Emergenza bullismo!

Nel Marzo del 2019, l’Istat ha presentato alcuni importanti ed allarmanti dati sul fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. Sembra che in Italia le azioni prevaricatorie intenzionali siano una vera e propria emergenza: più del 50% dei ragazzi compresi tra gli 11 e i 17 anni dichiara di aver subito offese, intimidazioni, soprusi, oppressione fisica o psicologica; in un caso su 5 le azioni subite avevano la fisionomia tipica del bullismo. Si tratta dunque di un fenomeno dilagante che non è più possibile trascurare. Considerando che il bullismo coinvolge diversi “parti” oltre alla vittima e al bullo, come ad esempio gli “spettatori” (coloro che assistono passivamente, senza intervenire) e gli “aiutanti del bullo”, possiamo verosimilmente ipotizzare che praticamente ogni ragazzo è venuto a contatto, in modo diretto o indiretto, con episodi di bullismo.

Ma cos’è il bullismo?

Non è raro sentire commenti come:

  • Queste cose sono sempre esistite, è inutile preoccuparsi”,
    “Quando ero giovane ce le si dava senza che ci fosse tutta questa attenzione!”
    .

Questi commenti, che tendono a sminuire il fenomeno e a negarne la rilevanza, spesso sono incentivati da una non chiara definizione del fenomeno. Pertanto, cerchiamo di mettere ben in luce cosa si intende con il termine bullismo!


Il bullismo è una particolare e deliberata manifestazione di comportamento aggressivo, perpetrato da bambini o ragazzi a danni dei loro coetanei. Spesso si verifica all’interno del contesto scolastico. La finalità dell’aggressione è sottomettere ed esercitare il potere sull’altro. Le vittime del bullismo sono solitamente persone ritenute più fragili, vulnerabili, incapaci di difendersi.

Il bullo, dunque, ha il preciso scopo di provocare sofferenza fisica e/o emotiva, danneggiare, dominare (Sharp & Smith, 1995). Dunque, non parliamo di bullismo quando ci riferiamo a conflitti o lotte tra coetanei. Per definire un’aggressione un atto di bullismo è necessario siano presenti alcuni precisi elementi:

  • Intenzionalità. L’azione deve essere intenzionale, volontaria.
  • Asimmetria nella relazione. Tra bullo e vittima è presente un evidente squilibrio di potere: il bullo è più forte e spesso anche più popolare rispetto alla vittima, la quale ha un controllo ridotto sulla situazione, è più insicura e debole. 
  • Persistenza nel tempo. Le aggressioni si protraggono nel tempo in modo sistematico, ciò va a minare pesantemente l’immagine che la vittima ha di sé, rendendola ancora più vulnerabile ed esposta a nuovi comportamenti prevaricatori.

Ma come si può manifestare il bullismo?

Le varie facce del bullismo

Quando si pensa al bullismo spesso la prima cosa che viene in mente è la sopraffazione e la violenza fisica, eppure il bullismo è un fenomeno multi-sfaccettato e complesso, che può assumere forme differenti. Saper riconoscere le varie facce del bullismo è importante per evitare di ignorarne i segnali.
Le diverse tipologie di bullismo:

  1. Bullismo fisico. Strattonare, picchiare, colpire con pugni/sberle/calci, minacciare con oggetti, sputare sono tutte aggressioni fisiche utilizzate dai bulli per soggiogare e generare terrore nella vittima.
  2. Bullismo verbale. Insultare e prendere in giro: I bulli possono creare soprannomi ad hoc per ferire la vittima, puntando su alcune sue caratteristiche e/o “diversità”. I commenti crudeli possono riguardare il modo di vestire, di parlare, la fisicità, l’etnia, la religione ecc.
    Inoltre, i bulli possono utilizzare le minacce verbali per ottenere il controllo, tra queste si registrano anche minacce a sfondo sessuale.
    Spesso ce ne dimentichiamo ma le parole possono generare ferite anche più profonde delle aggressioni fisiche.
  3. Bullismo sociale. Ignorare e isolare, escludere dal gruppo, diffondere gossip che ledono l’immagine della vittima. Si tratta di una forma di bullismo adoperata soprattutto dalle femmine. La vittima viene esclusa dalle attività, si crea terra bruciata intorno a lei facendo in modo che nessuno la cerchi e parli con lei. Chi subisce questa forma di bullismo si trova da solo, completamente ignorato e circondato dal silenzio. Tale forma di bullismo priva la vittima della possibilità di instaurare relazioni positive e serene con i coetanei, fondamentali durante gli anni della crescita.
  4. Cyberbullismo (bullismo elettronico). In questo caso, il danno alla vittima viene inferto attraverso l’utilizzo di mezzi elettronici: piattaforme social (facebook, instagram ecc.), servizi di messaggistica istantanea, siti web o blog dai contenuti diffamatori ecc.
    Anche in questo caso l’azione è volontaria e reiterata. L’impatto di tale forma di bullismo è, se possibile, ancor più devastante: le informazioni diffamatorie sulla vittima sono accessibili ad un pubblico più ampio e permangono in rete per più tempo, è impossibile eliminarle del tutto. Inoltre, questa forma di bullismo si insinua tra le pareti di casa della vittima, che non può più fuggire.

Pericolosi luoghi comuni sul bullismo

Come abbiamo già accennato sopra, circa il bullismo sono diffuse alcune allarmanti convinzioni totalmente infondate, che vanno sfatate se si vuole arrivare ad elaborare interventi mirati ed efficaci per ridurre il fenomeno e promuovere la salute dei nostri ragazzi. 


Sfatiamo alcuni dei principali miti sul bullismo:

  • “Ma è solo una ragazzata, un gioco tra ragazzi”. Si tratta di una credenza pericolosa. Non possiamo permetterci di sottovalutare il bullismo, numerosi studi mostrano le conseguenze a lungo termine di tale fenomeno, come ad esempio la bassa autostima, depressione, ansia e un maggior rischio di suicidio (Hinduja et al., 2010; Nansel et al., 2004).
  • “Se un bambino o un ragazzo subisce bullismo significa che se l’è proprio cercata/se lo merita”. Questa convinzione ci porta a colludere con i comportamenti aggressivi e di sopraffazione. Nessuna persona merita di essere umiliata, aggredita, ferita in modo volontario.
  • “Il bullismo è semplicemente un comportamento normale dell’infanzia”. L’espressione della rabbia attraverso l’aggressione è un fenomeno piuttosto normale durante l’infanzia (pensate al bambino della scuola materna che, offeso poiché un compagno ha preso il gioco che vorrebbe lui, lo spinge a terra), ma non va confusa con il bullismo. Inoltre, i bambini vanno aiutati a gestire in modo efficace le proprie emozioni, così che possano esprimerle in modo adeguato, senza sopraffare o ferire gli altri. A tal fine è anche utile supportare lo sviluppo delle capacità empatiche nei piccoli.
  • “Il bullismo è un fenomeno che si esaurisce spontaneamente con la crescita”. Se è vero che dal punto di vista quantitativo, come mostrano i dati Instat (2019), il bullismo va incontro ad una decrescita con l’aumentare dell’età, d’altro canto è dimostrato come, con la crescita, le forme di sopraffazione acquisiscano contorni sempre più spaventosi (si pensi al mobbing in età adulta o alle forme di comportamento antisociale).
  • Essere vittima di bullismo ti porta a tirare fuori il carattere e ti insegna a farti rispettare”. No, essere vittima di bullismo non è un’esperienza utile per sviluppare maggiore sicurezza in se stessi; al contrario, il bullismo genera in chi lo subisce sentimenti di disperazione, tristezza e impotenza.

L’impatto del bullismo sulla vittima

Essere vittima di bullismo ha un  impatto negativo profondo sul benessere della persona. Il bullismo è a tutti gli effetti un’esperienza traumatica (APA, 2013):

  • L’integrità fisica della vittima viene minacciata o la vittima viene messa nella condizione di non poter soddisfare alcuni suoi bisogni fondamentali (bisogno di far parte di un gruppo, bisogno di sicurezza, bisogno di sentirsi competente e di ricevere supporto ecc.)
  • La vittima si sente inerme, sovrastata, impotente, incapace di poter cambiare le cose, terrorizzata

Chi vive in prima persona (o anche come testimone) episodi di bullismo può sperimentare tristezza, senso di solitudine e isolamento, incapacità di reagire e affrontare la situazione, profonda paura. Tutte queste sono reazioni all’esposizione, diretta o indiretta, ad una situazione traumatica.

Conseguenze a breve e medio termine

conseguenze del bullismoA breve e medio termine, l’essere vittime di bullismo può portare numerosi disturbi psicologici e fisici. La persona vive in un costante stato di agitazione e paura, è possibile che cerchi di evitare di andare a scuola (se è lì che è stato preso di mira) o di esporsi a tutte quelle situazioni in cui potrebbe incontrare il suo “carnefice”. Tutto ciò limita la sua vita quotidiana, privandola di occasioni importanti di socializzazione.


Le vittime possono presentare disturbi del sonno: fatica ad addormentarsi, risvegli precoci, incubi.
Possono avere flashback, immagini o pensieri intrusivi relativi alle aggressioni subite. Se si tratta di bambini piccoli potrebbero continuare a mettere in scena il trauma attraverso il gioco (bambolotti, peluche o personaggi che vengono vessati, picchiati…).
Lo stress prolungato cui è sottoposta la vittima potrebbe portare ad un aumento dell’irritabilità o a scoppi d’ira (apparentemente esagerati).


Sperimentando un senso di allarme costante, chi è vittima di bullismo mostra difficoltà di concentrazione, che possono portare ad un significativo calo del rendimento scolastico. Talvolta, le insegnanti e genitori faticano a spiegarsi l’improvvisa compromissione della capacità di apprendimento, importante segnale di disagio nel minore.


Il ragazzo o il bambino possono mostrare minori emozioni positive ed essere meno interessati alle attività prima per loro piacevoli, fino ad arrivare ad un vero e proprio ottundimento emotivo.
Possono manifestarsi, inoltre, disturbi fisici quali mal di stomaco, nausea, episodi di vomito, frequenti mal di testa (Nansel et al., 2004).


Questi sintomi possono organizzarsi in un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress o PTSD (APA, 2013), come evidenziato anche da Carbonara e Pagnin (2009).

Conseguenze a lungo termine

Laddove non si interviene in tempo per estinguere la perpetrazione del fenomeno e fornire alla vittima il supporto adeguato, le conseguenze possono essere particolarmente gravi ed avere un impatto anche a distanza di anni. Il subire bullismo mina profondamente la fiducia in se stessi, ciò può inficiare lo sviluppo di una sufficiente autostima. La persona si percepisce come una nullità, un fallimento, indegna di rispetto e di affetto, profondamente sbagliata e non all’altezza delle situazioni. Tutte queste rappresentano credenze negative su di sé, che influenzano in modo pervasivo come la persona interpreta gli eventi. Ad esempio, sarà più probabile che una persona che è stata vittima di bullismo interpreterà un futuro rifiuto relazionale, come per esempio la rottura di un rapporto, come l’ennesima conferma di non valere nulla.


Inoltre, è molto probabile che le vittime si creino una rappresentazione interna degli altri come pericolosi, inaffidabili, pronti a ferirle e ad umiliarle. Ciò potrebbe impedire l’instaurazione di relazioni correttive, calde, basate sul rispetto e che permettano la modificazione le credenze (o schemi) disfunzionali di base. Inoltre, l’ambiente e il mondo sono percepiti come pericolosi e minacciosi.

È evidente come tutto ciò faciliti l’esacerbazione di altri disturbi psichici: depressione, disturbo d’ansia generalizzata, disturbo da attacchi di panico, fobia sociale, agorafobia, fobie specifiche, dipendenza da sostanze (alcool, droghe, ansiolitici…). Inoltre, chi ha subito episodi di bullismo può avere più frequentemente pensieri suicidari e presenta un maggior rischio di suicidio.
Alla luce di quanto detto è evidente come siano necessari interventi tempestivi per ridurre il fenomeno e garantire il benessere delle nuove generazioni

Cosa posso fare se conosco qualcuno che è vittima di bullismo?

Ok, ma detto questo come possiamo agire nell’immediato laddove sospettiamo che nostro figlio o qualcuno che conosciamo sia vittima di bullismo?


Vediamo assieme qualche consiglio pratico per cominciare a reagire!

  1. Primo step: facciamo capire al bambino o al ragazzo che è vittima di bullismo che può parlarne, può chiedere aiuto. Abbiamo visto come chi è vittima di bullismo si sente solo, incapace di reagire e in balia della paura. È importante che le vittime avvertano che noi legittimiamo le loro emozioni e non siamo terrorizzati da ciò che sta accadendo. Instauriamo una comunicazione affettiva, evitando domande a raffica come in un interrogatorio per non generare una reazione difensiva di chiusura. Dobbiamo passare il messaggio che siamo disposti a stare al loro fianco per affrontare questa cosa assieme. Chiunque si sentirebbe probabilmente indifeso e annientato di fonte ad atti violenti di prevaricazione, facciamo sentire ai ragazzi che non sono soli!
  2. Non sostituirsi ai figli nell’affrontare i bulli! Siamo lì per supportarli, ma non per sostituirci totalmente a loro. Andare a parlare con i bulli per “metterli a posto” e far in modo che non infastidiscano più nostro figlio non è un buon modo per metterlo al sicuro, anzi potrebbe peggiorare la situazione: i bulli e la vittima troveranno conferma della loro idea sulla debolezza e l’incapacità di difendersi di chi subisce. 
  3. Parliamo con gli insegnanti. I genitori hanno il diritto di rivolgersi agli insegnanti per illustrare la situazione o i loro sospetti e di essere informati sulle misure adottate dalla scuola contro il bullismo. Se dopo aver parlato con gli insegnanti la situazione non dovesse cambiare, potrebbe essere necessario rivolgersi al dirigente scolastico.
  4. Passare al bambino o al ragazzo il messaggio che può rivolgersi alle insegnanti o agli adulti di riferimento. Diciamo alla vittima che prima o poi tutti abbiamo bisogno dell’aiuto di qualcun altro nella vita, è perfettamente normale, non c’è da vergognarsi. Parlare di un problema e cercare supporto per risolverlo non significa fallire. Individuiamo insieme al ragazzo e al bambino delle figure di riferimento di cui si fida che possono intervenire in modo efficace, così che possa chiedere aiuto. Se ha paura che i bulli se la prendano con lui, sapendo che ha parlato con un adulto, spieghiamo che insegnati (o gli altri adulti di riferimento) possono intervenire senza far sapere da chi hanno avuto informazioni.
  5. Consigliare alla vittima di non restare da sola nei luoghi in cui è più probabile si verifichino le aggressioni. Possiamo suggerire di parlarne con un amico e di stare al suo fianco nei contesti più a rischio (corridoi, palestra, tragitto verso casa…). Secondo i dati Istat più del 40% dei ragazzi trova utile confidarsi con gli amici.
  6. Rivolgersi a degli esperti (psicologi o psicoterapeuti) che possano collaborare con la scuola attraverso interventi di prevenzione e aiutare il bambino o il ragazzo che è vittima di bullismo a implementare le sue risorse per far fronte alla situazione.

Infine…insegniamo alle nuove generazioni il rispetto dell’altro e a non essere impassibili di fronte alla violenza e alle ingiustizie, solo così potremo dar vita ad una società basata sulla collaborazione e l’aiuto, in cui la violenza non è più tollerata.

Lettura di approfondimento utile anche per i bambini o ragazzi delle medie che sono alle prese con il bullismo: Di Pietro, M.; Dacomo, M. (2005). Fanno i bulli, ce l’hanno con me. Manuale di autodifesa personale per gli alunni”: Trento: Edizioni Erickson.

BIBLIOGRAFIA SUL BULLISMO

Carbonara, M.V, & Pagnin, A. (2009). Tra realtà e immaginazione. La violenza quotidiana di bambini, adolescenti e giovani. Milano: Edizioni Unicopli

Hiunduja, S., & Patchin, J.W. (2010). Bullying, cyberbullying and suicide. Archives of Suicide Research, 14, 206-221

Istat (2019). Indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo. Roma: Istat.

Nansel, T.R., Craig, W., Overpeck, M.D., Saluja, G., & Ruan, J. (2004). Cross-national consistency in the relationsheep between bullying behaviors and psychosocial adjustment. Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine, 158, 730-736.

Sharp, S., & Smith, P.K. (1995). Bulli e prepotenti nella scuola. Trento: Edizioni Erickson

 

Articolo Scritto dalla dott.ssa Verdiana Valagussa psicologa e psicoterapeuta presso la sede di Saronno del Centro Interapia

Il bullismo è una particolare e deliberata manifestazione di comportamento aggressivo, perpetrato da bambini o ragazzi a danni dei loro coetanei. Condividi il Tweet

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