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Psicologia e meditazione: mente inquieta e mente stabile

di Centro Interapia | Mag 21, 2025 | Articoli di Psicologia | 0 commenti

Che cosa è la meditazione

La meditazione è un viaggio interiore, un processo di crescita in cui si sviluppa la presenza mentale, cioè l’essere presenti a ciò che accade (nel nostro corpo, nella nostra mente e nell’ambiente) nel momento in cui accade lasciando andare aspettative, convinzioni e obiettivi. Con la meditazione la mente diviene a poco a poco più sensibile, ricettiva e consapevole del nostro corpo, della nostra mente e dell’ambiente. Durante le pratiche di meditazione si concentra l’attenzione su un sostegno (ad esempio sensazioni fisiche, suoni, respiro …) tornando ad esso a ogni volta che la mente si distrae nei pensieri.

Questo è possibile perché c’è una mente osservatrice, cioè una parte della mente che può osservare pensieri, immagini, ricordi, piani, giudizi, assunzioni, interpretazioni, ipotesi e dubbi che emergono dalla mente pensante. Con la presenza mentale conosciamo in maniera esperienziale ciò che accade lasciando andare definizioni, interpretazioni e reazioni (di solito al contrario conosciamo le impressioni che vengono dai sensi solo dopo che le abbiamo interpretate).

Psicologia e meditazione

La mente inquieta

La mente inquieta è la mente che di sua iniziativa si allontana, è una mente che preferisce essere in costante movimento e attività. C’è una abitudine ad avere una mente inquieta e noi stessi la manteniamo: cerchiamo sempre distrazioni (es la televisione, la lettura, la radio) e abbiamo una forte reattività agli eventi.

Scoprire ciò che ci rende inquieti durante le pratiche di meditazione ci permette di cominciare a identificarlo anche nella vita quotidiana.

Quando la mente è inquieta viene turbata facilmente da pensieri, emozioni e sensazioni di fronte ai quali ci sentiamo impotenti, viene trascinata in schemi abituali, si identifica con i contenuti mentali che emergono, si aggrappa a stati che in natura in realtà sorgono e svaniscono. La mente è inquieta perché crede di dover sempre reagire a ciò che sperimenta o con avversione (rifiuto, negazione) o con attaccamento. Vuole cioè avere sempre pensieri ed emozioni piacevoli e tenta di scacciare quelli spiacevoli e dolorosi. Ciò che dunque ci fa rimanere attaccati ai pensieri sono il desiderio, il rifiuto e la negazione. Quando la mente reagisce in continuazione a ciò che accade e non c’è la presenza mentale, i cicli del pensiero si rafforzano.

La mente stabile

La mente stabile è invece libera dall’attaccamento ai pensieri e agli stati interiori, è una mente flessibile che rimane calma, stabile e aperta indipendentemente da ciò che accade dentro e fuori di noi. Quando ciò accade, la mente è in uno stato di tranquillità, cioè riesce a essere presente in maniera non turbata con qualsiasi cosa succede. è possibile coltivare questa condizione tramite le pratiche di meditazione in cui ci alleniamo a non rincorrere e attaccarci ai pensieri che emergono grazie a un oggetto di osservazione (respiro, suoni, sensazioni fisiche …) a cui possiamo tornare ogni volta che la mente inizia a divagare. Quando torniamo al sostegno della meditazione indeboliamo i cicli del pensiero e rafforziamo al presenza mentale. Ciò porta alla libertà dal pensiero, i pensieri cioè vanno e vengono senza che noi ci leghiamo ad essi.

Avere una mente stabile non significa diventare impassibili agli eventi della vita, non provare più emozioni e non avere più pensieri, ma lasciare che questi fluiscano senza cercare di controllarli, cioè senza voler prolungare la loro durata o al contrario spingerli via.

Difficoltà e impedimenti: come fronteggiarli con psicologia e meditazione

Durante il viaggio verso la presenza mentale incontreremo difficoltà e impedimenti. Se vediamo la nostra mente come uno stagno, lo scopo della meditazione è vedere in profondità, ma questo può essere ostacolato dai seguenti stati mentali:

  • Il desiderio rende splendido il colore dell’acqua ostacolandone la visione
  • La collera è come una sorgente di acqua bollente sul fondo
  • Il torpore è come uno spesso strato di alghe sulla superficie
  • L’irrequietezza è un vento forte che crea onde sull’acqua
  • Il dubbio è fango che si agita sul fondo

Questi stati ci impediscono di vedere in profondità, di vedere le cose così come sono perché creano una distorsione così come le onde, le alghe e l’acqua mossa ci impediscono di vedere chiaramente il fondo di uno stagno.

Cosa fare quando emergono?

Non cercare di reprimere questi stati, ma renderli oggetto della nostra presenza mentale, trasformarli in elementi di meditazione: li notiamo, li osserviamo, diventiamo consapevoli di come si manifestano ad esempio nel nostro corpo. Possiamo poi coltivare gli stati contrari come mezzi per ristabilire un equilibrio e indebolire gli impedimenti. Man mano che l’esperienza aumenta saremo sempre più in grado di lasciar andare questi stati non appena si manifestano.

psicologa a saronno
psicologa a saronno

Articolo scritto dalla Dott.ssa Silvia Schiavolin Psicologa e psicoterapeuta riceve nella sede di Saronno del centro Interapia.

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Bibliografia

  • Joseph Goldstein, Jack Kornfield (1988). Il cuore della saggezza. Esercizi di meditazione. Astrolabio Ubaldini, Roma.
  • Rob Nairn (2000). La mente adamantina. Psicologia della meditazione. Astrolabio Ubaldini, Roma
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