Stressor Psicosociali e Disformia di genere

Problemi di disforia di genere possono interessare individui di tutte le età. Transessuali Male-to-Female potrebbero non cercare assistenza psicologica o medica anche fino alla mezza età, mentre transessuali Female-to-Male solitamente emergono più precocemente (Blanchard, 1994).

Non tutte le persone transessuali lottano con problemi dovuti all’affermazione della loro vera identità, ma per quelli che lo fanno gli ostacoli da superare sono molti. Alcuni individui sono confusi, altri combattono quotidianamente con la disperazione, la vergogna e il senso di colpa; per alcuni queste difficoltà sono transitorie, per altri sono gravi e persistenti tanto da causare un disagio clinicamente significativo.

L’effetto di stressor psicosociali, come molestie, discriminazioni e violenze riguarda molti transessuali (Bockting, Knudson e Goldberg, 2006) che, mossi dal panico, dalla confusione e dal bisogno di informazioni, si trovano a chiedere aiuto ai professionisti (Lev, 2004).

Disformia di genere: depressione, ansia e suicidio

Il concetto di “minority stress” è stato ideato da quelle ricerche che mostravano un’alta prevalenza di sintomi di ansia e depressione tra gay, lesbiche e bisessuali. Successivamente, gli studi iniziarono a dimostrare un elevato livello di depressione in sottogruppi di transessuali. Nonostante i campioni fossero limitati e le ricerche che esaminavano le correlazioni tra depressione e stigma sociale fossero poche, i dati rivelarono livelli significativi di depressione (44%), ansia (35%) e somatizzazione (28%) (Bockting, Coleman e Benner, 2007).

Depressione e suicidio

Depressione e suicidio non sono rari tra i transessuali, unitamente all’ansia possono essere direttamente correlati con le problematiche di genere. Una lunga storia di sentimenti transgender repressi conduce all’isolamento, alla solitudine e alla perdita di speranza; allo stesso modo la paura di rivelare il proprio segreto al partner, alla famiglia e agli amici, rischiando così rifiuto e discriminazione, può provocare un pesante carico di ansia.

In altri casi, ansia e depressione non sono legate alla disforia di genere e sono semplicemente il risultato di una predisposizione a questi sintomi o di altre esperienze di vita. Qualsiasi sia l’eziologia, l’obiettivo è alleviare i sintomi e intervenire sulle situazioni che contribuiscono a generarli (Bockting, Knudson e Goldberg, 2006).

Il rischio suicidario nei transessuali sembra più elevato che in popolazione generale; a questo proposito Mathy (2002) confrontò un gruppo di transgender con uno di non-transgender e con uno di omosessuali, e rilevò nei transgender maggiore ideazione e comportamenti autodistruttivi rispetto agli due altri gruppi, con l’eccezione delle donne omosessuali.

Riassegnazione Chirurgica del Sesso

Prima della Riassegnazione Chirurgica del Sesso (RCS) circa il 20% dei transessuali ha almeno una volta tentato il suicidio, secondo Kuiper (1991) il rischio suicidario sembra ridursi dopo la RCS interessando circa l’1,2% dei MtF e lo 0,05% dei FtM (Dèttore, 2005).

In uno studio effettuato a San Francisco su 515 individui transessuali, il 62% di MtF e il 55% di FtM rispondeva ai criteri per la depressione , il 32%  di MtF e il 32% di FtM riportava precedenti tentativi di suicidio (Bockting, Knudson e Goldberg, 2006).

Esaminando i dati retrospettivi dal Kinsey Insitute, si ritrova nei maschi un’associazione significativa tra tentato suicidio e ricordo di una condizione di solitudine nell’adolescenza ed anche di comportamento di identificazione con il genere opposto nell’infanzia. Nelle femmine, invece, si osservava un’associazione significativa solamente tra tentato suicidio e condizione di solitudine nell’adolescenza.

Questo corrisponde alle osservazioni cliniche che il comportamento effeminato in ragazzi con disturbo dell’identità di genere incontra più spesso la disapprovazione ed il rifiuto da parte dei genitori, degli insegnanti e dei compagni rispetto al comportamento da maschiaccio delle ragazze. Tuttavia, solitudine, ritiro sociale e isolamento sono comuni in giovani con disturbo dell’identità di genere, sia maschi che femmine (Di Ceglie, 1998).

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