Percorso psicologico o psicoterapico: in questo articolo viene proposta la metodologia seguita presso il Centro InTerapia.

Che cosa succede quando si prenota una consultazione psicologica? Quanto dura una seduta? Quali argomenti si vengono toccati e trattati? Lo psicologo/la psicologa danno consigli? Di cosa si parla? Quanto dura un percorso completo?

Come inizia un percorso psicologico

La presa in carico psicologica avviene solitamente in questo modo: la persona interessata a una consultazione con uno psicologo/a contatta l’esperto/a e viene concordato un appuntamento. Durante il primo colloquio, l’utente spiega il motivo per cui richiede la consulenza. Solitamente la durata degli incontri è di 45-50 minuti.

Può capitare che il/la professionista richieda informazioni anagrafiche (es. nome, cognome, età, codice fiscale, numero dei membri del nucleo familiare) e ponga domande su aspetti medicali (es. presenza di eventuali patologie presenti/passate, eventuali disabilità, assunzione di medicinali, terapie precedentemente eseguite, certificazioni mediche passate etc).

Soprattutto, durante il primo colloquio, il/la psicologo/a fornisce uno spazio di ascolto attivo, affinché la persona possa essere accolta nello spiegare la propria situazione con calma. Lo scopo è cercare di inquadrare il problema che porta l’utente e capire come procedere.

Come procedere il percorso di psicoterapia

Gli incontri successivi variano in funzione delle modalità e degli strumenti di lavoro del/della professionista. È possibile che vengano somministrati dei questionari (anche da compilare a casa) per focalizzare meglio il problema portato.

È possibile che si eseguano delle interviste strutturate, ossia con delle domande prestabilite per comprendere se vi è una sintomatologia più o meno invalidante nell’utente (problematiche legate ad ansia, depressione, umore etc). Successivamente si concordano gli obiettivi in base ai quali “lavorare”.

Il lavoro di un percorso psicologico

Cosa significa “lavorare”? Certamente lo psicologo/a non dà consigli. Non è un amico/a. Piuttosto, si pone la persona nella condizione di poter effettuare un cambiamento nel proprio modo di gestire la quotidianità: come ridurre la sintomatologia ansiosa e/o depressiva, come gestire una crisi coniugale, come stare meglio nelle relazioni familiari, come migliorare il tono dell’umore…

È chiaro come tutto ciò non possa avvenire in assenza di un’attiva e motivata collaborazione tra professionista e utente. L’utente è pertanto protagonista attivo del proprio percorso di intervento psicologico ed è in primis fautore di un proprio cambiamento.

Esempio concreto

Mettiamo tutto questo in un esempio concreto. Sara, paziente di 32 anni, giunge in consultazione riportando fatica e ansia date da grossi cambiamenti nella sua vita: trasloco e lavori precari sembrano sopraffarla e lei vorrebbe solo un po’ di tranquillità.

Con Sara nei primi colloqui si approfondiscono certamente le dinamiche lavorative, gli aspetti inerenti al trasloco; si richiedono informazioni sulla sua famiglia, sulla sua rete amicale e sul suo modo di gestire situazioni stressanti come può esserla un trasloco.

Si chiedono a Sara informazioni circa il suo sonno e la sua alimentazione. Nel corso delle sedute si approfondirà cosa Sara pensa e come si comporta in questo contesto faticoso: “sono una fallita, le altre persone non reagiscono così alle situazioni; nulla andrà mai al suo posto anche se io passo la giornata tra i miei vari lavori e poi subito continuo il trasloco; a volte dormo male di notte”.

Con Sara si cercherà soprattutto di capire quali possano essere le strategie migliori per lei per affrontare la situazione rendendola un po’ più tollerabile e consentendole così di gestirla in una maniera più efficace rispetto ai suoi obiettivi e valori.

Il/la professionista facilita il cambiamento in Sara, ma è Sara stessa che ne è l’artefice. Si proporrà a Sara un lavoro sui suoi pensieri (“sono una fallita e nulla andrà mail al suo posto”) e sui comportamenti che percepisce come disfunzionali (“lavoro, trasloco, insonnia”) nella vita quotidiana.

È probabile che vengano assegnate delle attività da eseguire a casa tra una seduta e l’altra (dei “compiti”), così da consolidare e generalizzare il lavoro nelle sedute. Quando Sara inizierà a sentirsi meglio, si concorderà una tempistica più chiara del percorso, concordando di volta in volta le tappe raggiunte, quelle da raggiungere e una conclusione.

Silvia Bosio Psicologa

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Centro Psicologia InTerapia
Indirizzo: Via A. Ramazzotti, 20, 21047 Saronno VA
Telefono: 375 568 1922

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