La Gen Z, al pari di tutte le altre generazioni umane della storia, deve confrontarsi con l’eredità rappresentata dai valori, dai costrutti culturali e dalle esperienze che la generazione precedente ha prodotto e vissuto. Non solo la generazione precedente, ma forse anche quella prima, dal momento che esiste una profonda connessione tra i contributi di una generazione e l’apprendimento maturato nel rapporto con chi è venuto prima. Siamo però sicuri che lo scarto fra la Gen Z e i genitori della Gen Z sia proporzionale o paragonabile al rapporto di continuità che ha caratterizzato altre epoche storiche, altre transizioni fra una generazione e la successiva?
Un cambiamento senza precedenti
Le persone nate tra la fine del Novecento e il primo decennio del nuovo secolo sono state rapidamente proiettate – talvolta scaraventate – in un vortice di cambiamenti sociali, culturali, tecnologici, del mercato del lavoro, che probabilmente non ha termini di paragone con altre epoche della storia umana. E’ successo tutto molto in fretta, ma non solo, sta succedendo e continuerà a succedere tutto molto in fretta, forse addirittura sempre più in fretta.
La sfida della genitorialità nell’era attuale della Gen Z
Questo significa che i genitori della Gen Z hanno dovuto confrontarsi sia col mestiere della genitorialità, al pari di tutti gli altri esseri umani della storia, sia con una peculiare genitorialità, quella che deve compenetrarsi con i mutamenti vorticosi dell’essere umano e dei contesti umani attuali. Forse solo dei contesti umani in realtà, perché l’essere umano di tutti gli universi e di tutte le epoche conserva non solo tratti di singolare unicità ma anche elementi comuni che ne costituiscono la natura e l’identità universali. Il cambiamento dei contesti, degli ambienti, dei riferimenti è però anche un mutamento radicale di codici di comunicazione – usi e costumi, si sarebbe detto un tempo – nonché di concezioni del mondo, stili di rappresentazione della realtà. E insieme, una trasformazione dei bisogni, dei desideri. In ultima analisi, una trasformazione del desiderio, inteso come pulsione alla vita e verso la vita.

Il ruolo dei genitori della Gen Z
Come si pongono i genitori della Gen Z rispetto a questo scenario? Soprattutto, come sarebbe bene si ponessero, da un punto di vista psicologico? Chi scrive ha spesso l’impressione che il fin troppo abusato “ai miei tempi…” non sia mai passato di moda; era in vigore ai tempi di Catone, veniva verosimilmente riesumato in epoca medievale, ha accompagnato il Novecento opponendosi alle rivoluzioni culturali, si ripresenta con dogmatica puntualità ai giorni nostri.
Periodo storico e generazioni differenti
Ogni periodo storico e ogni generazione mostrano scenari di cui andare fieri e altri molto più dimenticabili, difficile si tratti di aberrazioni congenite o generalizzate; molto si è perso dei valori umani del secolo scorso, ma molto si sta cercando di lasciare indietro delle brutture, spesso delle atrocità che hanno permeato quello stesso periodo. Ci riusciamo solo in parte, la Gen Z ci riesce solo in parte. Ma ci prova. E i valori diversi, nuovi, alternativi che cerca di costruire o di integrare non sono a priori meno profondi, meno elevati. Forse a volte cambiano solo definizione e modalità di approccio, più che la sostanza.
Conclusioni
Il tema psicologico è così sintetizzabile: lasciamo fare ogni generazione, lasciamo vivere ogni generazione, con rispetto, apertura, capacità di ascolto. Poniamoci, noi generazione che ha generato la Gen Z, in una posizione di osservazione curiosa e partecipata, attiva, pronti a cogliere e a condividere ogni stimolo positivo, pronti a rilanciarlo e ad alimentarlo, persino ad innovarlo, ricordandoci che anche le generazioni precedenti alle più giovani possono contribuire al progresso della comunità umana. E mettiamo da parte l’antico vizio del giudizio, oggi più che mai inutile e vecchio!
Autore

Articolo scritto dal Dott. Gianluca Frazzoni Psicologo e Psicoterapeuta a Milano
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