L’identità di genere è un argomento che ha suscitato negli ultimi anni un grande interesse nella società e si riferisce al senso di sé rispetto al proprio genere sessuale, ovvero se si identifica e si percepisce come uomo, donna, entrambi o nessuno dei due, non basandosi esclusivamente sul sesso biologico con cui si nasce.
Il termine “GENDER”, in italiano genere, viene utilizzato per riferirsi al concetto di identità di genere ossia permette di parlare di mascolinità e femminilità andando al di là della differenza sessuale biologica.
L’identità di genere è definita da come ciascun individuo sente di essere, il suo sentimento profondo di femminilità e mascolinità.
Quando si parla di identità di genere, nella maggior parte dei casi si rischia di dare per scontati molti aspetti, e molte sfumature, che riguardano la persona nella sua totalità.
L’identità di genere è il modo in cui una persona percepisce e vive se stessa rispetto al genere, maschile, femminile o non binario.
Essa è una parte profonda e personale dell’identità che non coincide automaticamente con il sesso biologico e non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale.
Uno dei primi ad usare il termine “gender” fu lo psicologo e sessuologo neozelandese John Money, pioniere nello studio dell’intersessualità negli anni ‘50, che in quegli anni fondò, all’interno della Hopkins University, a Baltimora, una clinica per lìidentità di genrere rivolta a ragazzi transessuali.
Egli parla di “gender-role”, cioè ruolo di genere, riferendosi agli individui intersessuali, che presentano caratteri sessuali di entrambi i sessi e che per questo non possono essere chiaramente distinti dal punto di vista sessuale biologico.
Money si accorse però che, a dispetto del loro ermafroditismo sessuale, queste persone si identificano chiaramente come maschi o come femmine,
Da questo momento il termine GENERE, per parlare di identità sessuale disgiunta da quella biologica, si diffonde all’interno degli ambienti scientifici medici e psicologici.
Grazie agli studi di genere iniziati negli anni ‘50 e portati avanti fino a oggi, il concetto di genere è andato complessificandosi richiamando ancora una volta la centralità del ruolo del terapeuta nell’affiancare e gestire un percorso, in caso di necessità, volto alla scoperta, alla definizione e all’accettazione della propria identità.
Definizione
L’identità di genere, femminile o maschile, è una costruzione identitaria dai percorsi vari, è un processo che inizia nella primissima infanzia e prosegue per tutta la vita assumendo stabilità solo nella post-adolescenza.
Durante l’adolescenza la questione identitaria diventa centrale, è la fase di ridefinizione del sé e dell’immagine di sé che si rimanda e si percepisce.
In questo periodo di crescita individuale si realizza un’idea sempre più consapevole di se stessi e che assume anche carattere sessuato in senso stretto.
Questa fase di passaggio dalla vita infantile al mondo adulto, di cui si parla solo a partire dalla fine dell’800 e che, ancora oggi, in molte culture primitive non ha alcun valore normativo, oggi si costruisce per mezzo di sistemi molto diversi da quelli del passato.
I sistemi e le gerarchie sociali di tipo collettivo, facevano da substrato all’evoluzione dell’individuo entro la comunità, per mezzo di rituali iniziatici e fasi di celebrazione collettiva volti a sottolineare il passaggio da uno status sociale ad un altro.
Questo passaggio assume, oggi, una connotazione decisamente più soggettiva e individuale inserendosi poi in modalità sociali meno precise e definite.
Di conseguenza, essere maschi o essere femmine oggi, assume un significato di maggior instabilità sociale rispetto a quanto avveniva in passato.
L’adolescente di oggi deve inserirsi in percorsi non più rigidamente organizzati, bensì in aspettative di ruolo meno chiare che aumentano il livello di complessità o flessibilità.
Se questo da un lato crea dinamismo e presumibilmente maggiore libertà individuale, dall’altro aumenta l’incertezza soggettiva, soggettività che risulta poco contestualizzata entro argini rassicuranti.
L’identità di genere riguarda strettamente aspettative di ruolo maschili o femminili entro una determinata cultura, il fenomeno ha a che fare con il soggettivo sentirsi maschi o femmine ed è costruito a partire dai genitori che pensano al neonato come ad un essere sessuato.
Si potrebbe sintetizzare affermando che l’identità di genere rappresenta una costellazione di elementi che raccolgono in sé aspetti psicologici, interessi, valori e attitudini che sono associate in modo univoco a un sesso in base alle aspettative, ai ruoli e alle norme culturali di riferimento che ruotano attorno alle caratteristiche sessuate.
Fattori che influenzano l'identità di genere
L’identità di genere può essere influenzata e può dipendere da molti fattori tra cui la cultura, l’ambiente familiare, le esperienze personali e la personalità, variabili da persona a persona.
La famiglia può rappresentare un modello di riferimento per l’identità di genere, i genitori sembrano agire differentemente nei confronti dei figli e delle figlie.
Ad esempio tendono a coinvolgersi più facilmente in giochi di lotta coi figli maschi e a tollerare di più il comportamento “maschile” delle figlie rispetto a quello “femminle” dei maschi.
Come dimostrano alcuni studi sull’analisi delle conversazioni familiari, si osserva che gli adulti sono pronti a discutere di sentimenti più con le femmine.
Questo modello si replica in maniera pressoché identica anche nel gruppo dei pari che adottano atteggiamenti e comportamenti differenziati a seconda del sesso con cui si relazionano e hanno aspettative specifiche a seconda del sesso del soggetto con cui entrano in relazione.
Si attribuisce un ruolo preponderante al modellamento del mondo adulto, il bambino osservando il mondo adulto che lo circonda e i propri coetanei è incoraggiato a prestare attenzione selettiva agli individui dello stesso sesso adottabdo un comprtamento emulativo nei loro confronti.
La cultura di appartenenza, inoltre, e i relativi processi di socializzazione svolgono un ruolo fondamentale nell’orientare la scelta di modelli sociali e culturali nello sviluppo degli stereotipi di genere.
Lo schema di genere si struttura a partire di modelli da imitare, esso compare quando i bambini iniziano ad avere cognizione di cosa sia adeguato al proprio genere secondo la cultura di riferimento.
In base a ciò ci sono bambini e adolescenti che pur avvertendo una dissonanza tra ciò che desiderano e ciò che l’ambiente in cui vivono richiede tendono ad accomodarsi alle aspettative di ruolo.
Ad esempio una bambina a cui piace portare i capelli corti potrebbe adeguarsi al contesto facendoli crescere o un bambino a cui piace danzare potrebbe frequentare la scuola calcio per adeguarsi alle aspettative di ruolo.
Lo sviluppo dell’identità è fortemente condizionato anche dallo sviluppo affettivo e relazionale, infatti lo sviluppo del concetto di sé ha origine dai legami di attaccamento riconoscendo l’importanza della qualità delle prime relazioni affettive del bambino.
Se è vero che l’identità personale è una costruzione, è vero anche che in questo processo costruttivo entrano in gioco non solo le dotazioni naturali, ma le relazioni intersoggettive cui l’individuo risulta esposto e di cui si mostra protagonista.
Se la costruzione dell’identità assume una forte connotazione sociale e relazionale è pur vero che necessita di una spinta pedagogica.
La costruzione dell’identità corrisponde al processo formativo dell’individuo e basandosi sulle relazioni tra individui, queste relazioni avranno un carattere ancora più significativo a seconda del livello di consapevolezza e di autonomia delle persone implicate.
E’ inevitabile un riferimento agli stereotipi di genere e alla cultura del pregiudizio che caratterizzano ogni società e che hanno un peso non indifferente.
Le categorie sociali e gli stereotipi precedono la formazione del pregiudizio, di cui rappresentano il versante cognitivo.
Il rischio risiede nell’uso che si fa delle categorie sociali e dei bias pregiudizievoli in quanto si può incappare in inferenze scorrette che implicano un certo grado di distorsione cognitiva.
Il rischio delle stereotipo sta nella forza che esso ha nel determinare la personale percezione dei casi individuali, costringendo la persona a deformarli per accordarli all’immagine generale.
A tutto ciò non esiste una soluzione, l’unica strada praticabile è quella della diffusione di una cultura che dia spazio alle varie forme di espressione del Sé a valore costruttivo.
Conclusioni
Quanto detto sinora rende conto delle modalità intervenienti nella costruzione dell’identità di genere e di come la realtà sociale in cui si è immersi determini una serie di processi che da un lato semplificano alcune questioni e dall’altro possono operare un danno complicando la possibilità di autorealizzazione del singolo.
Essere maschi o femmine oggi sta assumendo caratteristiche nuove e questo cambiamento sociale deve poter offrire lo spazio per una revisione di quello che è l’idea della mascolinità e femminilità.
Si tratta di prendere atto che essere donna, eterosessuale, casalinga e mamma non è l’unica possibilità, e che, dall’altro lato essere uomo, eterosessuale, lavoratore e papà non è l’unica possibilità di vivere una vita piena e consapevole.
Esistono una serie di forme alternative, apparentemente nuove, anche se da sempre esistenti, per dare spazio ad una costruzione identitaria soddisfacente.
Dare spazio ad una cultura delle differenze in tutti i contesti, in particolare in ambito educativo, offre la possibilità di rivedere il concetto di categoria e i relativi giudizi di valore.
Categorizzare non è un problema in sé, il problema sta nel fatto che a partire da queste categorie si possa incorrere nel rischio di strutturare, cosa che è accaduta nella storia e tuttora accade, una società basata sul pregiudizio e sulla discriminazione.
Questo tipo di società implica una serie di ricadute sui processi di costruzione dell’identità di genere e sessuale, coinvolgendo tutti gli attori sociali.
Si tratta di un problema del singolo che si realizza a livello socio-culturale e pertanto va tenuto in considerazione, non solo dai professionisti del settore, ma da chiunque entri in relazione in maniera diretta con bambini e adolescenti che iniziano a costruire la loro identità.
Quando perdiamo il diritto di essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi.
Bibliografia
- Carli L. “Attaccamento e rapporto di coppia” ed.Cortina Milano, 1995
- Gambini P. “Sviluppo fisico e sessuale e costruzione dell’identità di genere in adolescenza, risultati di una ricerca empirica” Psicologia, Psicoterapia e Salute vol.13, 3, pp. 349-369, 2007
- Levorato M.C. “Lo sviluppo psicologico. Dal neonato all’adolescente” ed. Einaudi, Torino , 2002
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Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Viviana Orizzi
Psicologa e psicoterapeuta presso il Centro InTerapia di Saronno, situato in Via Roma 85.
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