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Indice
Introduzione
Chi era Leon Festinger
Leon Festinger (1919-1989) è stato uno psicologo e uno sociologo statunitense, noto per la "dissonanza cognitiva", teoria che aveva il merito di aver superato il punto di vista comportamentista che in precedenza dominava la psicologia sociale. Festinger è conosciuto anche per aver favorito l'uso dei laboratori per gli esperimenti in psicologia sociale, ma contemporaneamente evidenziò l'importanza dello studio di situazioni di vita reale.
Formazione e percorso accademico
Egli studiò psicologia all'Università dell'Iowa sotto la guida di Kurt Lewin, un'importante figura della psicologia sociale e si laureò nel 1941; ciò nonostante, egli sviluppò l'interesse per la psicologia sociale solo dopo essere entrato a far parte del centro di ricerca di Lewin sulla dinamiche di gruppo, presso l'Istituto di tecnologia del Massachussetts (MIT) nel 1945. Fu sempre qui che Festinger iniziò la sua incursione nella comunicazione sociale e i suoi studi sulla pressione di gruppo che hanno segnato un punto di svolta nella sua ricerca.
Le tappe della carriera scientifica
In seguito alla morte di Lewin, Festinger si trasferì con il centro di ricerca all'Università del Michigan, poi a quella del Minnesota e infine all'Università Stanford. Durante questo periodo pubblicò il suo articolo sulla teoria del confronto sociale, estendendo la sua teoria precedente che riguardava la misurazione degli atteggiamenti nei gruppi sociali, alla misurazione delle abilità nei gruppi sociali. A seguito di ciò, Festinger pubblicò la sua teoria della Dissonanza Cognitiva, probabilmente il suo contributo più famoso e influente nel campo della psicologia sociale. Alcuni vedono anche questo come un prolungamento della sua opera sulle pressioni del gruppo verso la risoluzione delle discrepanze nelle opinioni e abilità all'interno dei gruppi sociali, su come l'individuo risolve le discrepanze a livello cognitivo.
In questo periodo ricevette un considerevole riconoscimento per il suo lavoro e fu nominato uno dei 10 scienziati più promettenti dalla rivista Fortune, ma nonostante ciò, nel 1964 Festinger lascia il campo della psicologia sociale e rivolge la sua attenzione al sistema visivo, e in particolare, ai movimenti e alla percezione del colore nell'occhio umano.
Il contributo alla psicologia moderna
La sua teoria sulla Dissonanza Cognitiva ha trasformato la comprensione dei processi motivazionali e delle dinamiche del pensiero umano. Egli ha dimostrato come le persone tendano a ridurre l'incoerenza tra credenze, atteggiamenti e comportamenti, spesso modificando le proprie convinzioni per mantenere una coerenza interna. Il contesto storico in cui Festinger operò, giocò un ruolo cruciale nel modellare la sua ricerca: l'ascesa del comportamento sociale di massa e i movimenti politici dell'epoca sollevarono interrogativi sulla natura delle credenze e dei comportamenti umani, che egli cercò di esplorare attraverso la psicologia. Queste influenze storiche e culturali si riflettono nelle sue ricerche, che spesso cercavano di comprendere come gli individui rispondono ai cambiamenti sociali e come armonizzano le contraddizioni tra le proprie convinzioni e azioni.
Teoria della Dissonanza cognitiva
Che cos'è la dissonanza cognitiva
La dissonanza cognitiva è una teoria della psicologia sociale introdotta da Festinger per descrivere la situazione di complessa elaborazione cognitiva in cui credenze, nozioni, opinioni esplicitate contemporaneamente nel soggetto in relazione a un tema si trovano in contrasto funzionale tra loro. Un individuo che attivi idee, o comportamenti, tra loro coerenti, si trovano in una situazione emotiva soddisfacente di consonanza cognitiva; al contrario, si verrà a trovare in difficoltà discriminatoria ed elaborativa se le due rappresentazioni sono contrapposte o divergenti. Questa incoerenza è quella che produce, appunto, la dissonanza cognitiva, che l'individuo cerca di eliminare o ridurre a causa del mancato disagio psicologico che essa comporta (ad esempio riduzione dell'autostima), ciò può portare all'attivazione di vari processi elaborativi, che permettono di compensare la dissonanza (e ripristinare l'autostima).
Il meccanismo psicologico alla base della teoria
La teoria della dissonanza cognitiva consiste, in pratica, in quel fenomeno secondo cui quando delle cognizioni (credenze, conoscenze, opinioni su di sé, gli altri o il mondo) sono in contrasto tra loro e/o con un comportamento, emerge uno stato di disagio psicologico che conduce all'elaborazione di vari processi al fine di ridurlo. Esempio: un individuo può ritenere ingiusto barare, ma è tentato nel farlo (cognizione verso cognizione) oppure è contrario al barare e lo fa saltuariamente (cognizione verso comportamento).
Tuttavia affinché si generi una dissonanza che alteri significativamente l'equilibrio psicologico dell'individuo non è sufficiente che vi sia discordanza solo tra due cognizioni, bensì è necessario che tali cognizioni si traducano in azioni vere e proprie risultanti da una presa di decisione. In particolare è nella fase post-decisionale che la persona sperimenta una forte dissonanza in quanto si sente responsabile delle sue azioni e delle loro conseguenze, per cui ad esempio nonostante sia contraria al baro, si comporta come tale.
I tre modi per ridurre la dissonanza
Generalizzando, la dissonanza cognitiva può essere ridotta in tre modi:
- producendo un cambiamento nell'ambiente
- modificando il proprio comportamento
- modificando il proprio mondo cognitivo, ovvero il sistema delle proprie rappresentazioni cognitive e delle loro relazioni funzionali interne.
Un esempio di dissonanza cognitiva è rappresentato nel celebre racconto "La volpe e l'uva", tratto dalle favole di Esopo, in cui la dissonanza tra il desiderio dell'uva e l'incapacità di arrivarvi, conduce la volpe a elaborare la conclusione che "l'uva è acerba".
I tre assunti fondamentali della teoria
La teoria della dissonanza cognitiva si basa su tre assunti fondamentali:
Il soggetto mira alla coerenza con se stesso nel modo di pensare e agire: di solito le persone si rendono conto di quanto il proprio agire entra in conflitto con le proprie idee o opinioni sperimentando uno stato di allarme. Riprendendo l'esempio precedente: se un individuo crede che sia sbagliato barare, ma in alcune occasioni lo fa, avverte tensione.
Riconoscere una simile incongruenza genera dissonanza, per cui la persona viene motivata a risolverla: una volta che si riconosce di aver violato un proprio principio, non basta semplicemente ignorare l'accaduto. Secondo Festinger permane uno stato di angoscia, il grado di dissonanza varia a seconda dell'importanza delle proprie credenze e dipende dal grado di incoerenza tra queste cognizioni e il comportamento. Maggiore è la dissonanza, maggiore è la motivazione a superarla.
La dissonanza può essere risolta attraverso tre modalità:
- Cambiare il proprio comportamento: assicurare a se stesso che non si barerà mai più. È pur vero, però, che non sempre ci sono le condizioni per modificare il proprio comportamento a causa di vincoli troppo grandi nell'ambiente.
- Produrre un cambiamento nell'ambiente: si cerca di modificare la situazione che causa dissonanza, ad esempio modificando quegli elementi contestuali che aiutano a "giustificare" la condotta del baro. Tuttavia è molto difficile avere un pieno controllo sulle variabili ambientali tali da modificarle secondo i propri bisogni.
- Modificare le proprie cognizioni: cambiare le proprie opinioni e atteggiamenti aprendosi a nuove forme di conoscenza e di informazione, a nuovi modi di percepire la propria condotta diversi da quelli solitamente adottati. Ad esempio considerare il proprio comportamento da baro non così ignobile perché "molti lo fanno o lo hanno fatto e non è così dannoso". Questa è la modalità che più facilmente e frequentemente garantisce una riduzione della dissonanza.
Esempi pratici nella vita quotidiana
Per comprendere appieno la portata di questo bias cognitivo, è utile esaminare alcuni esempi pratici che illustrano come questo fenomeno si manifesti nella vita quotidiana. Uno scenario comune è quello delle persone che fumano nonostante siano consapevoli dei rischi per la salute; questo contrasto tra la conoscenza dei rischi e il comportamento autodistruttivo rappresenta un classico esempio di dissonanza cognitiva. Allo stesso modo le persone coinvolte in relazioni disfunzionali possono sperimentare una dissonanza cognitiva quando cercano di giustificare o minimizzare comportamenti nocivi da parte del partner. In entrambi i casi, il conflitto tra ciò che sembra giusto e il nostro comportamento effettivo può generare una sensazione di disagio psicologico che cerchiamo disperatamente di risolvere.
Come gestire la dissonanza cognitiva
Una delle implicazioni più rilevanti della dissonanza è quando ci troviamo di fronte a scelte difficili e conflittuali e la stessa ci spinge a prendere decisioni che vanno contro i nostri valori o interessi. Tuttavia, riconoscere questo meccanismo di difesa psicologico ci consente di adottare un approccio più consapevole e riflessivo alle decisioni che prendiamo. Fortunatamente, esistono strategie efficaci per gestire questo fenomeno e ridurre il suo impatto sulla nostra vita quotidiana. Una strategia chiave è quella di praticare la consapevolezza e l'auto-riflessione, osservando i nostri pensieri e comportamenti senza giudizio, o cercare attivamente prospettive diverse che possano sfidare le nostre convinzioni preesistenti e aiutarci a integrare nuove idee. Inoltre, il sostegno sociale e la comunicazione aperta possono aiutare a mitigare la dissonanza cognitiva, infatti parlando con gli altri condividendo esperienze si possono ottenere prospettive diverse e supporto emotivo che aiutano a navigare meglio nel conflitto interno che viene sperimentato.

Conclusioni
L'impatto della dissonanza cognitiva sulla vita quotidiana
In conclusione, la dissonanza cognitiva è un fenomeno psicologico complesso che influisce profondamente sul nostro pensiero e comportamento e che ciascuno sperimenta quasi ogni giorno, spesso senza rendersene conto. Comprendere la dissonanza è fondamentale per gestire meglio le scelte di vita, le relazioni e persino i processi di consumo, riconoscerla significa darsi la possibilità di compiere passi più consapevoli verso la coerenza interna e l'equilibrio cognitivo rendendo l'individuo meno suscettibile alle pressioni esterne.
L'eredità scientifica di Festinger
La teoria della dissonanza cognitiva, in particolare, sfidò molti preconcetti esistenti sulla motivazione umana e aprì nuovi orizzonti per la teoria psicologica. Nonostante alcune critiche iniziali, la teoria è stata ampiamente accettata e integrata nella pratica psicologica moderna, influenzando la terapia cognitivo-comportamentale e le strategie di cambiamento comportamentale. La ricezione delle idee di Festinger all'epoca fu mista, ma con il tempo la comunità scientifica riconobbe il valore e l'innovazione del suo lavoro. Le sue teorie fornirono una nuova comprensione dei processi cognitivi che guidano il comportamento umano, trasformando il modo in cui psicologi e ricercatori affrontano lo studio della mente.
Un approccio interdisciplinare e ancora attuale
Festinger è considerato un innovatore non solo per la sua teoria, ma per il suo approccio interdisciplinare, che ha promosso un dialogo tra psicologia, sociologia e scienze cognitive. Questa visione integrata è ancora oggi attuale e influenza le nuove generazioni di psicologi, e non solo, che cercano di comprendere la complessità dei comportamenti umani in un mondo sempre più interconnesso. Festinger contribuì significativamente allo sviluppo di metodologie di ricerca rigorose che vengono utilizzate ancora oggi. La sua capacità di combinare teoria e pratica fece sì che le sue idee non solo fossero innovative, ma anche applicabili a diversi contesti reali, influenzando campi come la psicologia clinica, l'educazione e il marketing.
La dissonanza cognitiva come forza di cambiamento
La dissonanza cognitiva rappresenta una potente leva di cambiamento, una forza motivante, infatti il suo potere sta nella sua capacità di guidare l'individuo al modificarsi. Essere consapevoli delle proprie convinzioni e di come esse si interfacciano con il comportamento quotidiano porta a una maggiore autoconsapevolezza.
Bibliografia
- L.A. Festinger (2001) "La teoria della dissonanza cognitiva" ed. F. Angeli
- V. Di Spazio (2021) "Disobbedire alla mente errante" ed. Spazio Interiore
- J.M. Carlsmith, L.A. Festinger (1959) "Cognitive Consequences of Forced Compliance". Journal of Abnormal and Social Psychology, 58, 203-210
Autore

Articolo scritto dalla Dott.ssa Viviana Orizzi
Psicologa e psicoterapeuta presso il Centro InTerapia di Saronno, situato in Via Roma 85.
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