Uno dei principi di base della terapia cognitivo-comportamentale è quello di enfatizzare la collaborazione con il paziente e la sua partecipazione attiva al percorso psicoterapico. Questo approccio terapeutico vuole essere di tipo educativo e dunque “insegnare al paziente ad essere il terapeuta di se stesso” istruendolo ad individuare, e poi modificare, pensieri e comportamenti disfunzionali (Beck J.S., 2011).
Alla luce di quanto detto, si può ipotizzare che, per favorire un cambiamento verso il benessere, sia importante che il percorso terapeutico prosegua anche nei giorni tra una seduta e l'altra, e che non si limiti ai 50 minuti settimanali dedicati all'incontro con il terapeuta; è proprio in questo contesto che entrano in gioco gli “homework” che, come affermato da Aaron T. Beck e colleghi (1979), rappresentano “una parte integrante, non facoltativa” di un percorso di psicoterapia.
COSA SONO GLI “HOMEWORK” E A COSA SERVONO
Gli “homework”, ossia icompiti a casa, consistono in attività specifiche che i pazienti sono invitati a svolgere nei giorni che intercorrono tra le sedute terapeutiche. La pratica quotidiana di quanto appreso con il terapeuta, rafforza i progressi e favorisce il raggiungimento degli obiettivi prefissati (Kazantsis N. et al., 2013). Portando a termine i compiti assegnati, i pazienti possono affinare le proprie competenze, diventare maggiormente consapevoli rispetto i propri pensieri e più abili nel modificare quelli non funzionali, oltre a poter apprendere nuove strategie da inserire nel proprio repertorio comportamentale; più in generale, gli “homework”possono aumentare il senso di autoefficacia del paziente (Beck J.S., 2011), ovvero la percezione che ogni individuo ha circa le proprie capacità nel raggiungere determinati risultati (Bandura A., 1977).
Sono stati condotti diversi studi scientifici a sostegno di quanto appena esposto, tra questi potremmo ad esempio citare la meta-analisi condotta da Kazantsis N. e colleghi (2010): gli autori hanno analizzato 14 studi con lo scopo di confrontare i progressi dei pazienti che seguivano una psicoterapia con compiti a casa, con quelli che non avevano “homework” da eseguire. I pazienti del gruppo che svolgevano gli “homework”, hanno ottenuto risultati migliori nel 70% dei casi.
DIFFICOLTA’ DI APPLICAZIONE DEGLI “HOMEWORK” E STRATEGIE PER PROMUOVERNE IL SUCCESSO
Come sottolinea Judith S. Beck (2011), sebbene molti pazienti aderiscano volentieri agli “homework” e ne traggano beneficio, altri possono incontrare delle difficoltà nella loro applicazione. Per questo motivo, è fondamentale che il terapeuta segua alcune linee guida nella scelta e nell’assegnazione dei compiti a casa, al fine di aumentare la probabilità che i pazienti si coinvolgano attivamente nel loro svolgimento.
È importante, innanzitutto, che gli “homework” siano costruiti su misura per il singolo paziente e coerenti con gli obiettivi terapeutici condivisi. In tal senso, è auspicabile che il terapeuta co-costruisca il compito insieme al paziente, spiegandone chiaramente il razionale e accertandosi che sia stato compreso. Inoltre, è utile chiedere al paziente se ritiene il compito adeguato, così da favorirne l’accettazione e l’impegno. Altrettanto essenziale è far presente al paziente che, soprattutto all’inizio, potrebbe essere normale trovarsi in difficoltà e non riuscire a portare a termine gli “homework”, ma di non scoraggiarsi. A fronte di questo, sarebbe funzionale fare pratica del compito in seduta.
È compito del terapeuta analizzare insieme al paziente gli “homework” svolti durante ogni incontro, valorizzando i risultati raggiunti e affrontando gli eventuali ostacoli incontrati, con l’obiettivo di individuare strategie utili per superarli o, se necessario, modificare il compito assegnato. Infine – ma non meno importante – è utile ricordare al paziente di svolgere gli “homework” e concordare insieme strategie efficaci per non dimenticarli (Beck J.S., 2011; Montano A., 2015).

ALCUNI ESEMPI DI “HOMEWORK”
Di seguito saranno elencati alcuni “homework” tipici della terapia cognitivo-comportamentale che vengono assegnati, in accordo con i pazienti, sulla base dello specifico bisogno e obiettivo di ognuno (Beck J.S., 2011):
- Compilazione degli ABC: uno strumento che consente di monitorare i propri pensieri automatici negativi e come questi elicitino emozioni poco piacevoli e comportamenti non funzionali.
- Messa in discussione dei pensieri automatici negativi: attraverso l’ausilio di alcune domande mirate, è possibile mettere alla prova la veridicità dei pensieri negativi e trovarne altri maggiormente funzionali che non danno luogo ad emozioni sgradevoli troppo intense.
- Tecniche di respirazione: imparare a regolare la respirazione seguendo istruzioni specifiche, permette di abbassare l’intensità delle emozioni poco piacevoli e quindi ridurre tutte quelle sensazioni fisiologiche sgradevoli che le accompagnano.
- Tecniche di esposizione immaginative e dal vivo: in caso di evitamento di determinare situazioni, i pazienti sono accompagnati ad esporsi alla situazione temuta in maniera graduale, talvolta partendo da un’esposizione in immaginazione per poi passare a quella in vivo.
- Riattivazione comportamentale: unatipologia di “homework” utile soprattutto alla presenza di un umore molto basso per cui viene proposto ai pazienti di impegnarsi nelle loro attività quotidiane e di inserirne delle nuove, anche se ciò comporta fatica.
CONCLUSIONI
Gli “homework” sono uno degli strumenti preziosi nella psicoterapia cognitivo-comportamentale, poiché permettono al paziente di applicare le strategie apprese durante le sedute e di consolidare i cambiamenti terapeutici. Sebbene possano rappresentare una sfida per alcuni pazienti, un supporto adeguato da parte del terapeuta e una pianificazione attenta possono favorirne il successo. L'importanza di un approccio personalizzato e il monitoraggio costante dei progressi sono essenziali per massimizzare i benefici degli “homework”.
Autore
BIBLIOGRAFIA
- Bandura, A. (1977). Self-efficacy: Toward a unifying theory of behavioral change. Psychological Review, 84(2), 191–215.
- Beck, A. T., Rush, A. J., Shaw, B. F., & Emery, G. (1979). La terapia cognitiva della depressione. Bollati Boringhieri.
- Beck, J. S. (2011). La teoria cognitivo-comportamentale. Astrolabio - Ubaldini Editore.
- Kazantzis, N., Dattilio, F. M., Cummins, A., & Clayton, X. (2013). Homework assignments and self-monitoring: Part One. General strategies. In W. T. O’Donohue & J. E. Fisher (Eds.), Cognitive behavior therapy (pp. 1–22). Wiley.
- Kazantzis, N., Whittington, C., & Dattilio, F. (2010). Meta-analysis of homework effects in cognitive and behavioral therapy: A replication and extension. Clinical Psychology: Science and Practice, 17(2), 144–156.
- Melli, G., & Sica, C. (a cura di). (2015). Fondamenti di psicologia e psicoterapia cognitivo comportamentale: Modelli clinici e di intervento. Erikson.

