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I PILASTRI DELLA PSICOLOGIA: AARON BECK

Articolo di Sara Angelicchio

19 Lug 22

Aaron Temkin Beck, insieme ad Albert Ellis, è considerato dalla comunità scientifica il padre fondatore della psicoterapia cognitiva. Il suo modello terapeutico ed i suoi approfondimenti sulla diagnosi ed il trattamento della depressione delineano un punto di non ritorno nell’approccio di cura dei disturbi mentali.

 

LA VITA

Aaron T. Beck è nato il 18 luglio 1921 a Providence, nel Rhode Island. Nacque in una famiglia di immigrati ebrei, il più giovane di cinque figli. Si laureò  con lode alla Brown University nel 1942, poi alla Yale University nel 1946, approfondendo studi di medicina. Nel 1950, Beck sposò Phyllis, con cui ebbe quattro figli. Sua figlia, Judith S. Beck, è  terapeuta cognitivo-comportamentale e presidente del Beck Institute for Cognitive Behavior Therapy.

 Alla fine della sua formazione in psichiatria, entrò in contatto con la psicoanalisi e ne rimase inizialmente affascinato, apprezzandone la capacità nel rispondere alle domande sui disturbi psicologici. Iniziò quindi un periodo di formazione e ricerca sulla psicanalisi, parte di queste condotte insieme allo psicoanalista Leon Saul. Dopo alcuni anni di  ricerca e pratica della terapia psicoanalitica, Beck si rese conto che tale approccio mancava di rigore scientifico e di prove empiriche. In seguito isuoi studi si focalizzarono soprattutto sulla depressione e si discostarono gradualmente dalla psicoanalisi. Nel 1961 mise a punto un questionario self-report ancora oggi ampiamente utilizzato in ambito clinico e scientifico per lo screening e la diagnosi di depressione: il Beck Depression Inventory (BDI). 

Nella sua pratica clinica, Beck scoprì che i suoi pazienti depressi spesso sperimentavano pensieri negativi su se stessi, sul mondo e sugli altri. Tali pensieri erano costantemente presenti nelle loro menti, ed erano ritenuti dai pazienti validi e accurati. La sua attenzione si è quindi spostata sulla creazione di un approccio terapeutico che aiutasse i pazienti a identificare questi pensieri automatici negativi e a sostituirli con pensieri più realistici e accurati, al fine di ridurre al minimo i pensieri distorti che contribuivano al mantenimento dello stato depressivo. Tale approccio era basato sull’importanza della consapevolezza del paziente dei propri schemi di pensiero disfunzionali, ed era estendibile ad altri disturbi psicologici. Tale approccio è conosciuto come  terapia cognitivo comportamentale (CBT).

Beck, insieme ad Albert Ellis, è ampiamente riconosciuto come il padre della terapia cognitiva:  ha pubblicato più di 600 articoli professionali e 24 libri nel corso della sua carriera, è stato definito una delle persone più influenti nel campo della salute mentale e una delle dieci persone più influenti che hanno plasmato il corso della psichiatria in America.

Morì a Philadelphia il 1 Novembre 2021.

LA TEORIA

Nel periodo di approfondimento della psicoanalisi, Beck nelle sue sedute notò presto l’importanza di conoscere i pensieri che attraversavano la mente dei pazienti per comprendere meglio il loro vissuto emotivo. Senza conoscerli, rischiava di incappare in interpretazioni psicanalitiche fuorvianti, che avrebbero fatto sentire il paziente non compreso. Da questa consapevolezza iniziò a riconoscere che le reazioni emotive e comportamentali a determinate situazioni sono sempre mediate dai pensieri che ci passano per la testa, al punto che, avendo pensieri diversi, si può reagire diversamente alla stessa situazione.

Esempio

   

   

 

  

  

 

Beck individua un tipo di pensieri che sono più superficiali e attraversano la nostra mente costantemente, benché noi non ne siamo sempre consapevoli: questi sono chiamati pensieri automatici. Questi possono essere piacevoli, disturbanti o neutri, e possono essere riferiti ad una situazione che si sta vivendo, ad un altro pensiero, ad un’emozione, un comportamento, una sensazione fisica, etc.

I pensieri automatici riflettono le credenze di base di una persona: queste sono pensieri più profondi, che esprimono il modo in cui la persona vede se stessa, gli altri e il mondo che la circonda. Tali credenze influenzano la percezione, da parte delle persone, delle situazioni che vivono e, in presenza di disturbi psicologici, sono rigide, negative e disfunzionali.

Esempi

  • Credenza di base sul sé: sono una persona non amabile
  • Credenza di base sugli altri: le persone mi faranno del male, bisogna tenerle sotto controllo
  • Credenza di base sul mondo: il mondo è un luogo ostile, pieno di pericoli

Quando le credenze di base sono disfunzionali,  innestano la formazione di pensieri automatici negativi, che a loro volta influenzano le emozioni ed i nostri comportamenti, causando sofferenza. In questi casi, i pensieri automatici tendono ad interpretare la realtà in modo poco oggettivo: qui di seguito si delineano alcune distorsioni cognitive che agiscono sui pensieri automatici.

  • Pensiero dicotomico: gli eventi sono valutati in modo polarizzato: buono vs cattivo, bianco vs nero, etc.
  • Ingigantire e minimizzare: la tendenza a esagerare gli aspetti negativi di una situazione, ignorando quelli positivi.
  • Ipergeneralizzazione: l’individuo giunge ad una conclusione generale partendo da un evento particolare. Esempio: ho fatto un incidente, quindi non sarò mai in grado di guidare bene la macchina.
  • Astrazione selettiva: l’attenzione è concentrata esclusivamente ad un aspetto o a un dettaglio della situazione, solitamente a quello negativo.
  • Catastrofizzazione: concentrarsi sulle conseguenze peggiori che possono avere le nostre azioni o determinate situazioni che stiamo vivendo.
  • Doverizzazione: aspettative rigide su come gli eventi dovrebbero susseguirsi, o su come noi o gli altri dovrebbero comportarsi.

L’INTERVENTO

Secondo il protocollo cognitivo di Beck, inizialmente terapeuta e paziente individuano i pensieri automatici, le credenze di base e le conseguenze in termini di emozioni e comportamenti; in seguito si lavora insieme sui pensieri automatici negativi e disfunzionali, attraverso tecniche che agiscono direttamente su di essi o altre che agiscono sulle emozioni e sui comportamenti. Infine, si arriva insieme a lavorare lui livello più profondo delle credenze di base, modificandole e rendendole più flessibili e meno negative. 

Il modello cognitivo di Beck è stato fondamentale per la nascita e lo sviluppo della psicoterapia cognitiva mondiale e per il trattamento dei disturbi depressivi; è stato punto di partenza per l’implementazione di altri modelli teorici specifici per diversi disturbi psicologici, oltre ad avere individuato, insieme alla REBT di Ellis, il principio fondamentale dell’approccio cognitivo comportamentale: il ruolo determinante dei pensieri sulle emozioni e sui comportamenti.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Beck, A. T. (1984). Principi di terapia cognitiva: un approccio nuovo alla cura dei disturbi affettivi. Astrolabio.

Beck, J. S. (2013). Terapia cognitivo-comportamental. Artmed Editora.

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