i soggetti dei maltrattamenti come privi di qualità umane e quindi come esseri “spregevoli” e “miserabili”.
  • L’attribuzione della colpa: considerare le vittime come uniche responsabili ad aver attirato su se stesse il comportamento dannoso.

Programmi di intervento

Come recentemente riportato da Bussey K. e i suoi collaboratori (2024), gli studiosi sono consapevoli della necessità di sviluppare programmi di intervento per ridurre l’attivazione del disimpegno morale al fine di affrontare il fenomeno del bullismo. Il modello concettuale del disimpegno morale, sembra fornire una cornice teorica scientificamente valida per future ricerche e interventi volti in tal senso.

Dunque, partendo da questo presupposto, sarebbe auspicabile investire sempre più tempo e risorse economiche in questo ambito, non solo per essere dotati degli strumenti adatti a contrastare i due fenomeni presi in esame in questo articolo, ma anche per poi adattare e generalizzare queste strategie a tutte quelle dinamiche caratterizzate da comportamenti lesivi e dannosi nei confronti di altri soggetti, come ad esempio la violenza di genere e la violenza domestica, purtroppo anch’esse ampiamente diffuse al giorno d’oggi.

Chiara Maroso Psicologa Saronno

Articolo scritto dalla dott.ssa Chiara Maroso Psicologa a Saronno

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Bibliografia

  • Bandura, A. (2016). Disimpegno morale: Come facciamo del male continuando a vivere bene. Raffaello Cortina Editore.
  • Bandura, A., Barbaranelli, C., Caprara, G. V., & Pastorelli, C. (1996). Mechanisms of moral disengagement in the exercise of moral agency. Journal of Personality and Social Psychology, 71(2), 364–374.
  • Bussey, K., Luo, A., & Jackson, E. (2024). The role of moral disengagement in youth bullying behaviour. International Journal of Psychology, 59(6), 1254–1262.
  • Hymel, S. (2010). Bullying and morality: Understanding how good kids can behave badly. In S. R. Jimerson, S. M. Swearer, & D. L. Espelage (Eds.), The international handbook of school bullying (pp. 101–118). Lawrence Erlbaum Associates.
  • Krešić, M., & Kaštelan, A. (2020). Bullying through the internet – cyberbullying. Psychiatria Danubina, 32(Suppl. 2), 269–272. Medicinska naklada.
  • Kowalski, R. M., Giumetti, G. W., Schroeder, A. N., & Lattanner, M. R. (2014). Bullying in the digital age: A critical review and meta-analysis of cyberbullying research among youth. Psychological Bulletin, 140(4), 1073–1137.
  • Olweus, D. (2013). Bullismo a scuola. Erickson.
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