Il termine meditazione
Il termine meditazione viene solitamente utilizzato in Occidente per indicare una riflessione o un pensiero su un argomento. Pensiamo ad esempio quando poniamo la domanda “Ci hai meditato?” ad una persona che sta vivendo un dilemma o deve prendere una decisione importante. Il modo di usare il termine meditazione implica dunque portare attenzione al pensiero, presuppone il pensare a qualcosa, il ragionare su una questione.
Nelle culture orientali il termine meditazione indica invece il raccogliere la mente e portarla ad un oggetto che può essere una sensazione fisica, un suono, uno stimolo visivo, oppure oggetti concreti dotati di odore o sapore. Questo non significa che non esiste il pensiero concettuale, ma più frequentemente il termine meditazione si riferisce al portare attenzione a ciò che percepiamo con i 5 sensi.
Le pratiche di meditazione
La pratica della meditazione è una sorta di addestramento basato sulla presenza mentale, cioè sull’essere presenti a ciò che accade (nel nostro corpo, nella nostra mente e nell’ambiente) nel momento in cui sta accadendo.
La pratica informale
Il modo più semplice per sviluppare questo stato di consapevolezza è la pratica informale, cioè ricordarsi durante la giornata di prestare attenzione a ciò che sta accadendo in un determinato momento, ad esempio mentre camminiamo notiamo le sensazioni del camminare (il contatto della pianta del piede con il suolo, le sensazioni derivanti dal lavoro dei muscoli delle gambe e dei glutei, il leggero movimento delle braccia che accompagna la camminata), mentre mangiamo portiamo l’attenzione al gusto del cibo e alla sua consistenza, oppure notiamo i suoni dell’ambiente osservando le caratteristiche dei suoni (timbro, frequenza, intensità …).
La pratica formale
Un altro modo consiste nel dedicare regolarmente del tempo a questa “ginnastica mentale”, focalizzando l’attenzione su un oggetto di osservazione (sensazioni del corpo, respiro, suoni …) e tornando ad esso ogni volta che la mente inizia a divagare e a perdersi nei pensieri. Questo tipo di pratica si chiama meditazione concentrativa, è la più indicata per iniziare e spesso produce una sensazione di calma.
Se volete sperimentare questa pratica, potete prendervi qualche minuto sedendovi in una posizione comoda ma che vi faccia sentire svegli e portate l’attenzione al vostro respiro, dove lo sentite di più (l’aria che entra ed esce dalle narici, l’addome che si alza e si abbassa, il torace che si espande e si racchiude). E se la mente inizia a divagare, non è un problema, notate dove è andata e gentilmente riportate la vostra attenzione alle sensazioni del respiro lasciando che diventi in questo momento la vostra ancora.
Con questa pratica vi allenate a mantenere l’attenzione su un oggetto (in questo caso il respiro) e la stessa consapevolezza potete portarla alla vita quotidiana e a ciò che accade momento per momento. Questo vi aiuterà a vivere ciò che vi accade in maniera sempre più esperienziale lasciando andare concetti ed interpretazioni che spesso non ci permettono di vedere le cose per quello che sono.
Altre pratiche di meditazione
Ci sono altri due tipi di pratiche: la meditazione di mindfulness (vipassana) e la meditazione della gentilezza amorevole (Metta).
Nella meditazione di mindfulness l’istruzione è “nota qualunque cosa è predominante nella tua consapevolezza momento per momento”, è dunque una esplorazione della mutevolezza dell’esperienza. Permette di coltivare una comprensione profonda della natura dei nostri personali condizionamenti (es paura della disapprovazione, rabbia nei confronti dell’autorità) e della natura della realtà della mente che è mutevole e insoddisfacente).
Nella meditazione della gentilezza amorevole si porta invece l’attenzione a frasi come “Possa io e tutti gli esseri essere al sicuro, felici, in salute e vivere in serenità”. Si tratta di coltivare l’intenzione di essere amorevoli e gentili. Questa è una qualità della mente che in realtà emerge anche durante le altre pratiche.

Benefici della meditazione
Con la meditazione ci rendiamo conto di quanto la nostra mente sia incline a gradire, rifiutare, giudicare, confrontare, condannare, attaccare ed è proprio questa tendenza che crea sofferenza. Al contrario la presenza mentale semplicemente nota ciò che accade senza reagire e questo permette di esplorare la vera natura della nostra esperienza che spesso è nascosta dietro i concetti che abbiamo. Siamo infatti inclini a scambiare le nostre idee sulle cose per l’esperienza in sé. I nostri pensieri in realtà non corrispondono ai fatti.
Con la meditazione la mente diventa più tranquilla, provate ad immaginarla come una superficie d’acqua. Quando ci sono le onde (tutti i nostri pensieri) le acque sono agitate e non vediamo più il fondo. Quando invece le onde si placano l’acqua diventa più limpida permettendoci di vedere meglio in profondità (i nostri schemi mentali e il nostro modo di funzionare) e diventa come uno specchio in cui le cose si possono riflettere perfettamente per come sono, mentre quando le acque sono agitate gli oggetti si riflettono in maniera distorta (le nostre idee, le nostre interpretazioni possono distorcere la realtà).
Meditazione e processo di crescita
La meditazione è dunque un processo di crescita, un’apertura a noi stessi, una piena consapevolezza dei nostri schemi mentali e delle nostre reazioni che ci permette di interrompere circoli viziosi per elaborare invece una risposta più efficace a ciò che ci accade.
Con la pratica della meditazione possiamo dunque sviluppare tre abilità: la concentrazione, la consapevolezza e la gentilezza amorevole che nella vita quotidiana ci possono aiutare a ridurre la sofferenza “sporca” cioè quella creata dalla nostra mente. Affidarsi a un maestro di meditazione e praticare all’interno di un gruppo è certamente la scelta più efficace per avvicinarsi alla meditazione e ai suoi benefici e per essere guidati in questo percorso.
Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Silvia Schiavolin Psicologa e psicoterapeuta riceve nella sede di Saronno del centro Interapia.
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Referenze
- Joseph Goldstein, Jack Kornfield (1988). Il cuore della saggezza. Esercizi di meditazione. Astrolabio Ubaldini, Roma.
- Rob Nairn (2000). La mente adamantina. Psicologia della meditazione. Astrolabio Ubaldini, Roma

