L’uso del termine trauma è usato in diversi contesti con riferimento ad eventi e conseguenze differenti. I traumi possono essere eventi unici  – come un incendio, un incidente o un morso di un cane – oppure eventi che si ripetono nel tempo – come maltrattamenti, violenze domestiche, vessazioni protratte – da cui la maggior parte delle persone si riprende in autonomia. Se, invece, queste esperienze sono protratte nel tempo possono influire in maniera significativa su diversi ambiti della vita sia nel momento conseguente all’evento sia nel lungo periodo.

Questa sofferenza si può esprimere in diversi modi e si manifesta con diversi sintomi.

Cos’è il trauma?

Un evento si definisce traumatico se è improvviso e se comporta la sensazione di essere in pericolo. Tale evento non mette a rischio solo la vita ma anche l’integrità psichica. In questi momenti è comune esperire emozioni di intensa paura e le sensazioni di impotenza e di perdita di controllo. In questi momenti l’obiettivo primario è la sopravvivenza, quindi vengono messe in atto azioni e comportamenti inconsapevoli volti a mettersi al sicuro. Questo non riguarda solo l’aspetto fisico ma anche quello mentale: spesso, infatti, si sperimenta una dissociazione dai propri sentimenti.

Cosa si intende per trauma complesso?

A livello clinico viene fatta una distinzione tra due tipi di trauma, Tipo I e Tipo II, in base alla natura degli eventi traumatici. La definizione del tipo è importante per definire la sintomatologia, la manifestazione e soprattutto il trattamento.

Il trauma di Tipo I è conseguente a un unico evento traumatico, ad esempio incidente, catastrofe naturale o grave perdita. Questi eventi sono improvvisi, intensi e non vi è la possibilità di esserne preparati. Per tali caratteristiche è spesso associato a fobie, paure, pensieri negativi e incubi.

In caso di eventi traumatici ripetuti e continuativi nel tempo si parla, invece, di trauma di Tipo II. Questi eventi possono essere esperienze di guerra, maltrattamenti fisici e psicologici, trascuratezza e abusi sessuali ripetuti. Durante questi avvenimenti la persona si sente impotente e, se si verificano nel contesto di cura, possono influenzare la vita della persona e portare a gravi danni per la fiducia negli altri e nel mondo. Quando il fatto traumatico ripetuto avviene nel contesto di cura viene denominato Trauma Complesso.

Come si manifestano i sintomi dopo il trauma?

Due terzi delle persone che hanno vissuto eventi traumatici riescono a riprendersi spontaneamente. Un fattore fondamentale che agevola la ripresa è il supporto di persone sufficientemente equilibrate. Questo è meno probabile in caso di traumi complessi, in quanto solitamente il contesto di cura non è equilibrato e supportivo.

Il trauma ha un impatto sullo sviluppo di aree cerebrali. In particolare, le aree cerebrali destinate alla regolazione emotiva hanno uno sviluppo deficitario e, di conseguenza, si vengono a creare comportamenti tipici disfunzionali. Inoltre, il livello alto di attivazione ostacola i processi di apprendimento e di acquisizione di nuovi schemi.

Le vittime di traumi complessi possono sviluppare molteplici sintomi che influenzano significativamente il suo funzionamento (van der Kolk, 2016).

Il trauma: sintomi principali

I principali sintomi riscontrati sono:

  • relativi alle esperienze traumatiche: alto stato di allerta, dissociazione, flashback del trauma, incubi;
  • a livello di pensiero: convinzioni negative di sé e degli altri, scarse capacità di mentalizzazione, problemi di memoria e di attenzione;
  • sentimentale: difficoltà nella regolazione emotiva, irritabilità e talvolta rabbia controllata, anedonia, fobie, paura di perdere il controllo, depressione, forti emozioni di vergogna e colpa;
  • livello somatico: problemi di sonno, difficoltà respiratorie, problemi intestinali, cefalee;
  • sintomi a livello comportamentale: difficoltà relazionali, difficoltà con i propri limiti, evitamento, comportamenti distruttivi e autolesionista.

Cosa si intende per dissociazione?

Secondo l’autore Pierre Janet la dissociazione è la risposta al trauma. Nel momento in cui l’individuo è sopraffatto da emozioni intense si attiva uno dei sottosistemi psicofisiologici di emergenza per la difesa fisica e sopravvivenza di fronte alla minaccia. In quel momento l’esperienza vissuta è troppo intensa per essere integrata e quindi si determina un punto di “rottura”.

Secondo Janet i disturbi legati al trauma riguardano la non realizzazione: il paziente non è in grado di realizzare che sono accaduti a lui eventi traumatizzanti, che gli eventi sono finiti, che attualmente sta vivendo una realtà diversa e ad integrare il “sé” di allora con il “sé” di adesso. La realizzazione permette di differenziare e collegare gli eventi successi nel tempo all’interno della propria personalità in maniera stabile e flessibile.

La dissociazione è l’espressione più profonda della non realizzazione. L’impossibilità di integrare quanto successo ha lo scopo di sopravvivenza e permette alla persona di funzionare nella sua vita quotidiana quando i traumi sono troppo intensi.

Giada-Sera-Psicologa

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Bibliografia

Van der B. Kolk (2016). Traumasporen. Het herstel van lichaam, brein en geest na overweldigende ervaringen. Uitgeverij Mens!

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