Guardare in faccia la paura

di content | Ott 28, 2026 | Articoli di Psicologia, Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) | 0 commenti

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Avete presente quella sensazione che arriva quando vedete un ragno sul muro o vi rendete conto che l’ascensore si sta chiudendo. Il cuore accelera, il respiro si fa corto e una voce nella testa urla un solo comando: Scappa. Ora.  In questi casi può essere utile la terapia dell'esposizione per imparare a gestire la paura.

Per chi soffre di una fobia, quel comando è un ordine assoluto. Ma c’è un paradosso crudele in tutto questo: più ascoltiamo quella voce e scappiamo, più la nostra paura diventa grande, solida, invincibile. È qui che entra in gioco quella che in psicologia chiamiamo terapia dell’esposizione, funzionale a farci riprendere i pezzi di vita che la paura ci ha tolto.

L’inganno del cervello

Il nostro cervello è programmato per proteggerci. Il problema è che a volte prende un granchio. In una fobia, il sistema di allarme scatta per un pericolo che non esiste o che è enormemente sovrastimato.

Dal punto di vista cognitivo, quasi mai è l’oggetto della fobia a creare il problema. Il cane, l’aereo, il sangue o l’ascensore (come per Marco che vedremo in seguito) c’entrano meno di quanto pensiamo: è l’evitamento a mantenerla in vita.

Ogni volta che evitiamo qualcosa che ci spaventa, mandiamo un messaggio al nostro cervello: "Hai visto? Siamo scappati e siamo vivi, quindi quella cosa era davvero mortale". Questo rinforza l’errore. La terapia dell'esposizione serve a interrompere questo cortocircuito, dando alla nostra mente le prove concrete che la catastrofe che temiamo non accadrà.

Terapia dell'esposizione: un approccio a gradini

Molti pensano che affrontare una fobia significhi essere lanciati in una stanza piena di serpenti o costretti a paracadutarsi. Non è così. L’approccio cognitivo-comportamentale usa la gradualità.

Immaginiamo una scala. Se hai paura dei cani, non ti chiederò di accarezzare un alano il primo giorno.

  1. Si inizia magari guardando delle foto.
  2. Poi si guarda un video.
  3. Poi si osserva un cane al guinzaglio dall’altra parte della strada.
  4. Solo alla fine, con i tuoi tempi, arriverai a stare nella stessa stanza con un cane tranquillo.

La paura non scompare, resta un’emozione sana. Quello che cambia, con l’esposizione, è la risposta del corpo, che impara ad abituarsi allo stimolo. Il nostro corpo non può restare in uno stato di allerta massima per sempre. Dopo un po', il sistema nervoso si stanca e l’ansia scende. È in quel momento che avviene la magia cognitiva: il cervello capisce che può stare davanti allo stimolo senza "morire".

La storia di Elia e il "mostro" dell'ascensore

Ascensore con le porte aperte, simbolo della fobia degli ascensori affrontata attraverso la terapia dell'esposizione.

Elia per anni ha salito sei piani di scale a piedi, ogni giorno, con la spesa o sotto il sole estivo. La sua fobia degli ascensori non era solo paura di cadere; era la convinzione cognitiva che sarebbe rimasto senza aria e impazzito in pochi secondi.

Con la terapia dell'esposizione, abbiamo iniziato con piccoli "esperimenti comportamentali". Prima siamo rimasti davanti alle porte chiuse. Poi siamo entrati e usciti senza che l'ascensore partisse. Quando finalmente abbiamo premuto il tasto del primo piano, Elia tremava. Ma invece di scappare, è rimasto lì a osservare i suoi pensieri: "Sto soffocando? No, l'aria c'è. Sto morendo? No, il cuore batte forte ma sono qui".

Dopo dieci risalite, il "mostro" dell'ascensore era diventato solo una scatola di metallo un po' rumorosa. Elia aveva disarmato la paura.

Nuove frontiere: la terapia dell'esposizione in realtà virtuale

Oggi abbiamo alleati incredibili. Per chi ha paura di volare, ad esempio, non serve più comprare un biglietto aereo solo per fare esercizio. Grazie alla Realtà Virtuale (VR), possiamo simulare un decollo o una turbolenza in un ufficio protetto. Questo permette di ripetere l'esposizione decine di volte in totale sicurezza, finché il cervello non si annoia. E la noia, in questo caso, è la nostra migliore amica: significa che la paura ha perso il suo potere.

Riprendersi la libertà

Affrontare una fobia attraverso la terapia dell'esposizione è faticoso.. Nonostante abbia ancora paura, Elia ha raggiunto il suo obiettivo, riguadagnando il controllo della sua vita e permettendosi di prendere l’ascensore. 

Se c'è qualcosa che oggi vi impedisce di viaggiare, di camminare in un prato o di vivere pienamente, sappiate che la vostra mente può essere riprogrammata. Non siete "fatti così", siete solo rimasti bloccati in un ciclo di evitamento. E la chiave per uscire da quella prigione è proprio lì, nell'unica cosa che vorreste evitare: guardare il mostro negli occhi e scoprire che, da vicino, è molto più piccolo di quanto sembrasse.

Bibliografia

Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Barbara Dianati, Psicologa e Psicoterapeuta presso la sede di Saronno.

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