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Il Doc Omosex: ossessioni e criticismo

di Centro Interapia | Feb 18, 2025 | Disturbi Ossessivi | 0 commenti

‘’Non è solo il disturbo in sé a creare sofferenza ma il nostro modo di relazionarci ad esso”.

Abbiamo visto che il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è caratterizzato da ossessioni ovvero pensieri ricorrenti, i quali possono generare una serie di sensazioni emotive intense, frequenti e spiacevoli che spesso conducono a mettere in atto compulsioni, ovvero comportamenti con la finalità di alleviare le sensazioni.

Proviamo ad immedesimarci in questa sensazione. Immaginiamo di trovarci sul luogo di lavoro, a casa o a scuola. Improvvisamente nella nostra mente affiora un pensiero, un’immagine o un impulso che ci crea disagio e che non riusciamo ad allontanare. La nostra mente si blocca, non ci consente di pensare ad altro, esiste solo quel pensiero. Cerchiamo con tutte le forze di annientarlo, ma più ci proviamo più prende il sopravvento. L’ansia cresce, le emozioni spiacevoli si fanno sempre più intense e il nostro corpo si prepara a proteggerci dando luogo a comportamenti finalizzati ad uscire il prima possibile da questo stato di disagio e allontanare queste sensazioni sgradevoli. Ma, nonostante gli innumerevoli sforzi per contrastarla, il sollievo sarà solo momentaneo. E’ una sensazione che suona familiare?

Doc omosessuale: ossessioni e criticismo

Nel caso specifico del DOC omosessuale, i pensieri di cui abbiamo parlato riguardano proprio l’omosessualità. In particolare, sono focalizzati sul rispondere ad alcune domande sul proprio orientamento sessuale. A livello pratico, ciò che avviene è un costante controllo su cosa si prova per persone dello stesso sesso. Le ossessioni legate a questo tipo di pensiero sono spesso accompagnate da un elemento comune: l’inaccettabilità della domanda che ci si sta ponendo, in quanto valutata secondariamente come una minaccia all’idea di sé.

Ossessioni e criticismo

Molto spesso, le ossessioni rappresentano rimproveri che il paziente rivolge a sé stesso. Queste possono essere denigrazioni, veri e propri insulti, prese in giro, svalutazioni e altri atteggiamenti auto-critici. Lo scopo di questo attacco spietato essere correggersi, punirsi, purificare qualcosa di profondamente ‘cattivo’ o ‘contaminato’ prendendo le distanze, disprezzandolo o distruggendolo. Tuttavia, tale processo non aiuta a capire come migliorarsi, ma amplifica la sensazione di inadeguatezza e incapacità.

Se da una parte essere consapevoli dei propri stati mentali (ad esempio dei propri pensieri ed emozioni) rappresenta il fondamento per la loro regolazione e di conseguenza per un maggior stato di benessere psicologico, d’altra un eccesso di attenzione e di auto-criticismo su “come si dovrebbe essere” o su “come gli altri vorremmo ci vedessero” può avere esiti negativi. Quando parliamo di autocritica, facciamo riferimento a un meccanismo che rafforza le ossessioni e le compulsioni, oltre a provocare livelli elevati di vergogna, senso di colpa e sentimenti di inutilità.

Il Doc Omosex: ossessioni e criticismo

Vulnerabilità storica

Oltre a ciò, questo comportamento mentale di tipo verbale può ricondurre ad una modalità che riflette la storia di vita e di apprendimento della persona. Ad esempio, il trattamento ricevuto da un genitore con il ricorso ripetitivo e pervasivo al rimprovero, con frequenti commenti critici sostenuti da tono severo o perentorio; un ambiente sociale svalutante, che può condurre alla sensazione di non essere mai abbastanza per guadagnare l’approvazione, comportando uno sforzo continuo per ottenerla; eventi traumatici e stressanti come il bullismo, che costituiscono ulteriore fattore di vulnerabilità aumentando il rischio di sviluppare diversi disturbi, sia durante l’infanzia e l’adolescenza, che in età adulta.

Conclusioni

Da queste evidenze possiamo comprendere come le critiche continue non impediscano di sperimentare, mettersi in gioco ed esplorare il mondo alla ricerca di soluzioni personali che favoriscano il benessere. Al contrario, rafforzano comportamenti controproducenti come rituali ed evitamenti. Un campanello di allarme può essere domandarsi quanto spesso ci si ritrova a giudicarsi in modo eccessivamente negativo per alcuni aspetti di sé con difficoltà nell’accettarli e nell’accettare le proprie vulnerabilità e fragilità. L’impulso a un monitoraggio e controllo eccessivo può impattare sulla propria funzionalità e sul proprio benessere emotivo e può paradossalmente distanziarci dagli altri. Al contrario, allenarsi alla consapevolezza e alla compassione verso se stessi è utile per  tollerare l’ansia, l’incertezza e le emozioni sgradevoli.

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Articolo scritto dalla dott.ssa Mariacarla Perfido Psicologa e Psicoterapeuta presso la Sedi di Milano del Centro InTerapia.

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