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Il potere della maggioranza: i processi alla base del conformismo

Articolo di Annarita Scarola

20 Mag 22

Conformismo: per ciascun individuo è importante valutare la correttezza delle proprie credenze, ed è un compito che solitamente si svolge in primo luogo facendo riferimento agli altri: le informazioni raccolte da questi confronti sono particolarmente efficaci se mostrano l’esistenza di un consenso sociale, poiché ciò presuppone fortemente che vi sia un modo “corretto” di vedere le cose.

“La scomparsa del senso di responsabilità è la conseguenza più profonda della sottomissione all’autorità.”
Milgram

La forza del conformismo

Asch (1956), un ricercatore che si focalizzò sullo studio delle dinamiche legate al conformismo e alla pressione sociale del pensiero della maggioranza, effettuò degli studi proprio per dimostrare la forza e la pervasività di tali processi.

Studi sul conformismo

La procedura adottata è la seguente: vengono reclutati dei soggetti per partecipare ad un presunto esercizio sui giudizi percettivi. All’arrivo in laboratorio il soggetto viene introdotto in una stanza dove sono già seduti numerosi altri individui (d’accordo con lo sperimentatore), apparentemente arrivati da alcuni minuti. Lo sperimentatore spiega che il loro compito consiste nel confrontare la lunghezza di alcune linee verticali che verranno loro mostrate. In ogni presentazione c’è una linea tipo e il compito dei soggetti è quello di identificare quali delle tre linee poste a confronto è della stessa lunghezza di quella tipo.

Le risposte vengono fornite a turno e ad alta voce. Si tratta di un compito apparentemente abbastanza semplice, ed effettivamente nelle prime due prove tutti forniscono la risposta naturalmente corretta. Successivamente, alla terza prova – e in undici altre effettuate in seguito- gli altri soggetti che sono nella stanza danno di proposito una risposta completamente sbagliata: concordi nel loro errore, rispondono in modo sicuro e calmo. Naturalmente, coloro che erano già nella stanza prima dell’inizio dell’esperimento sono dei collaboratori dello sperimentatore che hanno ricevuto istruzioni precise per fornire risposte sbagliate.

Interesse al comportamento dei soggetti

Asch era interessato al comportamento del soggetto sperimentale vero: come avrebbe reagito di fronte a queste persone apparentemente del tutto irreprensibili che contraddicevano in modo così palese l’evidenza dei suoi stessi occhi?

Conformismo: dubbio o scarsa fiducia

I risultati furono sorprendenti: almeno i tre quarti di quei soggetti “ingenui” fornirono almeno una risposta sbagliata nelle prove cruciali quando i collaboratori deviavano. E non poteva esserci alcun dubbio sulla risposta corretta, come Asch confermò in una condizione di controllo dove gli individui fornivano le risposte da soli: qui il numero di errori era pari a zero.

Dunque, ciò che Asch aveva dimostrato, è che gli individui sono evidentemente disponibili a negare un giudizio chiaramente veridico per “andare con” la maggioranza.

Questo per due motivi:

  • O perché avevano scarsa fiducia nei propri giudizi, assumendo che gli altri partecipanti all’esperimento fossero a conoscenza di qualche informazione aggiuntiva che influenzava le loro risposte;
  • oppure perché, pur non dubitando veramente di ciò che avevano visto, si conformavano unicamente per non essere diversi.

Varianti dell’esperimento

Una variante introdotta da Asch consistette nello spezzare il consenso prodotto dalla maggioranza dei complici, elemento questo dimostratosi decisivo. In un esperimento, c’erano due soggetti ingenui che affrontavano la maggioranza che dava risposte errate: il livello di conformismo diminuì immediatamente. In un altro esperimento ancora, uno dei collaboratori fu addestrato a fornire sempre la risposta corretta e ciò produsse un conformismo ancora inferiore.

La rottura dell’unanimità

Tuttavia, il fattore cruciale fu la rottura dell’unanimità anziché la semplice presenza di un alleato. Ciò fu dimostrato in un terzo esperimento nel quale uno dei collaboratori aveva il compito di deviare dalla maggioranza pur fornendo ugualmente delle risposte sbagliate.

Il fenomeno alla base del conformismo scoperto da Asch si dimostrò notevolmente stabile anche nelle repliche esatte e con diverse modificazioni degli esperimenti dell’autore condotte in altri paesi e in altre culture.

Perché gli individui si conformano?

Il conformismo nei confronti dell’opinione degli altri non è limitato ai giudizi sulla lunghezza di linee forniti in situazioni progettate a scopi sperimentali. È sufficiente fermarsi un momento a riflettere per convincersi che esiste una propensione piuttosto generale a modificare gli atteggiamenti e il comportamento in modo da adeguarli a quelli di chi ci circonda. Questo sembra avvenire sia nel caso di argomenti relativamente secondari come la moda o il gusto musicale, sia per i valori morali e le azioni sociopolitiche più fondamentali.

L’esperimento

Per dimostrare ciò, Milgram (1963) ha condotto un esperimento in cui è emerso come le persone siano disposte a somministrare forme apparentemente dolorose e pericolose di punizione ad altri soggetti coinvolti come loro in una ricerca.

Il paradigma sperimentale di Milgram prevede che alcuni soggetti a cui è stato dato un ruolo di “insegnanti” in un “esperimento sull’apprendimento” ricevano la consegna di somministrare forme di rinforzo negativo (scariche elettriche di intensità crescente) ai loro “allievi” (che sono in realtà dei collaboratori del ricercatore).

Un numero sorprendentemente ampio di soggetti fu disposto ad obbedire alla consegna al punto da somministrare scosse fino a 400 volt e oltre.

Potere di influenzare il gruppo

In due esperimenti successivi di controllo, Milgram ha dimostrato il potere di influenza del gruppo su questo comportamento antisociale. Nella prima fece in modo che due altri collaboratori assistessero il soggetto “insegnante” nell’esperimento di apprendimento. Questi istigavano l’insegnante a somministrare scosse di intensità sempre maggiore mentre lo sperimentatore annunciava che ad ogni prova si doveva somministrare la scossa di intensità minore tra quelle proposte. Ai soggetti “insegnanti” era quindi lasciata la possibilità di proporre una scossa di bassa intensità. In realtà però, come già aveva potuto osservare Asch, i soggetti aderivano sistematicamente alla pressione implicita esercitata dagli assistenti, in più della metà dei casi arrivando a somministrare “scosse” superiori a 210 volt.

La pressione del gruppo, peraltro, poteva anche essere utilizzata come antidoto rispetto al comportamento antisociale. Nel secondo esperimento di controllo, l’unanimità dei due assistenti veniva deliberatamente rotta facendo in modo che uno di essi rifiutasse di continuare nell’esperimento una volta raggiunto il limite dei “150 volt”, seguito dall’altro che si ritirava ai “210”. Questa pressione di gruppo a disobbedire faceva sì che i soggetti insegnanti che continuavano a somministrare le scosse più forti si riducessero fortemente di numero.

Che cosa c’è alla base di questa tendenza diffusa verso l’uniformità nei gruppi?

A questo fenomeno ci possono essere tre spiegazioni:

1 la costruzione sociale della realtà

La prima riguarda la costruzione sociale della realtà. Festinger (1950) partì dal presupposto che tutti noi abbiamo numerose credenze sul mondo. Queste credenze hanno per noi la funzione di miniteorie, che guidano le nostre azioni e ci aiutano ad interpretare gli eventi sociali. Da ciò deriva l’importanza di avere la possibilità di verificare o mettere alla prova le nostre teorie, e ciò che facciamo a tale scopo è rivolgerci ad altri individui per avere informazioni sulla correttezza o meno delle nostre credenze. Se tutti gli altri sembrano d’accordo con noi, allora questo ci rassicura che le nostre credenze non sono completamente in disaccordo con la realtà. Le pressioni nei confronti di tale uniformità inoltre tendono ad aumentare in situazioni nuove o ambigue poiché in questi casi ci sono meno elementi “oggettivi” per guidare i nostri giudizi.

2 la presenza di uno scopo di gruppo importante

Il secondo fattore che spiega il conformismo è la presenza di uno scopo di gruppo importante. Quando un gruppo ha un obiettivo chiaramente definito, questa circostanza è sufficiente a produrre una certa uniformità nelle azioni dei membri del gruppo, specialmente quando il raggiungimento dello scopo dipende dalla semplice aggregazione dei loro sforzi.

3 il desiderio di sentirsi parte del gruppo e di essere giudicati in modo positivo

Il terzo fattore è il desiderio di sentirsi parte del gruppo e di essere giudicati in modo positivo. Secondo Deutsch e Gererd (1955) gli individui dell’esperimento di Milgram si sarebbero adeguati non perché si affidavano ai giudizi dei collaboratori per definire la realtà, ma piuttosto per evitare la possibilità del ridicolo sociale e di essere quindi emarginati. Esistono numerose prove che dimostrano che siamo attratti da coloro che hanno atteggiamenti simili ai nostri e che respingiamo quelli che hanno atteggiamenti diversi. In questo modo, se non proviamo simpatia per chi è in disaccordo con noi, possiamo ragionevolmente pensare che gli altri proveranno antipatia per noi se esprimiamo opinioni molto differenti dalle loro. Assumendo che la maggior parte delle persone preferiscono essere considerate simpatiche anziché antipatiche, possiamo pensare che questa preferenza fornisca loro un motivo per adeguarsi all’opinione della maggioranza (difatti nell’esperimento di Asch il conformismo diminuiva se gli individui fornivano le loro risposte in privato).

Purtroppo, però possiamo aggiungere che il conformismo non è sempre un fenomeno privato come negli esperimenti visti finora, ma molto spesso la maggioranza interviene direttamente per esercitare pressioni su coloro che manifestano opinioni devianti. E se i tentativi di influenza non hanno successo (cioè se i devianti mantengono la loro posizione non conformista), secondo Festinger la pena consiste nel rifiuto, nell’antipatia o addirittura nell’emarginazione e nell’estromissione dal gruppo dei soggetti devianti dal pensiero comune.

Quali possibilità di cambiamento?

Se i gruppi si dedicano al raggiungimento dell’uniformità di opinioni, come sostiene Festinger, in che modo le loro norme e i loro valori potranno mai cambiare?

Sembra che le minoranze non siano semplicemente dei destinatari passivi di pressioni provenienti dal gruppo, ma possano essere degli agenti attivi, che talvolta funzionano da catalizzatori per il cambiamento provocando un conflitto nelle cognizioni e nelle percezioni della maggioranza. Questo ci spinge a considerare l’influenza sociale come un processo bidirezionale in cui gli individui devianti sono, nel contempo, bersagli e fonti di persuasione.

Le minoranze possono produrre un cambiamento

Secondo Moscovici (1976) dunque, per quanto il processo sia difficile, le minoranze possono produrre un cambiamento nel pensiero e nelle azioni della maggioranza a determinate condizioni:

  • In presenza di circostanze esterne nuove. Se la situazione affrontata da un gruppo presenta uno scopo nuovo da raggiungere o un nuovo compito da eseguire, allora dovremmo aspettarci che il gruppo si adatti di conseguenza, e ciò potrebbe dar luogo a cambiamenti all’interno del gruppo.
  • Poiché nessun gruppo è perfettamente omogeneo e contiene sempre delle divisioni latenti, Moscovici afferma che l’influenza della minoranza è anche possibile se i devianti agiscono in maniera sufficientemente coerente e convincente, rendono esplicite tali divisioni e consentono l’emergere di nuove norme a partire dal conflitto risultante.
  • Un’altra ragione del fatto che alcune minoranza sembrano avere successo a differenza di altre ha a che vedere con il clima di opinione prevalente nel gruppo o nella cultura coinvolte. Quando nella società nel suo complesso vi sono le avvisaglie di un’ondata di sostegni al cambiamento, una minoranza che si faccia espressione di questa visione contro una maggioranza locale che vi si oppone può incontrare maggior successo.
  • Le persone tendono a mostrare simpatia e vicinanza per coloro che vengono percepiti come membri del proprio gruppo, mentre si discostano da coloro che fanno parte di gruppi esterni. Per questa ragione, infine, la minoranza ha più probabilità di avere successo se è composta da persone che riteniamo appartenenti alla nostra stessa categoria.
psicologa milano annarita scarola

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Bibliografia

Asch, S.E. (1956), Studies of independence and conformity: I. A minority of one against a unanimous majority, in “Psychological Monographs”, 70(a), pp. 1-70.

Brown, R. (2000), Group Processes, Dynamics within and between Groups, Oxford, Blackwell Publishers Ltd.

Deutsch, M. e Gererd, H.B. (1955), A study of normative and informational social influence upon individual judgment, in “Journal of Abnormal Social Psychology”, 51, pp. 629-636.

Festinger, L. (1950), Informal social communication, in “Psychological Review”, 57, pp. 271-282.

Milgram, S. (1963), Behavioral study of obedience, in “Journal of Abnormal Social Psychology”, 67, pp. 371-378.

  • (1964), Group pressure and action against a person, in “Journal of Abnormal Social Psychology”, 69, pp. 137-143.
  • (1965), Liberating effects of group pressure, in “Journal of Abnormal Social Psychology”, 1, pp. 127-134.

Moscovici, S. (1976), Social Influence and Social Change, London, Academic Press.

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