Introduzione

in questo articolo il dott. Simone Sottocorno psicologo e psicoterapeuta offre al lettore un approfondimento sulle domande e risposte sul metodo EMDR, il tentativo è quello di fornire in un unico articolo risposte pertinenti a questo tipologia già trattamento.

Nel caso il lettore avesse ancora dubbi può contattare la segreteria del nostro centro per maggiori dettagli. Inoltre al termine dell’articolo sarà inserito un video esplicativo su questa tipologia di trattamento tratto dal nostro canale YouTube.

Cos’è L’EMDR?

L’acronimo EMDR sta per “Eye Movement Desensitization and Reprocessing”, ovvero “desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”. L’EMDR è un approccio psicoterapeutico scoperto dalla psicologa statunitense Francine Shapiro nel 1990 ed è impiegato per trattare i sintomi e il disagio emotivo derivanti dall’esposizione ad eventi di vita stressanti o traumatici come abusi sessuali, violenze, incidenti, catastrofi naturali ecc. 

A Cosa Serve?

La terapia EMDR lavora sui ricordi immagazzinati al momento del trauma. L’obiettivo è quello di riuscire a rielaborare il ricordo traumatico e desensibilizzarne l’attivazione emotiva spiacevole a partire dalla rievocazione dell’evento. 

La terapia EMDR ha come base teorica il modello AIP (Adaptive Information Processing), il quale si basa sull’assunto per cui la patologia scaturisca da esperienze traumatiche non elaborate che vengono immagazzinate all’interno della rete neurale senza essere integrate in modo adattivo. In sostanza, le esperienze traumatiche lasciano delle tracce, nella mente e nel corpo, che possono essere riattivate da qualsiasi stimolo trigger, ovvero un evento, un pensiero, un suono o qualsiasi altro stimolo che scatena la riattivazione dell’evento anche a distanza di anni. 

Viene quindi compromessa la possibilità di integrazione e, di conseguenza, le informazioni vengono immagazzinate nel cervello esattamente come sono state esperite al momento dell’evento e quindi con le stesse componenti emotive, sensoriali, cognitive e fisiche. Proprio l’elaborazione e l’integrazione di tali componenti tra loro e con le altre esperienze di vita del soggetto è ciò che consente una risoluzione efficace e duratura del malessere psicologico nella terapia EMDR.

Come funziona EMDR


Il ricordo traumatico genera nella persona malessere, disagio, sensazioni fisiche, emozioni e convinzioni disturbanti, anche a distanza di anni. La tecnica EMDR si focalizza sui ricordi del trauma o dell’evento stressante e interviene sbloccando il naturale processo di elaborazione del cervello.

Durante una seduta di EMDR vengono rievocati simultaneamente tutti gli elementi del ricordo (l’immagine, le emozioni, i pensieri e le sensazioni fisiche) come sono stati immagazzinati in quel momento.

A questo punto, mediante l’utilizzo di movimenti oculari o di altre forme di stimolazione bilaterale alternata (tattile o uditiva), si cerca di neutralizzare la carica emotiva negativa del ricordo, desensibilizzandolo e riattivando così l’elaborazione del trauma.
Questa tecnica funziona grazie alla doppia focalizzazione: il soggetto ritorna col pensiero nel passato rievocando il ricordo, ma l’utilizzo della stimolazione bilaterale gli permette di rimanere nello spazio sicuro del presente e di ricollocare il passato nel passato.  

QUALI TRAUMI TRATTA?

L’EMDR tratta due tipi di traumi. I traumi con la T maiuscola indicano eventi di vita che hanno coinvolto la persona in modo violento o minacciato gravemente la sua integrità fisica o quella delle persone a lei care come lutti, incidenti o catastrofi naturali.

Mentre i traumi con la t minuscola si riferiscono a traumi relazionali, come la quotidiana esposizione a figure di attaccamento disfunzionali e a contesti familiari patologici o una grave umiliazione subita a scuola o sul posto di lavoro. Quest’ultimi provocano traumi emozionali. 

QUALI SONO LE FASI DEL PROTOCOLLO? 

Il trattamento EMDR è caratterizzato da otto fasi, di seguito riassunte. 

Fase 1: anamnesi del paziente ed elaborazione di un piano terapeutico

In questa fase, il terapeuta deve ricostruire la storia personale del paziente e la problematica riportata. Nel caso in cui uno o più traumi nella storia di vita del paziente vengano identificati come causa del suo disagio, questo passaggio permette al terapeuta di identificare i ricordi target su cui lavorare con la costruzione di un adeguato piano terapeutico. In questa fase il terapeuta deve anche verificare l’idoneità ad iniziare e proseguire un trattamento EMDR, valutando la stabilità personale e le risorse possedute dal soggetto.

Fase 2: preparazione

Nella seconda fase il terapeuta deve spiegare al paziente come funziona la tecnica e come si svolgerà la seduta. Inoltre, vengono insegnate al soggetto alcune tecniche di rilassamento (come la tecnica del posto al sicuro) per affrontare in modo rapido e in autonomia il disagio emotivo che potrebbe emergere lavorando sul trauma. 

Fase 3: assessment

Nella terza fase si lavora sul ricordo target rievocandone tutti gli elementi: l’immagine peggiore (quella che disturba maggiormente il paziente), la cognizione negativa (i pensieri negativi su di sé, ad esempio “sono impotente”, “sono sbagliato”), le emozioni disturbanti (ad esempio paura o tristezza) e le sensazioni fisiche (come tensione nel petto, dolori allo stomaco, tachicardia). Viene identificata dal paziente anche la cosiddetta “cognizione positiva”, ovvero quel pensiero che il paziente avrebbe voluto avere in quel momento (ad esempio “sono capace di affrontare la situazione”).

Fase 4: processamento e desensibilizzazione

La quarta fase è quella del processamento e della desensibilizzazione del ricordo traumatico. Lo scopo è di depotenziare il disagio provocato delle componenti negative del trauma, facilitando la loro elaborazione. 

Si inizia lavorando sulle emozioni disturbanti associate al ricordo target, misurando il grado di sofferenza che esse provocano.

Dopodiché, partendo dall’immagine più disturbante o rappresentativa dell’evento, si chiede alla persona di lasciare che la mente associ questo ricordo, in modo spontaneo, con altre memorie, immagini e sensazioni. Durante questo processo vengono eseguite le stimolazioni bilaterali (visive, tattile o uditive). Si ipotizza che le stimolazioni facilitino la comunicazione inter-emisferica del cervello, riorganizzando i ricordi anche a livello neurale. 

Questo processo, che di solito richiede alcuni incontri, aiuta ad elaborare il trauma, lasciando alle persone la sensazione che il ricordo possa finalmente essere accettato e lasciato andare come qualsiasi altro ricordo del proprio passato. Inoltre, è possibile che emergano dei ricordi associati all’evento target, magari anche esperienze simili, e che l’EMDR abbia un effetto benefico anche su quegli. Questa fase si può concludere quando il grado di sofferenza provocato dal ricordo traumatico è prossimo allo zero.

Fase 5: ristrutturazione cognitiva

Durante la quinta fase il paziente viene spinto a modificare in positivo la prospettiva sull’evento traumatico con la cosiddetta cognizione positiva, precedentemente identificata. L’obiettivo è di sostituire questa cognizione con quella negativa emersa all’inizio del trattamento. Anche in questa fase si utilizzano le stimolazioni bilaterali.

Fase 6: scansione corporea

Nella sesta fase, si esegue una scansione corporea per verificare se vi è ancora la presenza di sensazioni fisiche legate al ricordo traumatico.

Questa fase è importante in quanto alcuni studi sulla memoria dimostrano che il corpo reagisce ai pensieri irrisolti e può mantenere le emozioni negative e le sensazioni fisiche legate al trauma.

Fase 7: chiusura

Questa fase deve concludere ogni seduta EMDR. Essa ha lo scopo di verificare lo stato emotivo del paziente e di avvisarlo sulla possibile comparsa di pensieri, sogni, immagini e sensazioni riconducibili al trauma tra un incontro e l’altro, in quanto il processamento è ancora in corso. Nel caso ciò avvenga, il paziente è tenuto ad annotarsi tutto in modo da discuterne all’incontro successivo e per allontanare le possibili sensazioni di malessere può utilizzare gli esercizi di rilassamento insegnati nella fase due.

Fase 8: rivalutazione

L’ottava e ultima fase viene effettuala ad ogni nuovo incontro e serve a verificare se nel paziente sono insorti nuovi ricordi, sensazioni ed emozioni relative all’evento traumatico e ad assicurarsi che i risultati positivi raggiunti vengano mantenuti.

QUANTO DURA UN PERCORSO EMDR?

La durata della terapia EMDR varia in base al tipo di trauma (di solito, più il trauma è isolato, meno tempo richiede il trattamento), al numero delle esperienze su cui è necessario lavorare e alla responsività del paziente.

L’EMDR È EFFICACE?

Numerosi studi neurofisiologici hanno documentato i rapidi effetti post-trattamento EMDR, tant’è che nel 2013 è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come terapia efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.

Oltre che con il disturbo post traumatico da stress (PTSD), l’EMDR sembra essere efficace anche nel trattamento di depressione, ansia, fobie, lutto acuto, sintomi somatici e dipendenze. Sul sito EMDR Italia sono riportati numerosi studi scientifici che supportano questo trattamento in tutto il mondo.

Tuttavia, come per qualsiasi altro trattamento, anche l’EMDR può rivelarsi estremamente efficace per un individuo e pressoché inutile per un altro. Il consiglio è quello di rivolgersi a terapeuti accreditati, affidandosi alla loro competenza per poter determinare quale potrebbe essere il trattamento migliore per risolvere i propri disturbi.

CI SONO RISCHI ASSOCIATI ALL’EMDR? 

Il trattamento EMDR sembra non generare effetti collaterali negli individui su cui viene applicato. Tuttavia, le sedute di EMDR possono risultare emotivamente intense: il paziente potrebbe sentire il bisogno di piangere per dar sfogo alle proprie emozioni o provare spossatezza alla fine dell’incontro. Inoltre, come già anticipato, è possibile che nelle ore e nei giorni successivi alla seduta il soggetto sperimenti la riattivazione di ricordi, sensazioni ed emozioni spiacevoli, in quanto l’elaborazione del ricordo è ancora in corso. 

Ad ogni modo, bisogna considerare che ogni persona reagisce al trattamento in maniera diversa, pertanto in caso di comparsa di sintomi, emozioni o sensazioni spiacevoli, è consigliato informare il proprio psicoterapeuta e discuterne con esso.

CHI PUO’ PRATICARE L’EMDR?

La pratica EMDR è riservata solo a psicologi abilitati alla professione e che abbiano conseguito o stiano ultimando una specializzazione in psicoterapia. Questo perché l’EMDR è un metodo di intervento e non può sostituire la competenza clinica dello psicoterapeuta. 

Inoltre, per essere abilitato a praticare il trattamento EMDR uno psicoterapeuta deve aver concluso un corso di formazione EMDR riconosciuto, il quale oltre a lezione teoriche prevede delle sessioni pratiche. 

I corsi certificati e riconosciuti a livello internazionale sono elencati sul sito EMDR Italia.

Video di approfondimento

il dott. Simone sottoponi ci parla di EMDR

BIBLIOGRAFIA:

  • www.emdr.it
  • Francine Shapiro (2013). Lasciare il passato nel passato. Tecniche di auto-aiuto nell’EMDR. Astrolabio
  • Tal Croitoru (2015). EMDR REVOLUTION. Cambiare la propria vita un ricordo alla volta. Mimesis
  • Isabel Fernandez, Giada Maslovaric, Miten Veniero Galvagni (2011). Traumi psicologici, ferite dell’anima.
    Il contributo della terapia con EMDR. Liguori

Articolo a cura del dott Simone Sottocorno psicologo psicoterapeuta e responsabile clinico del centro

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