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La dipendenza sessuale

da | Nov 18, 2025 | Articoli di Psicologia, Coppia e Sessualità | 0 commenti

La sessualità rappresenta una parte naturale, sana e autentica della vita, essa può essere bella, felice e/o capace di consolidare un rapporto con un’altra persona.

La sessualità, in ambito umano, è un aspetto fondamentale e complesso del comportamento che riguarda da un lato gli atti finalizzati alla riproduzione e alla ricerca del piacere e da un altro anche gli aspetti sociali che si sono evoluti in relazione alle caratteristiche diverse dei generi maschile e femminile.

La storia della sessualità

Il termine “sessualità” è riferito più specificatamente agli aspetti psicologici, sociali e culturali del comportamento sessuale umano. La storia della sessualità è essenzialmente la storia della presa di coscienza da parte dell’uomo di questo aspetto della sua vita.

La funzione riproduttiva, per l’uomo imprescindibile, non esaurisce il tema della sessualità, tuttavia, prima della scoperta della potenzialità riproduttiva dell’atto sessuale non si può parlare di sessualità come la si intende: detto in altro modo non si può parlare di sessualità prima della scoperta della paternità.

Tale scoperta avvenne probabilmente nel neolitico grazie al diffondersi della pratica dell’allevamento degli animali; la sua rilevanza sociale, dovuta alla funzione riproduttiva, fondamentale per la sopravvivenza del gruppo, introdusse nella pratica sessuale una serie di sempre maggiori divieti e tabù volti a limitare la pericolosa libertà di cui la sessualità, fino ad allora priva di una qualsiasi finalità se non quella del piacere, aveva sempre goduto.

L’uomo si vide costretto a regolare in modo drastico la pulsione sessuale.

Sessualità e scienza

La sessualità umana fu inizialmente presa in considerazione, dalla comunità scientifica-accademica, solo in relazione alle malattie ad essa associate.

Nel 1886 il neurologo e psichiatra Richard von Krafft-Ebing divulgò l’opera “Psycopathia sexualis” in cui le patologie sessuali vengono collegate alle patologie psichiatriche.

A partire dal 1905 Sigmund Freud pubblicò varie opere in cui la sessualità viene posta al centro dell’attenzione relativamente all’influenza che essa può avere sull’insorgenza di alcuni disturbi mentali e le loro manifestazioni polimorfe.

La teoria freudiana sull’origine delle nevrosi fu rivoluzionaria per l’epoca e per questo notevolmente avversata, ma costituì un’innovativa concezione della sessualità come elemento preminente e fortemente condizionante la vita degli individui fin dalle primissime fasi della vita.

Recenti studi sulla sessualità

Recenti studi sulla sessualità hanno messo in luce quanto gli aspetti sessuali siano fondamentali per la costruzione dell’identità personale e per l’evoluzione sociale dell’individuo.

La sessualità umana non è solo dettata dall’istinto, come accade nell’animale, ma è influenzata da un lato dall’attività mentale superiore e dall’altro dalle caratteristiche sociali, culturali, educative e normative dei luoghi in cui i soggetti sviluppano e realizzano la loro personalità.

Aspetti ancora irrisolti della ricerca scientifica riguardano la spiegazione del perché i comportamenti sessuali siano così vari, perché si passi in un continuum da quelli che possono essere denominati “gusti sessuali” considerati normali, ad altre modalità di comportamento sessuale meno comuni, fino a estremi che vengono considerati aberrazioni, fino a ciò che è denominato “perversione” ed è considerato patologia.

Piacere sessuale

La qualità del piacere sessuale dipende dal sistema nervoso centrale e ciò spiega l’aspetto psichico della variabilità individuale della sessualità in quanto nessuno ha un cervello uguale a quello di un altro.

La mente si forma partendo da basi biologiche che subiscono l’influenza dell’ambiente, e la sessualità è una dimensione “particolare” della mente umana e quindi diversa da soggetto a soggetto.

Dopo queste premesse la domanda è: si può ricercare continuamente e in modo compulsivo il piacere sessuale? Può essere e/o diventare un comportamento patologico?

Sì, si può soffrire di “dipendenza sessuale”.

sessualità

Cos’è la dipendenza sessuale?

Si parla di dipendenza da sesso quando la propensione dell’uomo a vivere la sessualità come manifestazione naturale si trasforma in un’attività sfrenata caratterizzata da un disturbo di controllo degli impulsi sessuali che provoca un irrefrenabile aumento di desiderio, da soddisfare a ogni costo.

Associata all’incontrollabilità troviamo la compulsività, ovvero l’incapacità di scegliere se interrompere o continuare con un dato comportamento.

La dipendenza sessuale (o dipendenza dal sesso), detta anche ipersessualità o “sex addiction”, comprende un insieme di condizioni psicopatologiche caratterizzate da pensieri e fantasie sessuali intrusive associate a perdita di controllo sui comportamenti sessuali.

La dipendenza sessuale rientra nella categoria delle “dipendenze comportamentali” , cioè di comportamenti patologici che coinvolgono oggetti o attività apparentemente innocui.

Sex addiction

La sex addiction è definita come una dipendenza il cui oggetto è il sesso, caratterizzata da fantasie sessulai ricorrenti, impulsi e comportamenti promiscui non meglio spiegati da sostanze, condizioni mediche o episodi maniacali.

Come tutte le alte dipendenze spesso si presenta in risposta a stati d’animo spiacevoli; fare sesso in modo compulsivo può diventare una strategia utilizzata per alleviare le emozioni spiacevoli e generarne di piacevoli.

Alcuni soggetti pongono l’accento sulla dipendenza vista come una sorta di anestetico: fare “troppo” sesso diventa un modo per affrontare momenti difficili, tuttavia ciò fa entrare il soggetto che ne soffre in un circolo vizioso, tipico di una dipendenza.

Il soggetto avverte un continuo desiderio sessuale in risposta allo stress o agli sbalzi d’umore, poi, una volta soddisfatta la voglia continua di sesso subentrano senso di vergogna e/o colpa, emozioni che vengono messe a tacere con un nuovo eccessivo comportamento sessuale incontrollato.

Fenomeno del “craving”

In questo modo si va incontro al fenomeno del “craving” ossia l’intenso desiderio della cosa da cui l’individuo dipende, dell’assuefazione e a sintomi di astinenza.

In tale senso il dipendente sessuale ha bisogno di aumentare i comportamenti sessuali o la loro intensità al fine di mantenere l’effetto desiderato, poi, con l’andare del tempo, si manifestano dei veri e propri cambiamenti psicofisiologici, tra tutti un aumento della sintomatologia ansiosa, e lo stesso comportamento di dipendenza sessuale viene attuato per alleviare o evitare i sintomi di astinenza.

I soggetti dipendenti dal sesso hanno perso il controllo sulla propria capacità di dire di no e di scegliere.

La dipendenza sessuale come tendenza patologica

La dipendenza sessuale indica la tendenza patologica ad agire condotte sessuali in maniera incoercibile, avvertendo un estremo disagio ove questa pratica venga limitata o in qualche modo frustata.

Il soggetto dipendente è disposto a tutto pur di gratificare un desiderio compulsivo, il craving che insorge quando il periodo di astinenza dalla pratica sessuale si allunga eccessivamente diventando intollerabile.

Il ruolo del sesso diventa centrale e pervasivo nella sua esistenza, al punto da condizionarne il corso: non sono rari i casi in cui, pur di appagare questo bisogno, il dipendente attua condotte autodistruttive o comunque dannose per il sé.

Il dipendente sessuale prova vergogna del proprio agito, vivendolo come un sintomo dolorosamente come egodistonico, ma la sua vergogna si stende al di là della dimensione erotica, per raggiungere connotati che contagiano ogni parte del sé.

In realtà, il dipendente prova vergogna di tutto ciò che è e che fa, a testimonianza di ciò un’autostima deficitaria che lo spinge in uno stato di continua colpevolizzazione e autocondanna.

Disturbo da dipendenza sessuale

Nel disturbo da dipendenza sessuale il vissuto di vergogna sarebbe amplificato dalla compresenza di tre fattori:

  • perfezionismo: la dimensione autovalutativa è caratterizzata da una rigida scrupolosità, esito dell’interiorizzazione di standard di prestazione esigenti e intolleranti dell’errore che viene ritenuto frutto della propria incapacità o del proprio scarso impegno, viene fortemente colpevolizzato e ciò incrementa il vissuto di vergogna e autosqualifica;
  • amore condizionato: i soggetti con dipendenza sessuale generalmente provengono da famiglie emotivamente povere, nelle quali l’affetto, oltre a rivestire un ruolo periferico, non viene reso oggetto di verbalizzazione né di esternalizzazioni significative.

Dipendenza sessuale e affetto

L’affetto è qualcosa da guadagnarsi con l’impegno e i risultati prestazionali, si instaura una logica “do ut des”, che costringe ad uno stato di perenne insicurezza e doverizzazione: si verrà amati solo se i severi standard di prestazioni imposti dai genitori risulteranno soddisfatti; si verrà amati solo se perfetti.

La perfezione diventa uno stile di vita e l’unico modo per “meritarsi” un legame affettivo;

  • debolezza dell’io: l’io si accontenta di un’esistenza compiacente, dominata dalle istanze motivazionali e comportamentali di un “falso sé” che induce a provare vergogna per i bisogni affettivi e di vicinanza, considerati come un segno di debolezza.

Questi stessi bisogni vengono controllati mediante un processo di erotizzazione difensiva in cui l’affetto negato diventa un incontro di corpi deupaperato di ogni valenza erotica e significante.

Il dipendente sessuale tradisce il proprio bisogno di affetto con un contatto superficiale che non apporta nessuna crescita alla dimensione affettiva ma è il mero strumento di una regolazione emotiva altrimenti impossibile.

Soggetti con dipendenza

I soggetti con dipendenza sessuale non apprezzano nulla di ciò che fanno, e pur mantenendo una parvenza di controllo emotivo, non si reputano mai all’altezza delle aspettative.

Il vissuto di vergogna viene controllato attraverso un continuo alternarsi tra agiti di controllo e di allentamento, espressione di due dimensioni della personalità letteralmente dicotomiche: una caratterizzata da una condotta perfetta, nella quale il sesso, in qualità di condotta riprovevole, viene evitata e l’altra disorganizzata in cui il sesso ha un valore imprescindibile rispetto a qualsiasi attività.

Non c’è nessun godimento erotico nella consumazione compulsiva dell’atto sessuale, questa erotizzazione forzata la sessualità si rende metafora di un investimento emotivo inappagato e provoca una cesura tra il sé e la gestione del disagio, creando il paradosso di un “sesso non sessuale”.

La dipendenza sessuale prende il posto della vicinanza, dell’affetto e dell’attaccamento, questi soggetti mancano di un sé consolidato, di capacità di integrazione nel sé e di un forte legame affettivo con l’altro.

Può sembrare un paradosso ma per i soggetti il sesso non ha nessun valore erotico, l’attuazione delle condotte sessuali compulsive l’agito è finalizzato a prendere le distanze dal dolore emotivo, dal vuoto interiore e dalle ferite narcisistiche che lacerano un sé debole.

dipendenza e relazione di coppia

Cause e conseguenze della dipendenza sessuale

Secondo Cantelmi e Lambiase (2015), l’eccessiva focalizzazione nella gestione della sintomatologia più eclatante della messa in atto di condotte sessuali compulsive, rischia di far perdere di vista la possibilità di inquadrare il disturbo in un’ottica più allargata, che includa il valore simbolico-esistenziale che il sesso rappresenta in quel momento per il paziente.

Secondo questi autori, massimi esponenti dell’orientamento Cognitivo Comportamentale Interpersonale, il disturbo dell’ipersessualità è da ricollegare alla disorganizzazione dei sistemi motivazionali che il soggetto ha strutturato in età evolutiva dall’interazione con le sue prime figure di attaccamento.

Secondo i due autori, il sistema di attaccamento è fortemente coinvolto nell’attivazione del sistema motivazionale sessuale nei pazienti con ipersessualità.

Normalmente, l’attivazione del primo dovrebbe escludere l’attivazione dell’altro in quanto appartenenti a due motivazioni e scopi differenti.

Comportamento sessuale e ansia

Tuttavia i due clinici hanno osservato come nei pazienti con dipendenza sessuale, il comportamento sessuale veniva spesso attivato nei momenti di ansia, paura o frustrazione come strumento di gestione delle emozioni negative, questo in quanto, non essendo emotivamente disponibile la persona di accudimento da cui ricevere conforto, l’individuo ha “appreso” come raggiungere emozioni di benessere attraverso l’atto sessuale.

Secondo Cantelmi e Lambiase, il meccanismo alla base del mantenimento della dipendenza sessuale è proprio l’attivazione del sistema motivazionale sbagliato rispetto alla richiesta dell’ambiente: nel momento in cui la situazione richiederebbe l’attivazione del sistema di attaccamento, che dovrebbe attivare una serie di comportamenti atti al richiamo di una figura di conforto, alla ricerca di aiuto o alla messa in atto di altre strategie per mitigare la paura e l’ansia, il sistema motivazionale sessuale viene attivato spingendo il soggetto ad attuare comportamenti sessuali compulsivi.

Conseguenze su vari livelli

A causa delle dipendenza sessuale il soggetto può riportare conseguenze a vari livelli:

  • fisico nel senso che può sviluppare disfunzioni sessuali tradizionali (eiaculazione precoce o ritardata, disturbo del desiderio sessuale…), malattie veneree o problemi come ulcera, pressione alta, vulnerabilità alle malattie, esaurimento nervoso o alterazioni del sonno;
  • psicologiche-relazionali in quanto l’ipersessualità ha un forte impatto sulla vita emotiva del soggetto che può sperimentare ansia, inadeguatezza, vergogna, colpa, depressione o aggressività.

Inoltre, può avere profondi effetti anche sui processi mentali, l’intrusione di pensieri intrusivi e fantasie non volute possono impedire al soggetto di lavorare e concentrarsi su una qualsiasi occupazione.

Dipendenti sessuali e problemi di coppia

Una buona percentuale dei dipendenti sessuali deteriora progressivamente i propri rapporti affettivi e relazionali e presenta gravi problemi di coppia.

Le famiglie dei dipendenti sessuali mostrano verso il sesso un atteggiamento rifiutante e critico arrivando a deprecarlo esplicitamente considerandolo un’attività contraria alla morale e per questo da evitare, altri ne ignorano semplicemente la presenza e costringono il figlio a fare altrettanto, in linea con un atteggiamento difensivo che nega l’esistenza di ciò che non si accetta o si reputa minaccioso.

La sessualità non esiste, è un tabù di cui non si può nemmeno pronunciare il nome, e in quanto attività deprecabile può essere praticata solo in una dimensione del sé negata, in linea con la convinzione, piuttosto diffusa tra i dipendenti sessuali, che celare le proprie attività sessuali serva ad assolverli dal compimento delle stesse.

Non si può fare sesso se si vuole essere persone perbene, ma non si può fare sesso soprattutto se si vuole ottenere l’approvazione dei genitori, del mondo, dello stesso sé.

NESSUNO DEVE SAPERE.

Se ne origina la convinzione che il sesso possa essere attuato solo dalla parte del sé nascosta, quella che, per quanto autentica, è stata giudicata “imperfetta”, e che, al termine di una pratica sessuale forsennata e inconsapevole dovrà essere nascosta, cancellata come fosse una colpa.

Condotta sessuale

Nella condotta sessuale meramente agita si nasconde un bisogno affettivo logorato da attese frustranti e reiterate; un impulso all’origine “sano” e tuttavia contaminato da pulsioni libidiche a lungo negate, e per questo diventate resistenti, aggressive, gratificate attraverso una pratica sessuale disinibita e rivendicante.

L’ipersessualità praticata malgrado la vergogna è un messaggio di protesta verso un bisogno affettivo precocemente tradito.

E’ il rifiuto di una solitudine, ma al contempo di un’ incorporazione oggettuale imposta: è il linguaggio polisemico di un sé altrettanto disregolato che non riesce ad inserire il sesso in un’esperienza emotiva autentica, ma lo tramuta nella metafora patologica di un agito con cui nascondere bisogni affettivi traditi e mantenere la distanza dall’altro.

Terapia per accrescere consapevolezza

Cantelmi e Lambiase hanno incentrato la terapia sul colloquio motivazionale e sul recupero delle funzioni metacognitive del paziente.

Nello specifico, la terapia mira ad accrescere la consapevolezza del paziente rispetto all’origine del suo disturbo e alla modalità disfunzionale con cui in lui l’eccitazione sessuale si attiva per sopperire ad altre funzioni, come ad esempio la gestione dell’angoscia, della noia, della paura di essere abbandonati.

Fondamentale nell’approccio dei dua autori è aiutare il paziente a riconoscere quali emozioni e quali situazioni attivano in lui l’eccitazione sessuale, al fine di poter successivamente elaborare insieme delle strategie di coping alternative.

Cantelmi e Lambiase hanno riscontrato come anche la mancanza di un progetto di vita specifico possa essere un fattore di rischio per il disturbo di ipersessualità, che diventa in alcuni soggetti l’unico elemento unificante e continuativo dell’esistenza.

Conclusioni

Nelle dipendenze sessuali, la sessualità diventa quindi un modo di rifugiarsi da situazioni stressanti o dalle frustrazioni che la vita può condurre.

I soggetti cercano, chiusi nel loro mondo fantastico e piacevole, di anestetizzarsi dalle emozioni spiacevoli, come la sensazione di solitudine e di non avere altra via di uscita dal dolore.

L’obiettivo per uscirne fuori non è l’astinenza, ma il ritorno ad una sessualità sana attraverso la consapevolezza delle ragioni che hanno causato la dipendenza stessa.

Spesso chi soffre di dipendenza sessuale non si rende conto di avere un problema, finché i suoi comportamenti non compromettono la vita quotidiana.

Nelle prime fasi il soggetto può anche sperimentare sensazioni piacevoli e positive collegate alla propria vita sessuale ma, con il passare del tempo, perde il contatto emotivo con se stesso e con gli altri e con esso il controllo dei propri comportamenti.

Alla fine la ricerca del sesso diventa un rituale a cui si associano prevalentemente emozioni negative e tutto ciò diventa un bisogno fondamentale rispetto a cui tutto il resto viene sacrificato.

La dipendenza sessuale è una patologia complessa e invalidante ed appare un fenomeno clinico in crescita, favorito da cambiamenti socio-culturali, che porta il soggetto che ne soffre ad isolarsi dal sociale.

I comportamenti sessuali compulsivi provocano effetti dannosi sulla vita del soggetto con conseguenze dannose come sensazioni di profondo disagio che vanno ad intaccare le relazioni interpersonali, l’attività lavorativa e la capacità di mantenere relazioni sociali sane e funzionali.

E’ importante riconoscere la dipendenza sessuale ed affrontarla come un disturbo psicologico serio che richiede un’attenzione clinica seria e un intervento mirato che aiuti il soggetto che ne soffre a gestire il suo comportamento in modo sano e costruttivo.

Autore

Psicologa Viviana Orizzi

Articolo scritto dalla Dott.ssa Viviana Orizzi
Psicologa e psicoterapeuta presso il Centro InTerapia di Saronno, situato in Via Roma 85.

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Bibliografia

  • Cantelmi T., Lambiase E.(2007) “Legame affettivo e comportamento sessuale. Come lo stile di attaccamento influenza il comportamento sessuale. Psicoterapia e Scienze Umane 41 (2), pp. 205-228
  • Lambiase E.(2009) “La dipendenza sessuale. Nuovi modelli e proposte di intervento terapeutico” ed. Las Roma
  • Winnicott D.W. (1971) “Sviluppo affettivo e ambiente” ed. Armando, Roma (2010)
  • Fossum M., Mason M.(1986) “Il sentimento della vergogna.Prospettiva sistemica e relazioni oggettuali”. ed.Astrolabio, Torino
  • Shane M., Shane E., Gales E.(2000) “ Attaccamenti intimi. Verso una nuova psicologia del sé” ed. Astrolabio, Torino 
  • Cantelmi T., Lambiase E.”Schiavi del sesso. Sesso patologico, eccessi, dipendenza e tecnosex” ed. Alpes (2015)
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